Mibact Bonisoli cultura sistema museale nazionaleEliminare il blocco temporale dei cinquanta e dei settant’anni quale discrimine per riconoscere l’interesse culturale di un bene e, quindi, l’introduzione di una nuova modalità di riconoscimento predisponendo un elenco delle architetture contemporanee articolato per categorie di beni con caratteristiche omogenee, sulla base del quale definire e graduare l’interesse culturale. Questi interventi permetterebbero pure di introdurre il concetto di ‘vincolo vestito’. Sono questi gli obiettivi della proposta di legge depositata alla Camera da Romina Mura del Partito democratico e assegnata alla Commissione Cultura di Montecitorio.

IL CODICE DEI BENI CULTURALI

Secondo l’esponente sarda del Pd, il “codice, ereditando per gran parte la normativa precedente e, in particolare modo, quella prerepubblicana, non affronta sufficientemente il tema dell’architettura contemporanea, limitandosi a recepire le precedenti disposizioni di legge. Nell’applicazione pratica, la normativa non consente un’azione efficace su parte del patrimonio architettonico e, sovente, costituisce un ostacolo all’azione di tutela in generale. Ciò determina la proliferazione di provvedimenti che, all’atto pratico, rallentano l’azione degli uffici periferici del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo”.

LE MODIFICHE PROPOSTE

Questi interventi, per la deputata democratica, non esauriscono la necessità di modifica del Codice che “oggi spesso appare di difficile comprensione sia per chi deve applicarlo, sia per chi deve rispettarlo”. Pertanto, in base alle modifiche proposte, i beni, oltre che per le proprie caratteristiche intrinseche, saranno “valutati anche per quelle relazionali legate alla storia politica, militare, della letteratura, dell’arte, della scienza, della tecnica, dell’industria e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose”. Quindi non solo l’elemento temporale determinerà l’interesse culturale di un bene.

IL VINCOLO VESTITO

Il vincolo vestito, a differenza di quello tradizionale, consente la trasformazione del bene sulla base di una serie di prescrizioni previste nel provvedimento di tutela, conservando di fatto soltanto alcune caratteristiche dello stesso, come una particolare tecnica costruttiva o un particolare linguaggio architettonico che contraddistinguono l’attività del suo progettista in relazione con il contesto storico e sociale. Ferme restando le norme di tutela su alcuni aspetti del bene, si propone che per gli altri interventi che non riguardano questi ultimi le indicazioni sulla modalità di applicazione del vincolo siano definite nel provvedimento di tutela, sulla base, pertanto, di un’analisi specifica della valenza culturale del bene.

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