Pompei segna ancora una volta l’esordio di un ministro della Cultura italiana. E se nel caso di Dario Franceschini – e, ancora prima, di Massimo Bray e Lorenzo Ornaghi – lo aveva fatto come l’immagine dell’incuria e dell’abbandono, nel caso di Alberto Bonisoli lo fa come simbolo di efficienza e di orgoglio italiano. Negli ultimi cinque anni, infatti, Pompei è passata da esempio di malagestione italica a modello virtuoso di saper “fare sistema”, come ha ricordato lo stesso neo ministro che ha scelto, non a caso, come sua prima uscita pubblica fuori da Roma proprio gli scavi del sito archeologico colpito dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. E continuando nel gioco dei paragoni, se Bonisoli dopo 7 giorni si ritrova a Pompei a celebrarne i risultati, dopo lo stesso numero di giorni dal suo insediamento Franceschini ebbe a che fare con tre crolli nel giro di 48 ore. Ma da allora molto è cambiato. E Bonisoli, che con eleganza ha riservato complimenti non scontati al predecessore, si sente orgoglioso di quello che oggi è e rappresenta Pompei.

LE RAGIONI DI UNA SCELTA

Tra le ragioni che lo hanno portato qui come prima visita, Bonisoli sottolinea proprio quella dei risultati ottenuti dal Grande Progetto Pompei. “Noi italiani – spiega – abbiamo l’abitudine di piangerci un po’ addosso. Per una volta che riusciamo a fare sistema dobbiamo essere orgogliosi. Qui a Pompei sta succedendo qualcosa di positivo grazie a un’azione di sistema. Il che vuol dire che noi italiani riusciamo a fare anche le cose complicate e dobbiamo essere fieri e rappresentarlo in una maniera chiara, trasparente e diretta. E quelle che sono state individuate come buone prassi qui a Pompei vorremmo trasferirle in altri cantieri a cominciare da Matera 2019 in poi”.

Prima ancora il ministro aveva voluto sottolineare quanto la sua presenza a Pompei “fosse un segno di riconoscimento del valore che ha il nostro patrimonio all’interno del nostro Paese. Pompei è un esempio visibile di quello che è il nostro patrimonio. Noi abbiamo la fortuna di avere Pompei, fa parte del nostro patrimonio, deve essere qualcosa che ci rende assolutamente orgogliosi. Essere qui oggi – ha messo in chiaro – è un segno concreto di quanto sia orgoglioso di dover proteggere, tutelare e valorizzare il nostro patrimonio”.

Inoltre, ha spiegato Bonisoli, “sono qui oggi perché sono il ministro, ma sono anche un lavoratore della cultura. La cultura non fa lavorare solo i dipendenti del Mibact ma fa lavorare anche i colleghi dell’indotto. La cultura rappresenta una grande possibilità di lavoro. Pompei anche in questo caso è importante. Prima, col direttore Osanna, dicevamo che qui lavorano 600 persone, una realtà molto grosso. A loro va il mio ringraziamento e vorrei ricordare le migliaia di altri colleghi che sono in giro in tutta Italia in siti magari meno noti. A loro va la mia gratitudine per fare un lavoro fantastico che rappresenta il nostro essere italiano”.

UNA VISITA CHE È TUTTO UN PROGRAMMA

Ma da Pompei il ministro ha lasciato intravedere già alcune delle sue linee programmatiche (che illustrerà compiutamente prima di tutto alle Commissioni competenti del Parlamento). Ha parlato di patrimonio, di valorizzazione e di tutela. Ha parlato diffusamente di lavoro e di lavoratori della cultura. Ha parlato di risorse (“siamo intenzionati ad ampliare la nostra capacità di spesa”). Ha parlato di cultura come motore di sviluppo, ma anche come capacità di formare valori (“Non vogliamo imporre i valori, ma dobbiamo dare occasione ai ragazzi di crescere e di sviluppare i propri valori in un ambiente che possa fare leva su questo enorme patrimonio che abbiamo. Sarà una delle cose che cercherò di fare con più cattiveria per far sì che si realizzi”).

Bonisoli ha anche annunciato che nelle prossime settimane si recherà “in altri cantieri, in particolare inizierò dalle zone terremotate dove non solo si fa archeologia ma si fa anche qualcosa di più”. E, altro aspetto interessante, ha rivolto parole di apprezzamento nei confronti di Franceschini: “È un signore – ha detto -, mi ha chiamato 20 minuti dopo che era uscito il mio nome. Non ci conoscevamo, abbiamo fatto il passaggio di consegne al Ministero a tarda ora e mi ha aspettato. Ho apprezzato molto questa sua signorilità. Questo è un modo che mi piace molto di far politica”.

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