infografica associazioniNel 2016, inaspettatamente, i contribuenti intenti a compilare la dichiarazione dei redditi per l’anno precedente trovarono indicata nei moduli una nuova opzione: il 2×1000 della propria imposta sul reddito poteva essere destinata, oltre che ai partiti politici, anche a favore di un’associazione culturale iscritta in un apposito elenco istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Cosa era accaduto? Su proposta del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, erano stati stabiliti i requisiti e i criteri per l’iscrizione delle associazioni all’elenco dei soggetti destinatari, e in tante (ma non tantissime) si erano proposte per farne parte.

dichiarazione dei redditi
Come si presentava la scelta nel modulo per la dichiarazione dei redditi

CHI AVEVA PARTECIPATO

Alla chiamata avevano risposto in 1.178 associazioni, di cui – per diversi motivi – non ne furono ammesse 48. Le restanti 1.130 avviarono campagne di sensibilizzazione per chiedere alle proprie comunità di sostenerle attraverso questo nuovo strumento. Si andava dalla Associazione Amici del FAI alla Pro Loco di Castagnero (VI), dal Touring Club Italiano alla Pro Loco di Villa Petto, Colledara (TE). Le 1.130 associazioni, sparse su tutto il territorio italiano, competevano (seppure la scelta non era alternativa) con i 21 partiti politici ammessi a ricevere i proventi del 2×1000 da parte dei 40.770.277 contribuenti del 2016.

LE SCELTE DEI CONTRIBUENTI

Oggi sappiamo che, tra quei 40 milioni di contribuenti, 971.983 hanno infine deciso di destinare il proprio 2×1000 ai partiti, e 870.949 alle associazioni. Per i partiti sono stati destinati complessivamente € 11.763.227, mentre le associazioni hanno ricevuto € 11.469.954,78.

A CHI È ANDATA MEGLIO

Tra le associazioni destinatarie, quella degli Amici del FAI Restauro Monumenti e Paesaggio è certamente prima sia per numero di scelte (28.221 contribuenti) che per importo donato (€ 536.226,38: che diventa poi € 791.175,07 grazie al riparto delle somme non espressamente indirizzate ad una associazione specifica). Seguono poi molte grandi associazioni nazionali come il Touring Club Italiano, le ACLI, l’ARCI, ARCIGAY, ma anche l’Associazione Amici di Brera e dei Musei Milanesi, il Teatro Stabile di Genova o il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.

UN PROFILO DEI CONTRIBUENTI

L’88% tra le associazioni ha ottenuto scelte di destinazione esplicitamente manifestate complessivamente inferiori ai 10.000 euro, e tutto questo dal 48% dei contribuenti. Volendo tracciare tra tutte le 1.130 organizzazioni non profit destinatarie un indice di destinazione per contribuente (dedotto dal rapporto tra importo destinato e numero dei contribuenti per organizzazione), scopriremmo innanzitutto che la media di tali destinazioni è stata di 13,01 euro per contribuente: analizzando l’elenco attraverso questo indicatore, che definisce indirettamente il reddito medio del contribuente, ad eccellere è stata la Associazione Musicale Orfeo Stillo di Paola (CS) con una media di € 45,77, in un intervallo complessivo di tutte le associazioni che vede anche “in basso” donazioni medie di € 5,11.

Una media, quella della quota di destinazione per contribuente alle associazioni culturali, simile a quella delle scelte per i partiti (€ 12,10), ma con la sostanziosa differenza dell’intervallo dei valori massimi e minimi, che in questo caso va – nel 2016 – da un minimo di € 8,32 (Nuovo centrodestra) ad un massimo di € 16,56 (Partito Liberale Italiano) per contribuente. Si può quindi concludere che i contribuenti che hanno destinato il 2×1000 alle associazioni culturali sono mediamente più benestanti di chi ha optato per i partiti politici.

ALCUNE OSSERVAZIONI

Molto al di là dei calcoli, saltano agli occhi alcuni dati. Innanzitutto che il migliaio di associazioni che hanno usufruito della iniziativa è ben lontano dalle 269.353 associazioni (riconosciute e non) censite nel 2011 da ISTAT: e questo ci dice, al netto delle variazioni del numero di organizzazioni negli ultimi anni e anche se volessimo considerare solo le 195.841 con specifico settore di attività “cultura, sport e ricreazione”, che davvero una minima parte di esse ha partecipato, forse a causa di una debole conoscenza dell’iniziativa. E di conseguenza anche il numero di contribuenti risulta basso, avendo aderito solo il 2,13 % del totale.

Inoltre, scorrendo città e provincie dell’elenco, si nota una significativa concentrazione di scelte e di importi nell’area metropolitana di Roma, e nel nord del Paese.

cartina somme
Mappa di calore per somme destinate in Italia

Risulta molto interessante osservare il numero di contribuenti per organizzazione, veri e propri addensamenti che descrivono comunità, reputazione e potenza comunicativa delle diverse associazioni; altrettanto interessante è l’indice di destinazione per contribuente, che ci aiuta a comprendere quali redditi hanno sostenuto il comparto non profit culturale con l’opzione del 2016.

Cosa ce ne faremo di quel denaro? – È oggi molto complesso tentare una analisi per tipologia di missione e di intervento svolto dalle organizzazioni non profit, in quanto nei dati messi a disposizione dal MiBACT tale informazione non emerge se non deducendola dal nome della associazione: sarà necessario uno studio più approfondito non solo sulle non profit destinatarie, ma anche sul modo in cui saranno utilizzate le somme percepite, come previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 marzo 2016.

Infatti a proposito di rendicontazioni è previsto che «i soggetti destinatari delle somme […] entro un anno dalla ricezione degli importi, sono tenuti a redigere un apposito e separato rendiconto dal quale risulti, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente la destinazione delle somme ad essi attribuite».

Ciò significa non solo che dovrà essere garantita la trasparenza sull’impiego dei fondi, ma che questa vicenda permetterà, se opportunamente gestita, di comprendere in che modo sono davvero efficaci in termini di impatti culturali somme volontariamente destinate dai cittadini ad organizzazioni che evidentemente godono della loro attenzione e della loro stima.

ASSOLUTAMENTE DA REPLICARE

Al di là delle molte congetture che ne sono seguite, è un dato che dall’anno successivo all’esperimento – e senza alcuna spiegazione – l’opzione di scelta per il contribuente di devolvere il 2×1000 alle associazioni culturali è scomparsa dai moduli di dichiarazione dei redditi. Non si può però ignorare che quello del 2016 è stato a tutti gli effetti un esempio di crowdfunding istituzionalizzato, grazie al quale le organizzazioni non profit si sono potute confrontare con le proprie comunità di riferimento chiedendo la devoluzione di una somma che altrimenti sarebbe stata prelevata dallo Stato, se non espressamente indirizzata. Un esperimento che consentirà a breve l’utilizzo di 11 milioni di euro da parte di molte organizzazioni che risaputamente faticano a raggiungere i propri obiettivi, e che comunque dovranno darne pubblico riscontro.

Un’occasione inoltre per incentivare il sostegno dei privati cittadini alle organizzazioni non profit culturali: quei 870.949 cittadini (ancora solo il 2,13 %, ricordiamolo) che hanno scelto di non lasciare allo Stato quei 13 euro in media, mettendoli invece a disposizione di qualcuno di cui evidentemente si fidano, e che opera con gli strumenti culturali. Un importante punto di partenza, insomma, che ci parla di cultura, welfare e comunità.

Approfondimenti:

LEGGE 28 dicembre 2015, n. 208 – “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 21 marzo 2016, “Disciplina dei criteri per la destinazione del due per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, a favore di associazioni culturali, ai sensi dell’articolo 1, comma 985, della legge 28 dicembre 2015, n. 208”

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 23 aprile 2010, “Finalità e soggetti ai quali può essere destinato il 5 per mille per l’anno finanziario 2010”;

ISTAT, 9° Censimento generale dell’industria e dei servizi – “Rilevazione sulle istituzioni nonprofit

Agenzia delle Entrate, “Scelta dell’otto, del cinque e del due per mille 2016”, “Modelli di dichiarazione – anno 2016

MEF Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze, “Ripartizione del gettito derivante dal due per mille dell’IRPEF – Dichiarazioni 2016 – redditi 2015”

MiBACT, “2X1000 alle associazioni culturali – avviso di riparto due per mille alle associazioni culturali”

Rispondi