Mibac Bonisoli cultura sistema museale nazionaleUna lettera per chiedere il “riconoscimento a fini concorsuali dell’anno di Servizio Civile prestato presso il Mibact” o “eventuale assegnazione di Incarichi a tempo determinato a prosecuzione del lavoro intrapreso”. La missiva – indirizzata ai ministri Alberto Bonisoli (Mibac), Giulia Bongiorno (Pa) e Luigi Di Maio (Lavoro) – arriva dal raggruppamento di 662 dei 1050 Volontari del Servizio Civile Nazionale attualmente impegnati presso 135 organi del ministero dei Beni culturali (Organi centrali, periferici, Istituti, Poli museali regionali, Soprintendenze, Archivi di Stato, Biblioteche), avviati al servizio a settembre 2017 attraverso il “Bando per la selezione di 1050 volontari da impiegare in progetti di servizio civile”.

“Come noto – si legge nella lettera – l’esperienza di Servizio Civile ha tra le sue finalità la salvaguardia e la tutela del patrimonio della Nazione, tra cui quello storico-artistico e culturale. La possibilità di trascorrere un anno presso il Mibac, di incrementare le nostre competenze e professionalità, così come l’alto valore intellettuale e morale che riconosciamo all’esperienza di Servizio Civile, ci hanno spinti ad accettare con serietà ed impegno i Progetti per i quali siamo stati, tra i molti candidati, scelti”.

Le procedure di selezione per titoli e colloquio svoltesi presso i Segretariati Regionali, spiegano, “non possono considerarsi ‘ordinarie’ poiché i titoli, le competenze e le esperienze professionali pregresse (anche presso il Mibac) da noi posseduti sono stati determinanti nella definizione delle graduatorie ed hanno condotto alla formazione di un gruppo eterogeneo e variegato di Volontari con età compresa tra i 18 e i 30 anni ed un grado di formazione fino anche al 3° ciclo di studi”.

Attualmente ci sono in servizio circa 1050 Volontari “altamente specializzati nel settore culturale e nei settori ad esso connessi, che per amore delle rispettive professioni e mossi da un alto senso di responsabilità nei confronti delle Istituzioni della Repubblica, hanno dedicato ed investito un anno della propria vita nella tutela del nostro Patrimonio Culturale. Tale scelta ci ha condotti ad una crescita professionale e personale maturata attraverso la diretta esperienza sul campo, il coinvolgimento in progetti locali e la collaborazione col personale interno, anche, nel fronteggiare la carenza di unità lavorative che, a causa dei pensionamenti, ha investito alcune Sedi”.

Il 12 settembre 2018 “il nostro percorso di Servizio Civile presso il Mibac giungerà a termine. Vi è il rischio che la formazione che il ministero e gli Enti ospitanti hanno dispensato durante questo anno, integrata e mirata ad una pluralità di conoscenze e di comportamenti, possa essere vanificata e perduta, poiché non reinvestita adeguatamente nel lavoro fattivo di questa P.A. Coscienti inoltre dell’alta percentuale di disoccupazione giovanile in Italia, fenomeno che il vostro Governo vuole fronteggiare attraverso il Contratto per il Governo del Cambiamento, anche investendo sulla Cultura e sui Beni culturali, e consapevoli dei massicci pensionamenti che sono in atto presso le P.A. ed in particolare presso il Mibac, vi proponiamo di prendere in considerazione eventuali collaborazioni, per le quali vi diamo disponibilità già a partire dal 13 settembre 2018. Saremmo felici, infatti, che l’esperienza da noi maturata potesse essere reimpiegata, anche in continuazione ai progetti già avviati, molti dei quali rischieranno di rimanere incompiuti”.

Leggi anche:

Mibac, gli “ispettori onorari” chiedono di incontrare Bonisoli

One Comment

  1. Una richiesta scandalosa e senza vergogna, tipica di un paese in cui i beni culturali sono considerati un settore alla portata di chiunque.
    Allora integriamo anche i 500 e i 130 giovani selezionati da Franceschini, che invece dei diciottenni del servizio civile, utilizzati per lo più in servizi d’accoglienza e se va bene in possesso di una laurea triennale o magistrale (che NON erano requisito obbligatorio, perché era obbligatorio solo il diploma superiore), dovevano invece aver conseguito un dottorato o una specializzazione per poter partecipare alle selezioni. Mondi lontani anni luce.
    E integriamo allora tutti quelli che hanno fatto i tirocini nel ministero, nei musei, nelle soprintendenze, in cui davvero si affiancano funzionari, si fanno ricerche, si impara qualcosa. Altro che il servizio civile.
    Manca proprio il senso della misura, con i dottori di ricerca, loro sì iper formati e professionalizzati, che stanno a spasso.

Rispondi