Parchi val di CorniaL’11 luglio ricorre il ventennale del Parco archeologico di Baratti e Populonia. Uno dei dieci luoghi gestiti dalla società Parchi di Val di Cornia, nata qualche anno prima (1993) proprio per dare vita al sistema dei parchi della Val di Cornia, ovvero le aree naturali protette, le aree archeologiche e i beni culturali dei Comuni di Piombino, Campiglia Marittima, San Vincenzo, Suvereto e Sassetta. Per l’occasione è stato organizzato il convegno “Ricerca, valorizzazione e management: tra passato e futuro del parco archeologico di Baratti e Populonia” che si svilupperà tra il pomeriggio dell’11 e la mattina del 12. Tra i relatori, Claudio Bocci, direttore di Federculture e principale sostenitore del ruolo fondamentale dell’impresa culturale nella gestione della cultura in ambito territoriale.

“La Parchi Val di Cornia rappresenta un’esperienza di eccellenza nel panorama del processo di tutela, valorizzazione e gestione innovativa e sostenibile delle risorse culturali”, spiega Bocci ad AgCult. Questo è stato possibile partendo “da un percorso di pianificazione territoriale di ambito vasto, in cui una serie di comuni, con capofila Piombino, hanno messo a valore i loro asset ambientali e culturali e li hanno conferiti a un soggetto gestore che ha fatto un lavoro eccellente di animazione e sviluppo sul territorio a base culturale”.

UN MODELLO DA REPLICARE

Questo modello di impresa culturale a distanza di 20 anni ha, secondo il direttore di Federculture, ancora “un grande valore e andrebbe replicato anche in altri contesti”. E in questa direzione va proprio il bando ‘Progettazione per la cultura’ del Mibac.

DALLA PARCHI VAL DI CORNIA ALLA PROGETTAZIONE PER LA CULTURA

Proprio dall’esperienza della Parchi Val di Cornia, spiega Bocci, è nata “una serie di considerazioni e di approcci su cui Federculture ha lavorato in questi anni e da cui sono scaturite molto proposte”. A cominciare dall’idea “della pianificazione strategica e la progettazione integrata che mette insieme asset tra loro diversi ma sotto un unico soggetto che oggi definiamo all’impresa culturale”. Ed è da “questa idea di impresa culturale che gestisce asset diversi su ambiti territoriali omogenei che è nata l’idea del bando ‘Progettazione per la cultura’”. L’esperienza di Parchi di Val di Cornia è stata infatti “iniziatrice di una visione della valorizzazione in un ambito territoriale. E’ stato anche la prima occasione in cui l’amministrazione ministeriale ha conferito la gestione, in questo caso, dell’area archeologica di Populonia, a un soggetto di impresa culturale che non fosse la soprintendenza, replicata poi in altri contesti (Aquileia, ad esempio)”.

IL BANDO DEL 2016 E LA DELIBERA CIPE

Il bando ‘Progettazione per la cultura’ fu lanciato nel giugno 2016 finalizzato a incoraggiare i Comuni del Mezzogiorno a predisporre progetti integrati di valorizzazione e gestione, anche a fini turistici, del patrimonio culturale, con particolare riferimento ad ambiti territoriali che condividono una analoga radice identitaria. La misura, attivata in collaborazione con l’ANCI, ispirata ad una proposta da tempo fortemente sostenuto da Federculture e più volte rilanciata nelle ‘Raccomandazioni’ di diverse edizioni di Ravello LabColloqui Internazionali -, ha costituito – spiega Bocci – “una rilevante innovazione che ha impegnato i territori a superare un approccio puntuale nello sforzo di condividere una strategia d’area vasta e un reale progetto di sviluppo a base culturale, saldamente agganciato ad un modello gestionale sostenibile”.

Dopo questo primo passo del Ministero, pochi mesi fa il governo, attraverso una recente delibera Cipe, ha immesso altre risorse (24 milioni di euro) per finanziare i bandi del primo Progettazione per la Cultura (2016) che aveva riguardato le regioni del Mezzogiorno e ha aggiunto 6 milioni di euro anche per le regioni del Centro-Nord. “Tutto questo – evidenzia il direttore di Federculture – risale proprio alla riflessione ispirata dalla Parchi Val di Cornia Spa. un’esperienza caratterizzata da equilibrio di bilancio, molta ricerca, accumulazione di capitale culturale riversato sulle linee di creazione di valore dell’esperienza di fruizione da parte dei cittadini”.

IL PARCO DI BARATTI E POPULONIA

L’11 luglio 1998 l’area archeologica di Baratti apriva le sue porte ai visitatori con una veste tutta nuova. Si inaugurava infatti, alla presenza dell’allora Ministro Walter Veltroni, il primo lotto del Parco archeologico di Baratti e Populonia, realizzato grazie a finanziamenti del reg. CEE 2081/1993-1° triennio per un investimento complessivo di oltre Euro 3.360.000,00 (di cui oltre il 70% finanziato dal contributo comunitario.

A partire da quel momento il volto di quel territorio cambierà completamente, non solo per l’apertura al pubblico di una nuova area, quella della necropoli delle Grotte, ma anche per il criterio utilizzato per strutturare i percorsi di visita e per la valorizzazione e fruizione dell’area. Il Parco viene infatti dotato di un suo centro visita e bookshop, di pannelli illustrati lungo i percorsi, di un centro di archeologia sperimentale pensato già allora, in periodi non sospetti, per rendere l’archeologia alla portata di tutti. Oggi si parla tanto di archeologia pubblica, di restituzione al pubblico delle ricerche: il lavoro della Parchi Val di Cornia, sin dai primi progetti è sempre andato in questa direzione, pensando proprio che la ricerca non possa esimersi dal collegarsi alla valorizzazione e alla fruizione da parte del visitatore.

A distanza di 20 anni il Parco si presenta ancora rinnovato. Ed è sempre l’Acropoli di Populonia a mostrarsi con un nuovo volto grazie a nuovi percorsi, mosaici restaurati e restituiti alla visita, ricostruzioni di strutture antiche realizzate grazie al progetto finanziato da Arcus (oggi Ales – Arte Lavoro e Servizi S.p.A). Un lavoro importante che non rappresenta tuttavia un punto di arrivo, ma un nuovo trampolino di lancio per altri progetti, come quello attualmente in corso dei “Grandi Attrattori”, che vede coinvolte tre città etrusche della Toscana: Populonia (Piombino), Cortona e Volterra.

Questo è oggi il parco: oltre 100 ettari di aree archeologiche valorizzate e fruibili nello straordinario paesaggio del promontorio di Piombino; un eccezionale patrimonio archeologico visitato ogni anno da quasi 50.000 persone.

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