Cultura Bonisoli CamereÈ stato il giorno dell’esordio in Parlamento per il nuovo ministro della Cultura Alberto Bonisoli che per oltre 45 minuti ha illustrato di fronte alle Commissioni riunite di Camera e Senato le linee programmatiche del suo dicastero. Maggioranza e opposizioni hanno ascoltato il ministro parlare di nuove risorse, assunzioni al Mibact, funzionamento del ministero, musei e diplomazia culturale, spettacolo e fondazioni lirico-sinfoniche, audiovisivo e altro ancora. Per le due ore successive i parlamentari presenti hanno espresso le proprie valutazioni sulla relazione di Bonisoli. Al termine dell’audizione, AgCult ha intervistato gli esponenti dei partiti e raccolto a caldo le impressioni sulla “prima volta” del ministro in Parlamento.

IL PRESIDENTE GALLO

Per il presidente della Commissione Cultura della Camera Luigi Gallo “il ministro ha dato segnali molti forti: dall’aumento dei finanziamenti agli investimenti nel lavoro del ministero”. In questi mesi, infatti, “molto spesso abbiamo sottolineato come in alcuni settori si rischi il collasso senza investimenti sul personale”. Ma, ha notato il presidente, il ministro “ha dato anche un taglio nuovo all’intervento sul tema della cultura: non più solo concentrata sui grandi attrattori, ma una cultura che si intreccia con la scuola, con l’università, con il territorio, coi paesi piccoli e con le periferie. Ma anche una cultura più meritocratica e più trasparente e che dia la possibilità a tutti di accedere ai fondi culturali secondo criteri chiari e trasparenti. Un cambio di passo – ha concluso Gallo – che va apprezzato particolarmente da quelle realtà che avranno ora la possibilità di fare la loro storia culturale per questo Paese”.

MOVIMENTO 5 STELLE

CARBONARO – Più che esaustivo l’intervento del ministro per la capogruppo in Commissione a Montecitorio Alessandra Carbonaro. “Mi è piaciuto fin da subito l’aver affrontato la tematica del lavoro. I dati sono allarmanti: più del 50% degli attori percepisce uno stipendio intorno ai 5.000 euro all’anno. Le opposizioni hanno delineato scenari ben diversi, ma la realtà è drammatica. Io sono una musicista e conosco bene la realtà di cui si parla”. Importante poi, per la deputata pentastellata, il riferimento “alle periferie e il tema della trasparenza nella governance e meritocrazia. È da qui che la cultura in Italia deve ripartire”. Infine, “ottimo il riferimento allo stretto rapporto che dovranno avere Miur e Mibact. I due ministeri devono andare insieme. La scuola non può trascurare la musica e le arti”. La prossima volta sarà anche l’occasione per l’esponente cinquestelle per sollevare il problema dei nuovi pubblici: “In che direzione stiamo andando? Come ci stiamo preparando?”.

MONTEVECCHI – Bonisoli, spiega la senatrice Michela Montevecchi, “ha definito quelli che saranno i molteplici binari sui quali correrà la sua azione e ci sono degli elementi di novità che non vanno sottovalutati, sia per il suo approccio come ministro sia per i contenuti. Si parla infatti di trasparenza, di equità sia nel l’erogazione dei fondi sia nelle nomine ministeriali. Ma anche quando parliamo di delega alla digitalizzazione, dando così importanza a questo campo fondamentale per la fruizione, per la condivisione del sapere, per la ricerca. Ha poi parlato di diplomazia culturale, di un piano straordinario per le assunzioni, la punta di diamante di queste linee programmatiche. Ha parlato poi di cultura diffusa e recupero delle periferie e del tessuto sociale attraverso la promozione culturale. Sono quindi molto contenta di questo intervento”, ha concluso la senatrice pentastellata.

LEGA

BELOTTI – Il capogruppo Lega in commissione Beni culturali della Camera, Daniele Belotti, ha apprezzato l’intervento di Bonisoli: “Mi è piaciuto l’atteggiamento del ministro, una persona tecnica che si presenta in questa nuova realtà con molta umiltà e che ha voglia di fare. Del suo intervento vanno sottolineati alcuni passaggi: in primis quello della cultura che dà lavoro. Bonisoli proviene dal settore culturale privato, quindi è per una cultura che vuole creare posti di lavoro senza vivere di assistenzialismo statale. Inoltre ho apprezzato che voglia rivedere i finanziamenti del Fus al mondo dello spettacolo, perché tante volte alcuni progetti sono stagnanti e bisogna analizzarne la situazione per favorirne la qualità”.

“Al ministro – ha aggiunto – suggerisco due cose. Il turismo ora è stato sganciato dal Mibac, però la cultura si basa molto sul turismo che in buona parte proviene dall’estero. Però i turisti cercano la cultura solo a Milano, Roma, Firenze e Venezia, bisogna far sì che il ministero promuova il turismo nelle realtà minori, che non hanno la forza per fare promozione ma che possono creare una rete culturale e turistica molto importante. L’altro punto che mi auguro possa essere preso a cuore da Bonisoli è la difesa delle lingue locali che rischiano di scomparire nell’arco di una generazione. Bisogna smetterla con la nomea disprezzante di lingue di ‘serie b’ per darle finalmente dignità”.

LATINI – “Molto soddisfatta, per l’esposizione del ministro e per l’attenzione che ha rivolto alle le nuove generazioni”, Giorgia Latini, vicepresidente leghista della commissione Beni culturali della Camera. “Come Lega – ha aggiunto -, grazie al senatore Paolo Arrigoni e ad Andrea Antonini commissario provinciale di Ascoli Piceno, abbiamo proposto un progetto da inserire nelle scuole superiori che offra la possibilità ai giovani di aprire musei, luoghi d’arte e palazzi storici che molto spesso sono chiusi o aperti a intermittenza. Per le risorse si potrebbero utilizzare quelle del Bonus cultura. E’ un progetto formativo che raggiungerebbe tre obiettivi con un colpo solo: darebbe l’opportunità di creare posti di lavoro, avvicinerebbe i giovani alla cultura e rilancerebbe il turismo facendo rivivere siti culturali oggi abbandonati”.

PARTITO DEMOCRATICO

ASCANI – Bonisoli, commenta la deputata dem Anna Ascani, “ha esordito con una mezza verità, ovvero la contentezza di non avere più il turismo, cosa smentita dai fatti perché più di metà del suo intervento è stato incentrato sulla promozione del patrimonio culturale italiano ovviamente legata al turismo. Sarà quindi molto complicato gestire tutto questo con una delega ad un altro ministero e ad un altro ministro. Secondo dato negativo è che manca il foglio del ‘come’: ci sono tante dichiarazioni di intenti, alcune apprezzabili altre difficili da capire, ma manca comunque la sostanza. Positiva è la volontà di aumentare le risorse, e noi quando sentiamo di più risorse per la cultura ovviamente siamo felicissimi. Non vediamo l’ora di capire come saranno spese. Stesso discorso per le assunzioni, ovviamente c’è bisogno di personale”. Tra i temi non toccati anche i decreti attuativi sullo spettacolo e la Convenzione di Faro e qui, spiega la Ascani, “ci dovrà spiegare come convincerà la Farnesina a metterla tra le sue priorità”.

PICCOLI NARDELLI – Rispetto al contratto di governo, ha aggiunto Flavia Piccoli Nardelli, “abbiamo avuto elementi su come intende muoversi. Ci sono alcuni temi che non ha trattato e che sono stati particolarmente felici nella passata legislatura, come l’art bonus e quei provvedimenti che vanno a toccare il turismo culturale, quindi l’Anno dei borghi, i cammini, le capitali italiane della cultura. Questo è stato completamente cancellato”.

RAMPI – Una mano tesa arriva dal senatore Pd Roberto Rampi che tuttavia non può fare a meno di notare nella relazione del ministro “una discontinuità rispetto all’opposizione nella passata legislatura e una continuità con il ministero Franceschini. Noi – ha aggiunto – saremo disposti a dare una mano nella battaglia che, immagino, non sarà semplice sulla legge di Bilancio. se si vogliono mantenere le risorse che noi abbiamo aumentato ed aumentarle ancora bisognerà combattere. E noi per la cultura combattiamo volentieri”.

FORZA ITALIA

APREA – “Un’impostazione manageriale, tuttavia da perfezionare perché mancano contenuti e cifre”. Valentina Aprea, capogruppo in Commissione alla Camera per Forza Italia, non appare delusa dall’intervento del ministro. A cui suggerisce di “rendere protagonisti i giovani, e non solo consumatori, della cultura come sanno fare le nuove generazioni utilizzando sia forme e modalità nuove che format molto moderni”. Anche la cultura “deve passare attraverso il nuovo modo di comunicare. Ho suggerito al ministro un censimento di beni archeologici privati. Una cosa che non è stata mai fatta e che potrebbe far capire che cosa abbiamo davvero e farlo fruttare dal punto di vista economico. C’è infine la questione del lavoro legato al settore culturale, formazione e nuovi mestieri”.

GIRO – “Il neo Ministro dei Beni Culturali mi ha dato l’impressione di essere una persona seria e con ottime intenzioni, ma un po’ fuori dalla realtà”, ha dichiarato in una nota Francesco Giro senatore di Forza Italia. “Sembrava all’oscuro di molte cose che sono già in atto, è la triste eredità del suo predecessore. Bonisoli, con poche battute, ha dimostrato di sapere tutto ma di non voler scoperchiare nulla, limitandosi a dire che per lui le domeniche gratuite sono un fatto utile ma obsoleto. Sulla cogestione pubblico-privato non si è sbilanciato, ma ha fatto capire che il privato è bello – cosa che anche noi sosteniamo – ma come farlo intervenire da protagonista nella valorizzazione del patrimonio culturale (e non da elemosiniere) non ci è dato ancora saperlo. Sul FUS il neo Ministro ha annunciato un cambiamento nei criteri di ripartizione, ma senza ricordare che sono stati appena riformati. Ci dica almeno cosa ne pensa del nuovo sistema. Nulla. Zero. Dei fondi europei si è limitato ad esaltarne l’utilità come sta accadendo a Pompei. Fondi che sono arrivati lì grazie all’ultimo governo Berlusconi! Insomma ha detto tante cose, anche ragionevoli, ma scollegate dalla realtà, come se fosse un marziano venuto da un mondo lontano. Il suo Ministero, invece, è attraversato da tante riforme molte delle quali fasulle se non nocive e da smantellare”.

FRATELLI D’ITALIA

MOLLICONE – Una relazione “positiva”, commenta Federico Mollicone, “perché comunque un ministro della Repubblica è venuto in commissione congiunta per presentare i suoi indirizzi, che peraltro sono indirizzi anche a parole condivisibili: una maggiore attenzione alla sussidiarietà, al rapporto pubblico-privato in maniera permeabile anche sul territorio, si prevedono nuovi fondi e anche di valorizzare i musei con una concezione contemporanea non classica tradizionale un po’ superata. Di negativo c’è il riordino del Fus che, anche se il ministro ha dimostrato di avere intenzione di rivoluzionare, proprio in questo momento nel suo ministero ci sono delle commissioni nominate in fretta e furia dall’ex ministro Franceschini che stanno ancora lavorando secondo l’impostazione tipica del precedente governo. Sappiamo che sono pronti molti ricorsi e che ci saranno molti contenziosi con l’amministrazione. Quindi la provocazione che gli abbiamo fatto è stata quella di dire Lei è il ministro di un governo giallo verde di discontinuità ma in realtà sta ancora governando Franceschini”. Mollicone non risparmia critiche neanche al Teatro dell’Opera di Roma, spiegando che “purtroppo abbiamo notato che il ministro Bonisoli, e anche sindaco Raggi, si è fidato di quello che Fuortes ha presentato come oro ma come abbiamo avuto modo già di dichiarare pubblicamente è un oro che non brilla perché lui parla di un aumento dei biglietti e invece nel preventivo 2017 c’è stata una diminuzione di 700 mila biglietti, e c’è una diminuzione del 62% dei fondi privati”.

FRASSINETTI – “Il ministro ha delineato un programma molto intenso. Ha annunciato la buona notizia che ci saranno più fondi per la cultura, settore purtroppo poco curato. Però credo che passare alla concretezza dei fatti, alla sburocratizzazione, alla discontinuità con un ministero che è stato legato troppo volte a delle logiche conservatrici non sarà per niente facile”. Questo il commento di Paola Frassinetti, vicepresidente Fdi della commissione Beni culturali della Camera. “Come Fratelli d’Italia -spiega – abbiamo proposto di liberare gli archivi dei musei, sul modello di quello che fanno altri paesi europei i quali danno opere minori in prestito. Ad esempio la Francia ha svuotato ad Abu Dhabi il caveau del Louvre. Noi, che abbiamo gli archivi degli Uffizi e la Pinacoteca di Brera stracolmi di opere, dovremmo fare lo stesso”. Tra le altre proposte, prosegue Frassinetti, “quella di inserire nei programmi scolastici le visite ai musei a partire dalle classi primarie, in modo da educare gli studenti sin da piccoli alla cultura”. Infine, conclude la deputata Fdi, “ho invitato il ministro a tutelare un bene culturale che oggi non è stato menzionato: la lingua italiana, oggetto purtroppo di inserimento di termini stranieri, deturpata e che non viene tutelata a dovere”.

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