Senato governo ConteÈ stato depositato al Senato ed è ora consultabile il testo del disegno di legge del Partito democratico (primo firmatario il capogruppo democratico a Palazzo Madama Andrea Marcucci) di ratifica della Convenzione di Faro sul valore del patrimonio culturale per la società. Il ddl ripropone integralmente il testo presentato dal Governo Gentiloni nella XVII legislatura. Una proposta di ratifica era stata presentata precedentemente (sempre nella scorsa legislatura) da Elena Ferrara al Senato e da Giulia Narduolo alla Camera. Nelle loro proposte mancava però lo stanziamento di un milione di euro all’anno per la formazione previsto invece nel testo del governo.

La Commissione Esteri del Senato aveva approvato il disegno di legge l’11 ottobre 2017. Purtroppo la fine anticipata della legislatura non ne ha consentito l’approvazione definitiva. Si tratta di un provvedimento condiviso e atteso da molto tempo per il quale tutte le forze politiche si erano espresse favorevolmente. Il che potrebbe far ben sperare per una rapida approvazione in questa legislatura.

LA CONVENZIONE

La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società si fonda sul presupposto che la conoscenza e l’uso dell’eredità culturale rientrino pienamente fra i diritti umani, ed in particolare nell’ambito del diritto dell’individuo a prendere liberamente parte alla vita culturale della comunità, come espressamente previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 e dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966.

La Convenzione di Faro intende promuovere una comprensione più ampia del patrimonio culturale e del suo rapporto con le comunità, incoraggiando a riconoscere l’importanza degli oggetti e dei luoghi in ragione dei significati e degli usi loro attribuiti sul piano culturale e valoriale. La partecipazione dei cittadini rappresenta un elemento imprescindibile per accrescere in Europa la consapevolezza del valore del patrimonio culturale e del suo contributo al benessere e alla qualità della vita. In questo contesto, gli Stati sono chiamati a promuovere un processo di valorizzazione partecipativo, fondato sulla sinergia fra pubbliche istituzioni, cittadini privati, associazioni.

UN MILIONE DI EURO PER LA FORMAZIONE

L’articolo 3 del disegno di legge di ratifica dà attuazione alle attività previste dall’articolo 13 della Convenzione, al fine di potenziare la dimensione anche internazionale del patrimonio culturale nel sistema nazionale di istruzione, tramite una spesa autorizzata di un milione di euro annui, a decorrere dal 2018. Le modalità di attuazione della disposizione saranno stabilite con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con i Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e degli affari esteri e della cooperazione internazionale, che individuerà concretamente gli interventi da realizzare, nel limite della spesa autorizzata di un milione di euro. Con questo decreto verrà scelta, per ciascun anno, l’attivazione di una linea di intervento tra quelle previste dal citato articolo 13.

LE DEFINIZIONI DI PATRIMONIO E COMUNITA’ PATRIMONIALE

L’articolo 2 della Convenzione contiene le definizioni di patrimonio culturale e di comunità di patrimonio. La definizione di patrimonio culturale è la più ampia fra quelle proposte dagli strumenti internazionali adottati fino ad oggi: un insieme di risorse ereditate dal passato che alcune persone identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni costantemente in evoluzione. Il patrimonio culturale ha quindi natura interattiva, che viene definita e ridefinita dall’azione umana e non può essere percepita come statica o immutabile. La definizione riconosce inoltre la natura indissociabile delle influenze culturali e naturali per ciò che riguarda il paesaggio e l’ambiente culturale ereditato dal passato.

La definizione riguarda un insieme di beni più ampio di quanto è considerato patrimonio culturale ai sensi della normativa italiana, ma si reputa opportuno mantenere nella traduzione italiana della Convenzione la medesima espressione “patrimonio culturale”, atteso che tale definizione viene data esclusivamente “per gli scopi della presente Convenzione”, e dunque non può sorgere confusione con la definizione del codice dei beni culturali italiano, anche perché la concezione materiale del codice male si attaglia a quella della Convenzione, incentrata anche e soprattutto sulle relazioni e l’interazione tra l’uomo e l’ambiente.

La comunità patrimoniale è costituita da persone che attribuiscono valore ad aspetti specifici del patrimonio culturale, che essi desiderano, nell’ambito di un’azione pubblica, sostenere e trasmettere alle generazioni future. Per essere membro di una comunità patrimoniale è sufficiente quindi accordare un valore al patrimonio culturale e volerlo trasmettere, senza riferimento a etnie o basi geografiche.

CONFRONTO CON ALTRE CONVENZIONI DEL CONSIGLIO D’EUROPA

La Convenzione si colloca in una posizione diversa rispetto alle precedenti convenzioni sul patrimonio culturale nate in seno al Consiglio d’Europa, che si concentrano sulla necessità di conservare il patrimonio culturale e sul modo di proteggerlo. La Convenzione adotta, infatti, un nuovo approccio, enumerando molti mezzi per utilizzare il patrimonio culturale nel suo complesso e chiarendo le ragioni per le quali merita di essere valorizzato. Pur includendo la tutela e la conservazione fra le azioni prioritarie, focalizza l’attenzione anche su altri temi:

  • il diritto al patrimonio culturale come facoltà di partecipare all’arricchimento o all’incremento del patrimonio stesso e di beneficiare delle attività corrispondenti
  • lo sviluppo sostenibile: il patrimonio culturale costituisce un valore in sé stesso ed è anche una risorsa preziosa per l’integrazione delle varie dimensioni dello sviluppo culturale, ecologico, economico, sociale e politico
  • il dialogo e l’apertura tra culture: il patrimonio culturale è una risorsa sulla base della quale sviluppare il dialogo, il dibattito democratico e l’apertura tra culture;
  • la mondializzazione: il patrimonio culturale è una risorsa per la protezione della diversità culturale e la necessità di mantenere un legame con il territorio di fronte alla standardizzazione crescente;
  • la partecipazione e la crescita della sinergia di competenze fra tutti gli attori nel campo del patrimonio culturale, le pubbliche istituzioni, le associazioni e i cittadini privati.

COME NASCE LA CONVENZIONE DI FARO

La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, adottata a Faro, in Portogallo, il 27 ottobre 2005, è entrata in vigore nell’ottobre 2011, al raggiungimento della decima ratifica. Il documento è stato ad oggi ratificato da 17 Paesi membri del Consiglio d’Europa. L’Italia lo ha firmato il 27 febbraio 2013. La Convenzione di Faro, aperta alla firma degli Stati membri del Consiglio d’Europa il 27 ottobre 2005 a Faro (Portogallo), nasce dal confronto fra quaranta Stati europei sui danni al patrimonio culturale causati dai recenti conflitti verificatisi in Europa.

Il dibattito fu avviato con la 4a Conferenza dei Ministri responsabili del patrimonio culturale degli Stati membri del Consiglio d’Europa ‘Patrimonio, identità e diversità’ (Helsinki, maggio 1996). A seguito della 5a Conferenza dei Ministri europei competenti in materia di patrimonio culturale (Portorož, aprile 2001), i delegati dei Ministri incaricarono quindi il Comitato direttivo del patrimonio culturale e del paesaggio (CDPAT) di redigere un progetto di protocollo addizionale alla Convenzione sulla salvaguardia del patrimonio architettonico d’Europa (Granada, 1985) e, se necessario, alla Convenzione sul patrimonio archeologico d’Europa (La Valletta, 1992).

Le prime consultazioni portarono alla conclusione che tali protocolli non avrebbero offerto una base sufficientemente ampia per il perseguimento di questi obiettivi. Si passò quindi a tracciare un nuovo strumento giuridico, dove fosse riconosciuta l’importanza vitale dei valori della cultura e del patrimonio culturale per tutti gli aspetti della vita, nel contesto della nuova situazione politica europea e della mondializzazione, aperto, quindi, anche oltre l’Europa.

Nel gennaio 2003 i delegati dei Ministri approvarono quindi il mandato di un Comitato ristretto di esperti, dipendente dal CDPAT, per la redazione di un progetto di Convenzione quadro concernente il patrimonio culturale. Il Comitato si vide assegnare diversi obiettivi:

  • raggiungere un accordo su una concezione allargata e interdisciplinare di patrimonio culturale e sulla nozione di un patrimonio europeo comune, affermando il principio del diritto d’accesso di ogni persona al patrimonio culturale a sua libera scelta e nel rispetto dei diritti e libertà dell’altro;
  • stabilire il principio del giusto trattamento delle testimonianze che coesistono sul territorio europeo e che rappresentano le sue diverse tradizioni culturali;
  • impegnare gli Stati firmatari a introdurre politiche sul patrimonio culturale e iniziative in materia d’istruzione per promuovere il dialogo interculturale e interreligioso e la comprensione reciproca delle differenze, al fine di prevenire i conflitti;
  • stabilire un contesto paneuropeo di cooperazione per la definizione comune di criteri di sviluppo sostenibile che considerino le conoscenze e il «know-how» come risorsa per lo sviluppo;
  • impegnare gli Stati firmatari ad applicare modalità di gestione fondate sulla partecipazione di tutti gli attori nella società;
  • formulare proposte per il monitoraggio della Convenzione.

Il testo della Convenzione fu redatto nel corso del 2003 e del 2004 dal Comitato ristretto, prendendo in considerazione le osservazioni che provenivano da altri comitati interessati. Il progetto di Convenzione è stato infine definito da un gruppo di lavoro del CDPAT, integrando le proposte formulate nel corso della sessione plenaria nell’ottobre 2004 e alcuni lievi emendamenti apportati dal Bureau ampliato del CDPAT.

Approfondimenti:

Il disegno di Legge Pd

Il testo della Convenzione di Faro

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