La cultura ha un ruolo fondamentale nelle società e rappresenta una linea strategica di investimento per le fondazioni filantropiche, che svolgono un ruolo da protagonista nello sviluppo del settore. Partendo da questa consapevolezza, Assifero – l’Associazione punto di riferimento della filantropia istituzionale in Italia – ha organizzato il 25 maggio a Roma (negli spazi della Fondazione Exclusiva) il convegno “Filantropia è cultura. Cultura e rigenerazione economica e sociale oggi”. Al centro della discussione, come valorizzare al meglio l’insieme degli attori che direttamente producono, costruiscono e danno forma alla cultura nei campi dell’arte e delle industrie culturali e creative, con l’obiettivo di diventare sempre più protagonisti pro-attivi nella società di oggi.

RIGENERAZIONE E IDENTITA’ EUROPEA

“Oggi la cultura ha un valore enorme e non solo come un settore in più, come un orpello o un qualcosa in aggiunta, ma come un ambito di investimento chiave perché trasformativo, come rigenerazione economia e sociale, come ponte di dialogo interculturale tra popoli e grande motore di coesione sociale”, ha detto ad AgCult Carola Carazzone, segretario generale di Assifero, a margine della tavola rotonda. La cultura “non è solo qualcosa per gente ricca ma è, nella complessità delle sfide economiche e sociali che abbiamo davanti oggi, un elemento fondamentale di rigenerazione – ha proseguito Carazzone -. Un elemento integrato, con l’idea di portare la cultura dentro la salute, nell’ambito sociale, nel lavoro con persone anziane, disabili, migranti e rifugiati. Per le fondazioni private oggi la cultura è un ambito strategico di investimento. Inizia a esserci sempre più consapevolezza su questo”. Il 2018, inoltre, è l’Anno europeo del patrimonio culturale: “Abbiamo scelto il tema filantropia e cultura anche per questo importante Anno europeo – ha sottolineato il segretario generale di Assifero -. I testi di approvazione di questa iniziativa sono toccanti e commoventi, invito tutti a leggere la risoluzione con cui è stato approvato l’Anno, con una forte identità europea”. E proprio in un momento in cui venti populisti soffiano sull’Europa, “ritornare a una forte identità europea è molto importante”, ha concluso Carazzone.

IN SCENA LA CONVENZIONE DI FARO

Qui si inserisce la Convenzione di Faro – che riconosce il valore dell’eredità culturale per le società – siglata a Faro nel 2005, sottoscritta dall’Italia nel 2013, ma non ancora ratificata dal Parlamento. Il documento è stato protagonista del convegno organizzato da Assifero con l’attore e docente Marco Cavalcoli, che ha letto e interpretato alcuni passi della Convenzione. Il filo conduttore dell’interpretazione, ha commentato ad AgCult Cavalcoli, “è il tentativo di scavare dentro al linguaggio necessariamente istituzionale della Convenzione per andare a recuperare le motivazioni di fondo”. Cercare, quindi, con il “linguaggio del dialogo, del pensiero, della filosofia e dell’emotività, di recuperare l’urgenza di questo pensiero”, ha detto l’attore. La Convenzione di Faro potrebbe diventare uno spettacolo teatrale? “Ci vorrebbe un lavoro di drammaturgia particolarmente efficace – risponde Cavalcoli -, ma è possibile fare riferimento ai temi nel documento. L’arte ha la responsabilità e il privilegio non di rispondere alle domande, ma di indicare le questioni, e già oggi nei teatri europei i princìpi della Convenzione sono materia di molti spettacoli”.

JAHIER: IL MONDO DELLA CULTURA SI MOBILITI PER LE ELEZIONI UE

Secondo Luca Jahier, neopresidente del Comitato economico e sociale europeo, è arrivato il momento “di giocare in attacco. C’è bisogno che il mondo della cultura si mobiliti in Europa in vista delle elezioni. E’ necessario riflettere su ciò che rischiamo di perdere e ricostruire dialoghi e incontri lanciando messaggi positivi con la cultura”. Secondo Jahier “il mondo della cultura ha la forza per farlo. Questa è la sfida che abbiamo davanti contro i nazionalismi” e questa è la “sfida delle Fondazioni per rilanciare il ruolo della cultura”. “Le fondazioni filantropiche giocano già un ruolo importante nel settore culturale, credo che vada semplicemente rafforzato”, ha detto Jahier ad AgCult, a margine del convegno. Il presidente del Cese ha inserito la cultura tra le 4 priorità della sua presidenza. In realtà l’unica sezione strutturale che manca all’interno del Cese – che rappresenta la società civile – è quella dedicata alla cultura. “Mi auguro che al prossimo rinnovo del Cese i governi decidano di applicare il Trattato e nominare nelle singole rappresentanze nazionali anche esponenti della cultura”, ha continuato Jahier spiegando che “l’Articolo 300 prevede che il Cese rappresenti anche il mondo della cultura in senso ampio. A oggi però su 24 delegati italiani che rappresentano il mondo delle imprese, dei lavoratori e della società civile, neanche uno rappresenta direttamente il mondo della cultura e così è per la gran parte delle altre delegazioni. I tempi sono maturi”. Il Cese comunque “sta già facendo molto. L’Europa ha capito che la cultura è una grande sfida, ne è la prova la proposta di bilancio Ue, con il raddoppio dei fondi per l’Erasmus e l’aumento del 30% per Europa Creativa. Segni importanti, ma bisogna fare di più”.

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