Alberto Bonisoli Cultura

“In questi giorni di acceso dibattito sulla 18App, sulle modalità di fruizione della cultura da parte dei più giovani, ho provato a immaginarmi il mondo tra vent’anni. Ai cambiamenti che ci saranno, a quanto e come, ad esempio, la tecnologia rivoluzionerà sempre di più le nostre vite, probabilmente anche la stessa fruibilità dei beni culturali. Che però, come hanno fatto fino ad ora, manterranno intatti il loro fascino, la loro bellezza. Agli infiniti stimoli che riceveranno”. Il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli torna sulla querelle bonus cultura e in un post su Facebook si “proietta” nel 2038: “Mi piacerebbe che in quel mondo per i ragazzi fosse normale scegliere se comprarsi un paio di scarpe o acquistare un prodotto culturale, come l’ingresso in un museo, assistere a uno spettacolo o alla proiezione di un film, comprare un libro”.

GENERARE UNA “FAME DI CULTURA”

“Significherebbe – secondo il titolare del Collegio Romano – che per le giovani generazioni la cultura non è estranea o noiosa ma anzi è diventata parte della vita quotidiana. Significherebbe, infatti, che i prodotti e le attività culturali sono diventati beni primari, di cui non si può fare a meno”. “Significherebbe – conclude Bonisoli – che il lavoro svolto negli anni precedenti, ovvero da oggi, ha portato i suoi frutti, generando una “fame di cultura” nei giovani, che a quel punto non avranno più bisogno di ricevere incentivi per comprare cultura. Perché lo faranno, e con gioia, da soli”.

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