Monica Barni contemporanea“Il merito del bonus cultura per i 18enni è stato di aver acceso una luce, aver sollecitato attenzione e portato un forte investimento nel settore culturale, per la prima volta da tanti anni”. Così Monica Barni, Vicepresidente e Assessore alla Cultura della Regione Toscana, commenta con AgCult le dichiarazioni del neo Ministro Bonisoli sul “bonus cultura”.

“Comunque – aggiunge – non è solo di questo che i nostri giovani, e anche i meno giovani, hanno bisogno. Non si può però pensare che l’emergenza cultura si possa risolvere con un bonus dato a 18 anni. La relazione che è necessario sviluppare tra cittadini (in special modo, quelli più deboli) e offerta culturale (in tutte le sue accezioni) non può essere esclusivamente ‘di contatto’, ma occorre che incida sulle loro abitudini e, quindi diventi un’esperienza quotidiana e non eccezionale, pur essendo unica nella sua non ordinarietà. La puntualità e la non continuità delle politiche non producono risultati che ci servono, e che sono invece quelli necessari al nostro Paese”.

BONUS CULTURA, “NON SPEGNIAMO QUESTA LUCE”

“I dati – spiega Barni – mettono in luce un utilizzo del bonus soprattutto per l’acquisto di libri. Strumenti che fanno entrare un libro in una casa, che aiutano a acquistare i libri scolastici a chi non ne ha le possibilità, che fanno entrare in un teatro o in un museo chi non c’era mai entrato, sono i benvenuti. Non spegniamo questa luce, ma sollecitiamo a correggere usi impropri e storture e soprattutto a rendere più equo questo strumento”.

“EMERGENZA EDUCAZIONE ED EMERGENZA CULTURA IN ITALIA”

La Barni argomenta, evitando “sterili polemiche e partendo da dati di fatto”. “Esistono – dice – una emergenza educazione e una emergenza cultura nel nostro Paese, che sono strettamente correlate. Ce lo dicono i dati sulla scuola, sugli abbandoni scolastici, sui laureati, sui consumi culturali, sul non-pubblico della cultura, sulla scarsa propensione alla lettura. Abbiamo dati di tutti i tipi e tutti che suonano come campanelli d’allarme, troppo ignorati. Su tutto questo il peso delle diseguaglianze è fortissimo: si laureano sempre di più solo figli di laureati, legge di più chi ha libri in casa etc. Questo è un problema per il nostro Paese, che ha conseguenze sociali – perché si incrementa le disuguaglianze fra famiglie e individui, e si blocca la mobilità -, civili – perché si ostacola la conoscenza, la consapevolizzazione e quindi la partecipazione dei cittadini -, economiche, perché non si investe in conoscenza e in ricerca, necessarie per rafforzare le imprese e lo sviluppo, e territoriali – perché si incrementa il divario fra centri e periferie, fra Nord e Sud. Quindi – argomenta Barni – ogni euro investito in educazione e cultura è un euro investito per il futuro del nostro Paese”.

“SERVONO POLITICHE DI INVESTIMENTO CHE SOSTENGANO LE FASCE DEBOLI”

“È evidente che per lo sviluppo educativo e culturale occorrono politiche di investimento mirate al raggiungimento di obiettivi definiti, continuative e soprattutto che sostengano le fasce di popolazione più deboli. Occorre prima di tutto smettere di parlare di consumi culturali, espressione semanticamente legata alle politiche frammentarie e discontinue prevalenti in questo settore. L’espressione consumo culturale non mette in luce il valore della cultura, che non può essere solo un’esperienza accessoria e sporadica, ma deve essere abitudine, partecipazione. Serve allora una riflessione e servono strumenti specifici per far sì che l’esperienza della partecipazione culturale sia profonda e capace di incidere sulla vita delle persone”.

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