Inaugurata venerdì sera alla presenza, fra gli altri, della sindaca di Roma Virginia Raggi, del direttore del Parco Archeologico del Colosseo Alfonsina Russo, di Diana Bracco, presidente della Fondazione Bracco, l’installazione luminosa “HELP the Ocean”, opera dell’artista Maria Cristina Finucci, posta sui resti della Basilica Giulia, nel Foro Romano. L’opera fa parte del ciclo, iniziato dall’artista nel 2013, con la fondazione di un nuovo Stato Federale, il Garbage Patch State, il secondo Stato più vasto al mondo con i suoi 16 milioni di kmq, che comprende le cinque principali “isole” di plastica presenti negli oceani.

Con la promozione del Parco Archeologico del Colosseo, con il supporto della Fondazione Bracco, Maria Cristina Finucci realizza l’installazione “HELP the Ocean” in uno dei luoghi più simbolici e sacri dell’antica Roma e tra i più visitati al mondo. L‘opera formata da un insieme di gabbioni in rete metallica, messi a disposizione da Officine Maccaferri, rivestiti da un ricamo di sei milioni di tappini di plastica colorati, vuole simulare un ritrovamento archeologico che potrebbe essere un giorno emblematico della nostra era, ribattezzata quindi come l’“età della plastica”.

Si tratta di un enigmatico impianto architettonico che richiama la sintassi costruttiva dell’architettura antica romana, ma il cui materiale da costruzione non è la pietra, ma la plastica. Solo da una visione dall’alto però si potrà notare che questa peculiare costruzione forma le quattro lettere della parola HELP, la richiesta di aiuto di un’intera epoca storica, la nostra, finalmente conscia del proprio avviato processo di autodistruzione.

Di notte la gigantesca scritta – si illumina – grazie ad ENEL X – ed è visibile anche da via dei Fori Imperiali. “HELP è un grido d’allarme” – afferma l’artista Maria Cristina Finucci – “che non si limita alla pur importante questione ambientale, ma pone al centro l’individuo e l’intera vita sul pianeta, in cui l’ambiente è legato indissolubilmente alle risorse naturali, alla salute, all’alimentazione, alla povertà, alle disuguaglianze, ai diritti umani, alla pace”. È una conferma della ineludibile ed urgente necessità di un lavoro comune per raggiungere gli obiettivi dell’agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite – che il Garbage Patch State ha sottoscritto ufficialmente il 22 Aprile scorso – come pure quelli dell’enciclica papale Laudato si’.

“La nostra speranza – aggiunge Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo – è che l’area archeologica più importante e visitata in Italia possa coinvolgere il pubblico nazionale e internazionale sul significato fondante della memoria del passato, conservata nel DNA degli ambienti e dei paesaggi, sia quelli naturali, sia quelli plasmati dall’uomo; solo un uso corretto potrà garantire la conservazione del pianeta e quindi potrà dare un futuro al nostro passato”.

“Siamo orgogliosi di sostenere questo progetto di altissimo valore culturale e scientifico” – afferma Diana Bracco, Presidente di Fondazione Bracco – “Un’installazione straordinaria che sensibilizza il grande pubblico in modo emozionante sul tema drammatico dell’inquinamento causato dai rifiuti plastici dispersi negli oceani. Un tema, quello della promozione della sensibilità e del rispetto verso l’ambiente, di primaria importanza e caro a Fondazione Bracco. Un tema a cui vogliamo dare voce nella convinzione che l’arte possa essere uno strumento di lettura privilegiato per comprendere e approfondire al meglio la realtà globale e i suoi molteplici aspetti”.

IL BLUE CARPET

Durante la serata dell’8 Giugno, Giornata mondiale degli oceani, dopo le 21 in piazza del Campidoglio, sulla facciata del Palazzo Senatorio si potrà vedere l’opera ripresa dall’alto con un drone che sorvola il Foro Romano. In contemporanea, sull’adiacente scalinata del Vignola, sarà istituito un BLUE CARPET dove esponenti del mondo dello spettacolo, dello sport e della cultura sfileranno davanti alle fotocamere e alle telecamere per testimoniare il loro sostegno all’iniziativa. A completare l’atmosfera sarà diffuso il brano musicale “HELP the Ocean” composto per l’occasione da David Barittoni.

IL PROGETTO

Maria Cristina Finucci ha dato per prima, nel 2013, un’immagine concreta al disastro ambientale causato dalla plastica dispersa negli oceani, il cosiddetto Garbage Patch, facendolo diverntare uno Stato. Usando il linguaggio trasversale e universale dell’arte Finucci ha potuto rendere iconico un fenomeno che per sua natura non aveva un’immagine Per questo progetto non è mai stata usata spazzatura, i tappi di plastica, riciclati da persone attente all’ambiente, attraverso un laborioso e meticoloso lavoro, hanno formato il delicato “ricamo” che è la cifra stilistica di tutte le opere della serie Garbage Patch State. Il rimando è riferito al concetto che dietro ad ogni oggetto gettato nell’ambiente c’è una persona che ha compiuto questo gesto.

Tra le monumentali installazioni realizzate in tutto il mondo dalla fondazione del Garbage Patch State si segnalano: Parigi 2013, Creazione del Garbage Patch State all’UNESCO; Madrid 2014, The Garbage Patch state at ARCO; Venezia 2013, Il padiglione del Garbage Patch State a Cà Foscari in occasione della Biennale Arte; New York 2014, La Missione del Garbage Patch State alle Nazioni Unite; Roma 2014, Museo MAXXI la prima Ambasciata del Garbage Patch State; Milano 2015, Fondazione Bracco il Vortice per EXPO 2015 in the city; Venezia 2015, Bluemedsaurus alla Bluemed Conference; Parigi 2015, Climatesaurus alla conferenza sul clima COP 21; Isola di Mozia (TP) 2016-2017, Help l’età della plastica.

Con il sostegno fondamentale della Fondazione Bracco

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