“La rigenerazione urbana avviene solo attraverso la riconversione sociale, la riconversione sociale avviene solo se diamo dignità all’uomo. Dare dignità all’uomo significa dargli un lavoro”. Sono queste le parole con cui si racconta ad Agcult Antonio Martiniello, architetto ideatore del progetto OfficinaKeller a Napoli.

Martiniello si occupa di progettazione architettonica e da molti anni si è “appassionato alla rigenerazione urbana legata al sociale”, ha detto a margine della tavola rotonda ‘Connecting Innovation’ organizzata a Napoli dal team Re-Generation (Y)outh. Martiniello è stato il fautore anche del progetto made in Closter, da cui si è però con il tempo distanziato perché “non rispettava i miei intenti etici”.

In un contesto come quello in cui viviamo “il lavoro va inventato – continua l’architetto – In particolare qui al Sud, nel Mediterraneo abbiamo una grossa esigenza di reinventare il lavoro.” Come farlo? Martiniello è fermamente convinto che occorra “prendere le risorse dai nostri territori. Nel caso specifico di Napoli e di Porta Capuana, abbiamo l’artigianato”.

“Io cerco di reinventare il lavoro attraverso i valori e i saperi che, in qualche modo, stanno scomparendo. L’artigiano oggi lavora da solo, senza la parte progettuale e con un prodotto non vendibile. Ho creato OfficinaKeller come laboratorio dove l’artigiano si relaziona con un nuovo committente, l’artista o il designer”.

IL PROGETTO DI RIGENERAZIONE

OfficinaKeller è un hub creativo che ha sede nell’area dell’ex lanificio sito a Porta Capuana. Si tratta di una vera e propria officina di idee basata sulla condivisione e la partecipazione di varie figure professionali attive nel settore della cultura e delle arti visive, della formazione e dell’economia.

Il progetto OfficinaKeller ha già restituito con fondi propri, restaurandolo, 3000 mq di uno dei più importanti esempi del Rinascimento partenopeo. Grazie a questo primo intervento di recupero architettonico, la sede si propone di diventare il luogo dove la domanda di artisti, architetti, designer e creativi vari provenienti da tutto il mondo, incontri le competenze dei tanti artigiani campani in grado di poter rispondere alle esigenze di produzione ed esecuzione di manufatti e opere di varia natura da destinare a musei, collezioni pubbliche e private, festival, rassegne.

IMPATTO SUL TERRITORIO

Dal 2010, l’analisi sul luogo porta l’architetto a investire nell’area del Convento di Santa Caterina a Formiello. Un luogo che subisce negli anni, a partire dal ‘700 e passando per l’Unità d’Italia, diverse trasformazioni. L’intento dell’architetto è “svuotare il complesso per portare nuova vitalità, un luogo dove voglio realizzare questo nuovo centro di formazione, di trasformazione e di integrazione con i migranti, grazie anche all’apporto della Cooperativa Dedalus”.

E valutando l’impatto finora riscontrato sul territorio, l’architetto sottolinea come “le realtà sono diverse. Le integrazioni sul territorio sono il frutto dell’attività di cooperative sociali, come la Cooperativa Dedalus e Officine Gomitoli, e delle progettualità che OfficinaKeller riesce a fare. Nel momento in cui si dà un lavoro, non si tratta più qualcosa con carattere temporaneo ma l’obiettivo che vogliamo raggiungere è quello di formare le persone su una specificità in modo che possano utilizzarla al meglio o portarla con loro.”

Nella zona in cui opera OfficinaKeller “c’è grande business culturale e una risorsa infinita: l’arrivo dei migranti. Quando arrivano non vedono l’ora di andare via per la grande situazione di degrado in cui si trovano. Dedalus e le altre cooperative sociali aiutano molto in questo. OfficinaKeller si propone come collettore delle diverse realtà che cercano di sviluppare progetti di lavoro sul territorio”.

“C’è grande speranza – afferma Martiniello. È come se le persone stessero aspettando OfficinaKeller e l’Associazione Dedalus perché le istituzioni, in questo luogo, fanno fatica ad esserci, anche per interventi basilari. Il quartiere ha bisogno di segnali e di comprendere che qualcosa sta accadendo. In una realtà come questa, è tutto nelle nostre mani.”

 

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