Il contributo e il ruolo della Diplomazia Culturale per la stabilità internazionale, in un’epoca che vede da un lato il ritorno “prepotente” degli interessi nazionali e dall’altro la necessità sempre più pressante del dialogo con gli altri. Questo il tema affrontato lunedì nel corso della presentazione del libro “La diplomazia culturale italiana” scritto dall’ex ministro Francesco Rutelli.

Una presentazione che si è svolta all’auditorium dell’Ara Pacis di fronte a un “parterre de rois” che comprendeva, tra gli altri, l’ex premier e ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il vicesindaco di Roma Luca Bergamo, l’ex titolare della Farnesina Franco Frattini, il comandante dei Carabinieri Tpc, Fabrizio Parrulli, il sovrintendente di Roma, Claudio Parisi Presicce, il direttore generale per la Promozione del Sistema Paese della Farnesina, Vincenzo De Luca, e ovviamente il “padrone” di casa Rutelli.

RUTELLI: DIPLOMAZIA CULTURALE APRE GRANDI POSSIBILITA’ PER UN PAESE COME IL NOSTRO

La Diplomazia culturale italiana – è la tesi dell’ex ministro dei Beni culturali – è preziosa per promuovere l’interesse nazionale e per contribuire a relazioni internazionali basate sul dialogo e il miglioramento della coesistenza e la pace, in un mondo che torna ad essere molto sensibile a sovranismi ed assertività nazionalistiche. “E’ dunque sbagliato – spiega Rutelli – trascurare, oggi e in futuro, l’importanza della Diplomazia Culturale: un mondo multipolare e decentrato; fortemente condizionato dalle comunicazioni immediate e da narrative manipolate; denso di pericoli ‘asimmetrici’, vedrà crescere competizioni identitarie, in cui i conflitti culturali – oppure i dialoghi strutturati tra culture – saranno molto rilevanti”.

L’Italia, spiega ancora Rutelli, “ha sempre usato la cultura in modo non arrogante, perché è un paese che, citando Orazio (“Graecia capta ferum victorem cepit“), si è fatto conquistare positivamente dalle altre culture. La diplomazia culturale apre grandi opportunità per un paese come il nostro, e in tempi difficili per l’economia la diplomazia culturale diventa uno strumento di benessere, di crescita economica e di contributo alla pace internazionale. Penso che la diplomazia culturale sia un tema di grande attualità e importanza per il futuro dell’Italia”.

GENTILONI: PAESE CHE USA LINGUAGGI AGGRESSIVI NON E’ UN PAESE PIU’ SICURO

La diplomazia culturale, gli ha fatto eco Gentiloni, “è effettivamente una carta molto importante, un’arma fondamentale per la nostra politica estera, e da ministro ho potuto vedere quanto effettivamente sia importante la diplomazia culturale anche per far valere i nostri interessi nazionali”.

“Chi pensa che coltivare l’identità sia un modo per chiudersi, fa un errore enorme. Credo che in tempi di nostalgie sovraniste, noi dobbiamo ricordarci chi siamo e da dove veniamo, usando un linguaggio degno di un grande paese come l’Italia, non slogan ostili contro i vicini, i diversi, che feriscono la reputazione italiana nel mondo e rendono più fragile la nostra sicurezza. Un paese che usa linguaggi aggressivi non è un paese più sicuro ma rischia di essere un paese in cerca di guai, e noi non possiamo permettercelo”, ha concluso l’ex presidente del Consiglio.

BERGAMO: DI FRONTE ALLA PAURA NON CHIUDERSI IN RECINTI

Un pensiero condiviso anche dal vicesindaco della Capitale, che spiega: “La sfida di questa epoca è far sì che di fronte alla paura del futuro non ci si chiuda in recinti, producendo conflitti e tensioni. Questa è una grandissima sfida anche alla luce del fenomeno delle migrazioni, su cui nutro idee molto diverse rispetto al ministro dell’Interno”.

MOAVERO MILANESI: NOSTRA CAPACITA’ DI AGIRE NELLA CULTURA E’ UN PATRIMONIO IMPORTANTISSIMO

Nel corso della presentazione è stato infine diffuso un messaggio del neo ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, che ha dichiarato: “La diplomazia culturale è una diplomazia in cui credo molto: l’Italia ha un’immagine nel mondo molto legata alla cultura, noi abbiamo nel corso dei secoli esportato e importato cultura. Questa nostra capacità di fare cultura e di agire nella cultura è un patrimonio importantissimo. Il nostro paese è un attore mondiale di primaria importanza e spesso la diplomazia culturale fiancheggia la diplomazia in senso stretto. Come Farnesina siamo stati sempre impegnati su questo terreno e la mia intenzione è di continuare questo impegno e cercare di migliorarlo, in linea di continuità con chi mi ha preceduto”.

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