Il ministero dei Beni culturali e il ministero dell’Economia predispongano le “misure necessarie per permettere alle bande musicali italiane di continuare la loro attività formativa, equiparando lo status di ‘banda musicale’ a quello delle associazioni sportive dilettantistiche, estendendo il regime agevolato di cui alla legge n. 398 del 1991, disponendo il mantenimento delle agevolazioni già previste, anche delegando alle Regioni e Province autonome il compito di istituire un albo per il riconoscimento delle bande stesse”. E’ quanto chiede la senatrice di Forza Italia, Elena Testor, in un’interrogazione indirizzata al Mibact e al Mef.

La presenza di bande musicali in Italia è stimata in circa 6.000 gruppi e in media un organico strumentale è formato da 30 elementi, il che vuol dire circa 180.000 strumentisti. Se a tali gruppi si aggiungono in media 20 allievi, si contano circa 120.000 allievi. Si parla quindi di 300.000 strumentisti amatoriali, ai quali si aggiungono collaboratori, simpatizzanti, famiglie e amici. Nei piccoli centri la banda diventa un “presidio culturale territoriale”: essa solennizza tutti gli appuntamenti importanti della vita di una comunità. Si calcola che ogni gruppo svolge almeno 8-9 interventi all’anno, quindi si giunge ad una cifra variabile da 48.000 a 54.000 manifestazioni, da sommare ai circa 22.000 concerti. I numeri, quindi, dicono che per la collettività si svolgono dalle 70.000 alle 76.000 manifestazioni all’anno;

La senatrice sottolinea che la sopravvivenza della banda musicale in Italia, inquadrata come “associazione legalmente costituita non riconosciuta”, è però a rischio. Infatti, spiega, “i soci allievi delle bande, a differenza di quanto avviene per associazioni sportive dilettantistiche, non possono detrarre dalla dichiarazione dei redditi i contributi che versano per i corsi di formazione e i sostenitori non possono dedurre dal reddito le erogazioni liberali nei loro confronti, a differenza di altre realtà. Dalla riforma del terzo settore ci si aspettava una semplificazione, considerata la marea di norme esistenti, e, per logica, che si potesse accomunare le bande musicali a realtà già esistenti quali le associazioni sportive dilettantistiche. Così non è stato. Entro dicembre 2018 le associazioni bandistiche dovranno decidere se iscriversi al registro degli enti del terzo settore e diventare APS (associazioni di promozione sociale) con l’attivazione di una serie di incombenze, sicuramente troppe per chi svolge tale attività non per professione ma nel tempo libero e non avendo risorse economiche per pagare dei professionisti che le svolgano in sua vece”.

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