Il ministero dei Beni culturali renda noto per quali ragioni il sito archeologico di Elea – Velia sia stato assegnato alla gestione del polo museale regionale di Napoli e non al parco archeologico di Paestum, e a che punto sia il progetto “Velia, città delle acque”, finanziato nell’ambito del Pon “cultura e sviluppo” 2014/2020, i cui lavori erano stati annunciati nei primi mesi del 2018. Lo chiede il deputato Luigi Casciello (FI), in un’interrogazione indirizzata al Mibact.

Il sito archeologico di Elea-Velia, spiega il deputato, “ha uno straordinario valore archeologico, paesaggistico e culturale, ed è noto anche per essere stato culla della scuola eleatica di Parmenide. L’area archeologica di Velia, il parco archeologico di Paestum e la certosa di Padula sono parte di un più esteso sito denominato ‘Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano’ con le aree archeologiche di Paestum e Velia e la Certosa di Padula, iscritto nella lista del patrimonio mondiale dal 1998”.

Il passaggio di competenza a Napoli ha rappresentato “una brutta e inattesa notizia per quanti speravano in un rilancio dell’area garantendone l’autonomia come avvenuto con Paestum, dove è stata svolta una lodevole azione di valorizzazione e promozione, con importanti e oggettivi risultati. Per la sottrazione di Velia dalla gestione del polo museale di Napoli che non ha alcun legame con il territorio sono già partite iniziative di protesta e petizioni per chiedere al Governo più attenzione per il sito archeologico dell’antica città al fine di garantire una gestione autonoma e coordinata con Paestum.

Di un accorpamento Velia e la Certosa di Padula avrebbero tratto “sicuro beneficio, laddove invece le soluzioni adottate esporranno ad ulteriore isolamento entrambe, anche in considerazione della posizione geografica e delle carenze infrastrutturali relative ai non agevoli collegamenti viari”, conclude Casciello.

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