Mibact Fondazioni Cultura FaroIn arrivo al Mibac una delega specifica per la digitalizzazione del patrimonio, che sarà attribuita con tutta probabilità al sottosegretario Gianluca Vacca. “Stiamo compiendo un monitoraggio di quello che è già stato fatto finora in Italia – ha spiegato lo stesso Vacca a margine di un evento alle Terme di Diocleziano a Roma -. Il passo successivo sarà mettere su una struttura che si occupi solo di questo e che abbia come obiettivo specifico la digitalizzazione. Occorre trovare delle risorse ad hoc che ad oggi ci sono ma vanno implementate e iniziare a lavorare progetti concreti”.

Chiaramente, è un lavoro “di medio lungo periodo, non si digitalizza il nostro patrimonio in un anno. L’importante è avviare il lavoro e far sì che diventi un obiettivo strategico del Ministero”. L’obiettivo è comunque quello “di valorizzare e mettere a sistema alcune esperienze virtuose che in Italia sono già partite, ma che restano isolate. Abbiamo potenzialità straordinarie: pensiamo a tutto il 3d, alle applicazioni che si potrebbero sviluppare una volta che abbiamo a disposizione un archivio digitale di tutto il nostro patrimonio”.

UN OBIETTIVO DI GOVERNO

La proposta di una delega ad hoc viene proprio dal neo sottosegretario, esponente del Movimento 5 Stelle. Il suo partito in questi anni ha fatto della catalogazione e digitalizzazione del patrimonio un cavallo di battaglia. Un obiettivo che era contenuto anche nel programma elettorale del 4 marzo dei pentastellati, ma che non ha trovato poi spazio esplicito nel contratto di governo giallo-verde. “Nel contratto – spiega Vacca – c’era la valorizzazione in generale. Come valorizzazione gli strumenti che oggi mette a disposizione la tecnologia digitale sono sterminati. Occorre quindi partire da una digitalizzazione del patrimonio senza tralasciare la digitalizzazione degli archivi e di tutto quello che è stato avviato e al quale si dovrà dare nuovo impulso. Tutto questo era un obiettivo chiave di questo governo e lo sarà”.

IL PRECEDENTE DI ‘VALORE CULTURA’

Nel 2013 quando l’allora ministro dei Beni culturali Massimo Bray presentò “Valore Cultura”, un decreto legge che prevedeva misure urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei Beni e delle Attività culturali in Italia. In quel programma, che conteneva tantissime misure per far ripartire la cultura nel nostro Paese, ce n’era una chiamata “500 giovani per la cultura”. Un’iniziativa pensata “per facilitare l’accesso e la fruizione del patrimonio culturale da parte del pubblico” tramite “un programma straordinario di inventariazione e digitalizzazione”. Un ambizioso progetto messo nelle mani di 500 under 35 ai quali fu “data la possibilità di accedere a un tirocinio di 12 mesi” nei Poli museali, soprintendenze, biblioteche e archivi di Stato facenti capo al ministero dei Beni culturali per procedere appunto alla “digitalizzazione di immagini e riproduzioni del patrimonio nelle sue diverse componenti prioritariamente nel Sistema bibliotecario nazionale, nel Sistema archivistico nazionale, nel Sistema generale del catalogo”.

Il tema, che era finito un po’ nel dimenticatoio, era tornato d’attualità nel dibattito intorno alla Legge di Bilancio, quando proprio l’esponente del Movimento Michela Montevecchi presentò al Senato un emendamento (poi respinto da maggioranza e governo). L’emendamento incriminato chiedeva l’istituzione di un Fondo speciale per la catalogazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, da istituire presso il Mibact, con dotazione da 1 milione di euro l’anno per il triennio 2018-2020. Un’attività in continuità proprio con il “bando dei 500” iniziato e “abbandonato in alto mare”, come disse all’epoca la senatrice Montevecchi.

Leggi anche:

Digitalizzazione del Patrimonio culturale, si insedia il Comitato scientifico ICCU-DiCultHer

Digitalizzazione patrimonio culturale, quelle risorse ‘arenate’ tra Mef e Mibact

Elezioni 2018, M5S: rivedere riforma Franceschini, riorganizzare servizi aggiuntivi nei musei e più controlli sull’Art Bonus

Rispondi