ArchitetturaSalvaguardare e valorizzare l’architettura tradizionale, nella prospettiva della conservazione del patrimonio architettonico italiano e della promozione di un nuovo rinascimento urbano. Questo l’obiettivo della proposta di legge presentata nelle scorse settimane dai deputati di Fratelli D’Italia (primo firmatario Fabio Rampelli), in base alla quale il Mibact avrà le funzioni di promozione dell’architettura tradizionale, tra le quali rientra anche la predisposizione annuale di un Piano per l’architettura tradizionale. La gestione del Piano è assicurata dalla Direzione generale arte e architettura contemporanea e periferie urbane del Ministero.

“La riconfigurazione delle periferie dissestate all’interno di una coerente regione urbana, il concetto delle città come insieme di quartieri tradizionali, compatti, multifunzionali e organizzati, il pensiero della necessità dell’esistenza di una relazione tra arte del costruire e fare comunità” sono alcuni degli elementi guida di questa tendenza che la proposta di legge intende sostenere.

“Ciò che rende un’architettura oggettivamente bella – si legge – è il suo ricorrere all’estetica, senza fermarsi alla funzione; è la fantasia dei modelli costruttivi (nel quartiere Garbatella a Roma non ci sono due edifici uguali) che deve contrastare omologazione e anonimato, è la bassa densità per l’edilizia residenziale con verde privato o comprensoriale, è la cultura della socialità (piazze, portici, terrazze, portali, gallerie eccetera), è l’edificio multifunzionale, con negozi su strada, uffici nei primi piani e abitazioni in alto, che impedisce il deserto delle city del commercio e del terziario”.

L’ARCHITETTURA TRADIZIONALE

L’articolo 2 dà una definizione di architettura tradizionale ed elenca alcuni princìpi ispiratori. Per architettura tradizionale si intende l’architettura che, a decorrere dal XX secolo, persegue lo scopo di migliorare lo stile di vita e il rapporto dei cittadini con il loro ambiente, urbano e rurale, e che presenta i seguenti caratteri comuni a gran parte delle città europee: a) l’alto valore della continuità storica, intesa come rispetto del contesto urbano in cui si inserisce l’opera, nonché della cultura e delle tradizioni locali; b) la combinazione del nuovo e dell’antico, come sintesi efficace tra conoscenza storica e progresso scientifico e tecnologico; c) la qualità degli spazi edificati, costituiti da paesaggi urbani, architettura, alloggi, servizi e zone commerciali, condizione essenziale per un nuovo rinascimento urbano; d) la convivenza di vari strati sociali, intesa come lotta all’esclusione e alla ghettizzazione degli abitanti di alcune zone della città; e) la ricchezza della diversità urbana, nelle sue forme di diversità istituzionale, culturale, della forma urbana, del tipo di abitazione, di attrezzature e di servizi, quale risorsa contro la banalizzazione e per la valorizzazione dei diversi modi di vivere la città; f) il rispetto dell’identità dei luoghi, costituita da edifici che assumono la forma delle linee morfologiche del territorio, dall’uso dei materiali locali, con conseguente differenziazione dei caratteri architettonici, degli elementi stilistici e scultorei, nonché delle tecniche costruttive; g) la gerarchia delle funzioni, che si concretizza nel riservare importanti localizzazioni ai palazzi rappresentativi, monumentali, pubblici e caratteristici con i quali gli edifici rispettano il loro contesto di appartenenza; h) la riconfigurazione delle periferie in condizioni di degrado all’interno di una coerente regione urbana, nella quale i quartieri possono essere riorganizzati come città o villaggi con i loro propri confini urbani; i) il concetto delle città come insieme di quartieri tradizionali, compatti, multifunzionali e organizzati; l) la necessità dell’esistenza di una relazione tra arte del costruire e creare comunità.

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