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“Le mie priorità di governo le devo prima raccontare alle commissioni parlamentari, altrimenti si offendono. Il Parlamento è il mio datore di lavoro e se non gli piace quello che faccio mi mandano a casa. Dunque la prima cosa da fare è rispettare chi mi ha dato fiducia”. Lo ha detto il ministro dei beni culturali, Alberto Bonisoli, a margine della presentazione del rapporto di Symbola.

“Ci sono un paio di cose su cui poter ragionare: sulle risorse c’è un tema di quantità, senz’altro c’è bisogno di più risorse. Ma c’è anche un tema di qualità, – continua il titolare del Collegio Romano – che vuol dire ragionare sulle modalità e le finalità e a volte anche le tempistiche con cui le risorse vengono spese. Se lei va in giro per l’Italia trova che magari ci sono fior di fondi che magari sono anche disponibili sul conto corrente, ma poi per tutta una serie di ragioni o stanno fermi o devono essere spesi in emergenza. Sia nella musica, che nel cinema che nell’arte e nella tutela questo è un tema di cui dobbiamo farci carico, quindi questo ci sarà senz’altro. Dopodiché c’è un tema del metodo con cui decidere quali sono le azioni da fare.”

“Personalmente penso che dobbiamo essere un pochino più noi politici che siamo stati investiti di una certa responsabilità ad avere un minimo di ascolto in più che può aiutare; il che non vuol dire che decidono gli altri, io sono bravissimo a sbagliare da solo quindi non ho bisogno di qualcuno che prenda decisioni al posto mio. Quello che voglio però è sentire gli altri, che cosa pensano, cercare una sintesi e poi decidere. Questo secondo me è fondamentale perché solo attraverso questa metodologia posso creare della condivisione e far sì che le persone,cioè gli stakeholders, ti vengano dietro, altrimenti il rischio è calare riforme dall’alto e il primo che si lamenta gli dai del gufo. Così non andiamo molto lontano perché prima o poi questa cosa ti torna indietro”.

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