Se il governo vorrà rendere strutturale un programma per la promozione del consumo culturale, il Partito democratico sarà dalla sua parte. Il sostegno è stato espresso in aula al Senato da Simona Malpezzi e Roberto Rampi, firmatari di un’interrogazione al ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli sul Bonus cultura e sul futuro di questa misura che incentiva i consumi culturali dei 18enni attraverso un voucher da 500 euro da spendere in libri, teatro, concerti, musei, etc. Il ministro, rispondendo all’interrogazione, ha annunciato l’intenzione di adottare un piano per il consumo culturale dei giovani (non solo diciottenni) “che associ progetti di diffusione della cultura nelle scuole, con incentivi agli acquisti di prodotti e servizi, a partire dal 2020”.

MALPEZZI

I due esponenti Pd hanno detto in sede di replica che saranno “dalla parte del ministro” nello sforzo di rendere la misura strutturale. A patto che, ha detto Malpezzi, non si voglia invece “incominciare a fare una serie di differenze che non tengono conto dell’importanza del godere di tutto ciò che è il patrimonio culturale e dell’esperienza culturale di dare garanzia ai nostri ragazzi in base al nostro elemento cardine: un investimento di un euro in sicurezza doveva avere di fronte un euro in cultura perché è così che crei sicurezza. Questa è la filosofia che stava la base del 18app e del bonus cultura”.

Anche il riferimento alla scuola non piace alla senatrice dem che avvisa il ministro: “Non è necessario che i ragazzi siano a scuola, perché lei chiaramente avrà ben chiari i dati di dispersione scolastica, che riguardano i ragazzi dai sedici anni in su. Vogliamo forse dire che se ci sono ragazzi che non vanno a scuola, noi non cerchiamo di riprenderli perché tanto non vanno a scuola? Garantiamo loro invece qualche strumento in più per poter bere e dissetarsi con tutte le opportunità di cultura, che molti di loro non hanno mai visto perché vivono in situazioni particolarmente disagiate o in situazioni che non sono disagiate dal punto di vista economico, ma lo sono da altri punti di vista”.

Come non piace il riferimento alla distinzione in base alla situazione economica delle famiglie di provenienza: “Non è detto che provenire da una famiglia benestante sia necessariamente la chiave per far accedere un ragazzo alla cultura. Noi riteniamo che sia importante un’impostazione che garantisca che lo Stato dia questo diritto di cittadinanza culturale ai nostri ragazzi”.

RAMPI

Roberto Rampi si è dichiarato parzialmente soddisfatto dalla risposta del ministro e ha sottolineato di aver apprezzato “discontinuità con la posizione delle forze che appoggiano questo Governo nella scorsa legislatura, che erano pesantemente contrarie a questo provvedimento”. Il senatore mette poi sull’avviso il ministro dal non confondere i piani quando parla di interventi a scuola: “18app o qualsiasi misura che lavora sul fronte della domanda culturale è qualcosa di diverso rispetto a ciò che si può fare a scuola”. Spesso, ragiona Rampi, “quello che ci insegnano a scuola lo viviamo in maniera pregiudiziale, come qualcosa che, venendo dall’autorità e dalle istituzioni, non ci piace. Quando siamo ragazzi, siamo un po’ così, siamo un po’ ribelli, vogliamo scegliere noi. 18app è la possibilità per i ragazzi di scegliere loro liberamente, senza essere giudicati. Hanno scelto moltissimi libri, è una bellissima cosa, ma potevano scegliere i concerti, la musica, qualsiasi cosa e questa libertà è preziosa”.

Infine, anche Rampi confessa di essere stato “dell’opinione che dovessimo differenziare questo intervento sulla base del reddito delle famiglie di provenienza”. Tuttavia, ha spiegato, “ho cambiato idea perché sono convinto che non è detto che un ragazzo proveniente da una famiglia benestante abbia l’appoggio dei genitori benestanti per i suoi consumi culturali, che magari vanno in direzione ostinata e contraria rispetto a quelle che sono le convinzioni dei suoi genitori. È importante allora non fare differenza su ragazzi di diciotto anni, perché i ragazzi di diciotto anni non sono né benestanti, né in condizioni di povertà: non sono ancora in nessuna di queste due condizioni e questa è una grande opportunità”.

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