Alberto Bonisoli CulturaIl mondo delle imprese culturali e creative accoglie con un’apertura di credito la nomina del nuovo ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, si augura che non venga disperso quel capitale di confronto e di dialogo costruito tra istituzioni e operatori in questi anni e confida nella competenza del neo inquilino del Collegio Romano per mantenere alta l’attenzione su un settore, quello culturale, che rappresenta (e lo rappresenterà ancora di più in futuro) un fattore di sviluppo sostenibile del territorio. AgCult ha raccolto i commenti di Federculture, CulTurMedia – LegaCoop e Confcoopertative – Cultura, Turismo, Sport a poche ore dalla nomina di Bonisoli. Tutte sottolineano l’importanza delle dichiarazioni di un paio di mesi fa dell’attuale ministro sulla necessità di portare all’1 per cento del Pil le risorse destinate alla cultura nel nostro Paese. Una richiesta contenuta anche nel Manifesto “Tre obiettivi per la cultura” promosso da Culture Action Europe a pochi giorni dalle elezioni del 4 marzo.

FEDERCULTURE

Cancellato Andrea FedercultureAndrea CANCELLATO, presidente di Federculture, augura “buon lavoro al nuovo ministro che ha da affrontare temi molto rilevanti per il nostro Paese e che non parte male: la scorsa legislatura è stata una legislatura importante che ha avuto continuità nella gestione del Ministero e che ha consentito l’emanazione di provvedimenti molto significativi per il nostro settore, recuperando anche larga parte delle risorse disponibili per il finanziamento dei beni e dell’attività culturale”. Il nuovo ministro, spiega Cancellato, “sappiamo essere un ministro competente, non avrà bisogno di molto per prendere in mano i dossier aperti. Tra questi il primo è dare seguito alla grande operazione delle imprese culturali e creative, inserite nell’ultima legge finanziaria. Mancano i decreti attuativi e su questo tema c’è del lavoro da fare e siamo disposti a una piena collaborazione con il ministero”.

C’è poi il tema dell’incentivazione al consumo culturale: una delle questione più rilevanti poste negli ultimi anni. E un modo è certamente quello di “portare in deduzione le spese per la cultura come quelle per la salute”. Poi, aggiunge Cancellato, occorre “perfezionare il grande processo del finanziamento privato alla cultura avviato con l’art bonus per estendere i benefici di questa legge a tutte le espressioni della cultura che sono in atto nel nostro Paese”.

Infine, conclude il presidente di Federculture, adesso che il Parlamento entrerà in piena attività “ricordiamo la ratifica della convenzione di Faro che è molto importante per il nostro Paese ricco di tradizioni, eredità e patrimoni culturali. Un tema su cui tutte le forze politiche erano d’accordo, che non si era concluso con la passata legislatura e che “rappresenterebbe un bellissmo avvio della nuova legislatura”.

CONFCOOPERATIVE CULTURA

Irene Bongiovanni Federcultura“Auspichiamo di poter presto avere occasione di incontrare il Ministro Bonisoli. Siamo certi che ci sarà modo di avviare un confronto costruttivo sulle prospettive di sviluppo per la Cultura e il Turismo”. Irene BONGIOVANNI, presidente da pochi giorni di Confcooperative – Cultura, Turismo, Sport, segnala subito i temi più cari all’associazione: “Rapporto pubblico-privato, imprese culturali e creative, valorizzazione dei tanti patrimoni del nostro Paese, internazionalizzazione, sono solo alcuni dei temi particolarmente significativi per la cooperazione di questi settori e sui quali crediamo il nostro Paese debba puntare. Le nostre cooperative hanno caratteristiche importanti: competenza, qualità del lavoro, vicinanza ai territori in cui operano, capacità di innovazione. Possiamo quindi essere interlocutori strategici per percorsi di sviluppo e di innovazione che generino nuova occupazione stabile, anche in quei territori meno toccati dai grandi flussi turistici”.

Come Alleanza delle Cooperative Italiane, Cultura, Turismo e Beni Culturali, Comunicazione – aggiunge Bongiovanni -, “abbiamo condiviso nei giorni precedenti le elezioni politiche un documento che parte da un assunto importante: ‘Cultura fattore strategico per lo sviluppo sostenibile del Paese’. Qui sono contenute le tante tematiche che ci stanno a cuore, un rapporto tra pubblico e privato basato su una collaborazione dei vari stakeholder, che si svolga in un quadro in cui siano chiari e distinti i rispettivi ruoli, la funzione pubblica di indirizzo e controllo e quella privata di realizzazione delle attività a valore economico”.

Confcooperative Cultura ritiene infine che “vada rafforzato l’investimento su cultura e creatività, che occorra promuovere il valore del lavoro professionale e investire sulla crescita della partecipazione diretta dei cittadini alla produzione e fruizione culturale. Queste sono le tematiche sulle quali speriamo di poter presto dialogare. Auguriamo un buon lavoro al nuovo Ministro, noi siamo dunque pronti a fare la nostra parte per dare un contributo costruttivo per far crescere la Cultura e il Turismo nel nostro Paese”.

CULTURMEDIA LEGACOOP

Calari Roberto imprese culturaliRoberto CALARI, presidente di CulTurMedia, federazione di categoria di LegaCoop, apprezza che sia nato un governo e che ci sia un ministero con cui continuare un confronto sul ruolo della cultura per lo sviluppo del Paese. Tra gli auguri che rivolge al ministro c’è anche quello affinché riesca ad “essere particolarmente attento alle proposte e alle sollecitazioni che, in modo sempre più unitario, vengono dalle forze economiche e sociali. Anche considerando che in questi anni si sono consolidate forme di confronto e di dialogo tra i soggetti che operano in questo settore e che vedono nella cultura un fattore di sviluppo sostenibile del territorio”. Oltretutto, “tante delle proposte avanzate sono molto tecniche e condivise e, opportunamente discusse e vagliate, possono diventare elementi in grado di favorire lo sviluppo della cultura”.

Apprezzamento particolare da parte di Calari per le dichiarazioni del ministro (quando ancora era solo candidato alla poltrona dei Beni culturali per il movimento 5 Stelle) sull’innalzamento all’1 per cento del Pil delle risorse destinate alla cultura: “Questo aspetto è al centro del Manifesto predisposto da Culture Action Europe e firmato da tanti parlamentari poco prima delle elezioni del 4 marzo. Questa è una buona partenza. Vuol dire avere l’idea che la cultura sia un elemento fondamentale per l’identità e l’appartenenza di un popolo, ma anche un elemento importante dal punto di vista propriamente produttivo”. Grande importanza potranno quindi avere quelle dichiarazioni nel rapporto “tra le politiche culturali per garantire la partecipazione culturale del Paese con il dato delle industrie culturali e creative e la loro funzione nella crescita culturale. Questo sarà importante anche nel confronto all’interno del governo rispetto alle politiche industriali, a quelle economiche e del lavoro. C’è infatti il tema del riconoscimento del lavoro professionale in questi settori e dargli quindi dimensione piena di opportunità di crescita e di lavoro nei prossimi anni”.

Infine, anche da Calari, una richiesta a breve al ministro per “un confronto su questi temi, convinti che su questi temi ci sia grande convergenza del Paese, degli operatori, fra i cittadini con il grande comune obiettivo di far crescere la cultura, la lettura e di garantire un patrimonio fondamentale che è quello del pluralismo culturale”.

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