Non ha cambiato idea rispetto all’intenzione di aumentare i finanziamenti alla cultura, come annunciato in campagna elettorale. Lo ha assicurato il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, a margine della conferenza di presentazione della Festa della musica 2018 che si è tenuta presso la sede del Mibact. E quando gli viene chiesto se in questo governo del cambiamento “punterà i piedi” per la cultura, risponde di essere di solito “molto testardo”.

“Sono ministro da 13 giorni – dice il neoministro alla stampa – e quindi tecnicamente ancora in prova. In questo breve periodo, mi sono arrivate molte richieste di cui un migliaio sono segnalazioni di problemi nel mondo culturale, e di queste due terzi relative alla musica”. Molte le cose quindi su cui muoversi ma in questo “governo del cambiamento, – afferma il neotitolare del Collegio romano – l’azione del Ministero dovrà essere in armonia con quella degli altri dicasteri”. Tra tutti “il Ministero dell’economia e la Funzione pubblica dovranno darci una mano per trovare quelle risorse per mettere a posto le strutture del Ministero e per intervenire sul territorio”. 

“Le cose buone fatte è necessario portarle avanti. La Festa della musica – continua il ministro Bonisoli – non l’ho inventata io e penso che sia una cosa molto positiva. Andremo avanti e la potenzieremo”. L’approccio sarà incentrato a tenere in considerazione “quello che pensano gli attori in gioco, di ascoltarli senza fare necessariamente quello che mi dicono di fare, ma sentendo la loro”. Quando ci saranno soluzioni condivise “vorrà dire che saranno le soluzioni che funzionano”.

E riguardo alla riforma avviata da Franceschini, il neo ministro sostiene che il problema non sia stato tanto di comunicazione ma “di progettazione”. Riguardo al governo che lo ha preceduto, Bonisoli ha affermato che “alcune riforme, che magari avevano degli ottimi presupposti, hanno incontrato delle vischiosità, delle resistenze o semplicemente delle incomprensioni.”

GIOVANI E CULTURA 

Per quanto riguarda i giovani, “è necessario capire come incuriosirli alla cultura e, in questo caso, stiamo parlando di educazione e di istruzione, dei primi anni di formazione. In questo dovremo lavorare con il Ministero dell’Istruzione per un nuovo approccio pedagogico. Rimango molto ottimista riguardo a ciò. Vorrei che i soldi siano utilizzati per incuriosire i ragazzi e fare in modo che siano loro ad andarsi a prendere la cultura di cui hanno bisogno”.

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