Il fenomeno della pirateria digitale si attesta al 37%, due punti percentuali in meno rispetto al 2016. I mancati incassi per l’industria a causa del fenomeno illegale sfiorano i 617 milioni di euro e il danno stimato all’economia italiana supera il miliardo con quasi 6.000 posti di lavoro a rischio. Per contrastare il fenomeno serve puntare su uno sviluppo sempre più diffuso dell’offerta legale, potenziare gli strumenti regolatori e di enforcement, promuovere la cultura della legalità attraverso campagne educational e di comunicazione.

Questi gli allarmanti dati che emergono dall’indagine Fapav/Ipsos, condotta per il secondo anno consecutivo sulla pirateria audiovisiva in Italia e presentata a Roma presso la Casa del cinema di Villa Borghese.

L’evoluzione della pirateria nel sistema italiano rappresenta quindi il grande tema da affrontare per comprendere i cambiamenti che interessano il settore del cinema e dell’audiovisivo. Un tema che riguarda il futuro del settore e di quanti dedicano ad esso la propria creatività.

BORRELLI: L’INTERO SETTORE E LE ISTITUZIONI FACCIANO LA LORO PARTE

Da queste premesse parte il discorso di Nicola Borrelli, Direttore Generale per il Cinema del Mibac. “Ci sono dei miglioramento da fare, come in tutti gli ambiti. La repressione per quanto possa e debba migliorare nella sua efficacia non può essere lasciata da sola. L’intero settore e le istituzioni pubbliche devono fare la loro parte”. Per quel che riguarda questo ultimo aspetto, “al settore – continua Borrelli – dobbiamo chiedere modelli di business che siano efficaci anche contro la pirateria. L’offerta legale di contenuti digitali a costi contenuti e con facilità di accesso è uno strumento altrettanto importante, a mio modo di vedere. L’avvento delle piattaforme aiuta a fornire contenuti digitali a prezzi ragionevoli che impattano positivamente. Ma questo non basta, occorre studiare nuove soluzioni”. Si tratta di obiettivi che “si possono raggiungere solo con un’azione combinata tra i Ministeri, la magistratura, il mercato e le istituzioni che devono accelerare il processo”.

Il Direttore generale fa riferimento, per esempio, alla necessità di rivedere le tempistiche di uscita dei contenuti in Italia rispetto al contesto europeo, impostazione che alimenta gli atti di pirateria. Proprio in questa ottica, “deve venir meno – sottolinea Nicola Borrelli – la necessità di rivolgersi al mercato illegale. Facciamo conoscere soprattutto alle giovani generazioni che la pirateria è un danno vero alla creatività.”

Cita poi la vicenda della battuta d’arresto del tentativo di riforma del copyright in Parlamento europeo. “É stato un momento che nessuno di noi avrebbe voluto vedere. Lo consideriamo però come uno dei tanti incidenti di percorso che si possono incontrare in un settore delicato come questo”.

RUTELLI: CREAZIONE DI UNA CATENA DI VALORE PER GARANTIRE FUTURI EQUILIBRI

Interviene anche il Presidente di Anica, Francesco Rutelli, per “confermare l’impegno in questo grande gioco di squadra”. Secondo Rutelli due sono le problematiche pressanti nel sistema odierno e solamente tenendole in considerazione e superandole con soluzioni costruttive sarà possibile guardare al futuro.

Il primo problema è legato al “lavoro per i nostri figli, una prospettiva decente per le nuove generazioni, per chi ha un mestiere e per chi cerca di consolidarlo. Noi stiamo parlando di questo e lo dobbiamo fare non con uno spirito recriminatorio ma sottolineando quanti buoni posti di lavoro il mondo del cinema e audiovisivo assicura ma che sono a rischio se la dinamica degli ultimi anni non si interrompe”.

Secondo argomento interessa un orizzonte più largo. “Il mondo sta cambiando in modo drammatico e il punto è capire se questo cambiamento spettacolare consoliderà il crimine informatico o permetterà di ritornare in una direzione virtuosa nei nuovi equilibri della filiera dell’audiovisivo? Questo è il tema. Se le piattaforme entrano nella catena del valore in modo razionale, senza agire in maniera spregiudicata, il sistema può trovare un assestamento”. E fondamentale è il ragionare “insieme. Questa è l’unica parola che dobbiamo usare per affrontare questa battaglia in maniera efficace. Una maggiore armonia ed efficacia nella regolazione della catena del valore è lo strumento decisivo di fronte ai cambiamenti mondiali che stiamo vivendo”.

LA PIRATERIA AUDIOVISIVA IN ITALIA: L’INDAGINE

L’indagine parte dall’intervista ad adulti e ragazzi under 15 sulle loro abitudini sul tema dell’accesso ai contenuti digitali. La ricerca copre un periodo che va dal 24 novembre al 9 dicembre 2017.

Negli ultimi anni, le nuove tecnologie hanno reso indubbiamente più semplici le modalità di accesso ai contenuti pirata. A questo si affianca però una crescita dell’offerta che ha permesso un aumento di utenti che si rivolgono al mercato legale. Con ciò non si vuole affermare che la pirateria sia meno pericolosa di quanto lo era in precedenza in quanto essa rimane ancora un forte freno alla crescita e agli investimenti nel Paese.

Aumenta, infatti, la percentuale di utenti (+4%) che, di fronte a un sito pirata oscurato, si rivolge ad una alternativa a pagamento. L’indagine ha rilevato, inoltre, un lieve calo di due punti percentuali nel numero di pirati anche se rimane alta la percentuale (70%) degli utenti Internet che ha piratato almeno un contenuto nel 2017.

Per quanto il numero di pirati adulti appare stabile, passando dal 39% del 2016 al 37% del 2017, diminuisce comunque la frequenza di atti illeciti. Essi sono infatti il 6% in meno rispetto all’anno precedente (per un totale di 631 milioni).

IDENTIKIT DEL PIRATA 2017

Un utente con un’istruzione medio alta, lavoratore autonomo e libero professionista che predilige film. Questo l’identikit risultato dell’indagine condotta sulla pirateria. Un fenomeno che registra un bilanciamento di genere in quanto il profilo medio del pirata non è più principalmente maschile. Cala rispetto al 2016, il numero di giovani pirati under 15 (-7%) che preferiscono film in streaming.

Il pirata del 2017, consapevole di compiere un reato, punta al risparmio (37%) o scarica per questioni di praticità (25% gli adulti e 22% gli adolescenti). Molti considerano l’accesso illegale ai contenuti digitali una questione di condivisione, un aspetto legato alla socialità. A rispondere in questo modo all’indagine sono stati il 25% dei ragazzi ed il 14% degli adulti, convinti che questo tipo di attività “non sottragga nulla a nessuno”.

I film rimangono il contenuto più piratato, seguiti da programmi e serie tv. Il pirata del 2017 preferisce lo streaming (26%) anche se l’utilizzo del download cresce di cinque punti percentuali arrivando a 22%. Si tratta di utenti molto soddisfatti della qualità delle copie piratate, soprattutto per quanto riguarda il download.

La consapevolezza dell’illegalità della pirateria cresce negli under 15. Il 78% dei pirati è a conoscenza di compiere un reato a fronte del 69% nella precedente rilevazione. Tra i pirati è però ancora scarsa la percezione sui danni generati sul piano culturale ed economico: il 72% degli adulti e l’82% degli adolescenti non ritiene che piratare sia un comportamento grave.

INCIDENZA E DANNI AL SETTORE

Per l’industria audiovisiva il danno è elevato, anche se calano le fruizioni perse: sono 110 milioni pari a un danno di 617 milioni di euro. Nel complesso si stima una perdita occupazionale pari a 5.700 posti di lavoro, una perdita di fatturato per l’intera economia italiana di oltre 1 miliardo di euro (diminuita del 13% rispetto al 2016 ma sempre rilevante) e una incidenza sul PIL pari a 369 milioni di euro (in calo del 14% rispetto al 2016).

Sarebbe necessario agire su tre direttive, ha spiegato Nando Pagnoncelli, Presidente Ipsos Italia illustrando la relazione. “La prima è l’ampliamento dell’offerta legale sempre più aderente alla richiesta di “flessibilità e personalizzazione” dei consumatori italiani. La seconda riguarda la diffusione della consapevolezza dei danni e dei rischi legati al fenomeno. Questa sarebbe ancora più efficace se fosse legata alla questione del lavoro e della qualità delle produzioni”. Infine, conclude Nando Pagnoncelli “dovrebbero introdursi efficaci strategie di contrasto ai siti web che distribuiscono illegalmente contenuti audio-video”.

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