Il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, è tornato davanti alle commissioni congiunte di Camera e Senato per proseguire la sua audizione sulle linee programmatiche del Mibac. Un intervento che ha convinto molti dei parlamentari presenti – bene i richiami al paesaggio e alla leva culturale per esempio – ma su cui non sono mancate le critiche, in particolare sulle coperture finanziarie per i provvedimenti annunciati (come la revisione del Bonus cultura o il tema delle assunzioni). AgCult ha intervistato diversi esponenti dei partito politici, sia di Camera che di Senato, raccogliendo le impressioni “a caldo” sull’intervento di Bonisoli.

ASCANI

Le dichiarazioni rese da Bonisoli, ha sottolineato la deputata dem Anna Ascani, “sono molto interessanti per certi versi e a volte anche difficili da comprendere, ma mi sembrano distanti dalla realtà. Si parla di assunzioni già dal 2019 senza citare né i fondi né come si farà. Si parla poi di una modifica dei criteri di assegnazione del Fus senza però specificare niente, e senza entrare nel merito è complicato modificare i criteri d’assegnazione di fondi che non sono così tanto ingenti ma che comunque determinano la vita di tanti che fanno spettacolo dal vivo e quindi hanno diritto di sapere cosa sarà di loro. Sul Bonus 18 app mi pare di capire che abbia cambiato totalmente idea e ne siamo felici: parla di una fascia di età 15-21 ma come si fa a dare 500 euro a tutti quelli che rientrano in quella fascia. Noi sappiamo che il Bonus cultura così come è stato concepito costa 240 milioni di euro l’anno, ampliare la fascia significa avere a disposizione almeno 1 miliardo”.

Bonisoli, prosegue la Ascani, “parla poi di aree sociali disagiate, una bella idea, ma per esempio penso alla popolazione carceraria e al suo alleato di governo: circa il 30 per cento della popolazione carceraria in quella fascia d’età è di origine straniera, allora si dà o non si dà il bonus? Tutte cose molto ‘distanti dalla crosta terrestre’, onestamente da un’audizione in Parlamento mi aspettavo un po’ più di concretezza, però vedremo, magari migliorerà nel tempo”. Il ministro, conclude la responsabile Cultura del Pd, non ha dato nessuna risposta sull’attuativo sulle industrie culturali e questo per noi è un problema serio perché entro la fine dell’anno quei fondi spariscono. Su questo presenteremo un’interrogazione urgente per farci dare una risposta di merito

PICCOLI NARDELLI

Flavia Piccoli Nardelli, presidente della VII commissione nella passata legislatura, sottolinea che sullo slittamento dei decreti attuativi “c’è molta incertezza” e “una grande vaghezza su quelle che saranno le decisioni da prendere. L’impressione è che ci sono buone intenzioni ma molta vaghezza e molto dilettantismo su questi temi che richiedono invece precisione assoluta su numeri, idee e possibilità reali. Rischiamo di deludere, creare scontento, di frustrare queste generazioni nuove che stanno lavorando con grande passione sui beni culturali, e soprattutto questa grande massa di persone che nei beni culturali lavora da tanti anni con molta serietà”, ha concluso la deputata Pd.

CARBONARO

“Sono molto felice di come è andata, mi è piaciuto molto il richiamo che il ministro ha fatto sul tema delle assunzioni, un tema molto caro a Bonisoli, e sono molto felice che ha intenzione di assumere altro personale e di indire concorsi che siano finalmente meritocratici”, ha commentato Alessandra Carbonaro, capogruppo M5S in commissione Cultura. “Iniziare l’audizione mettendo il ‘personale’ in primo piano – spiega – è fondamentale e segna un cambiamento rispetto le linee precedenti. Bene anche il riferimento al paesaggio, su cui in passato non è stato fatto abbastanza. L’articolo 9 della Costituzione dice che il popolo è sovrano di questo paesaggio e non tutelandolo perdiamo automaticamente la nostra identità. E’ stato quindi un richiamo molto importante”.

LATINI

Per la deputata leghista Giorgia Latini l’intervento di Bonisoli è stato “molto positivo, ho visto i parlamentari tutti quanti soddisfatti per le risposte date e anch’io sono stata molto soddisfatta perché ha risposto favorevolmente alla proposta in merito alla leva culturale, ovvero impiegare i giovani per tenere aperti i luoghi di cultura. Adesso dobbiamo capire la strada tecnica da seguire, se una proposta di legge oppure seguire un iter governativo”. Per la deputata leghista, quindi, “si apre un buon dialogo tra il Parlamento e il Collegio Romano”.

CANGINI

“Alla fine dell’audizione dell’altra volta ero rimasto molto insoddisfatto sulle linee programmatiche del Mibac perché il ministro Bonisoli era stato molto vacuo e aveva elencato i titoli dei temi senza entrare mai nel merito delle possibili soluzioni. Oggi è andata meglio, Bonisoli è stato più convincente nel tracciare la sua idea di gestione dei beni culturali”. Così il senatore Andrea Cangini, capogruppo di Forza Italia nella commissione Beni culturali di Palazzo Madama. “Sicuramente quella di Bonisoli non è un’idea rivoluzionaria, ha confermato una sostanziale continuità con il suo predecessore Franceschini – prosegue Cangini -. Il ministro si è soffermato molto sulle esigenze del personale interno, che è sotto organico, con una serie di aggiustamenti e di sensibilità che possono essere una buona base di confronto tra maggioranza e opposizione. Noi, come Forza Italia, faremo la nostra parte di critica che però sarà costruttiva”.

RAMPI

Nell’audizione di Bonisoli “ho trovato diversi spunti condivisibili. Chiaramente siamo ancora nell’inquadramento generale e bisognerà vedere il ministro all’opera nel merito. Le ipotesi espresse richiedono moltissime risorse e noi vogliamo capire meglio diversi aspetti”. Lo dichiara il senatore Pd Roberto Rampi, membro della commissione Beni culturali, che spiega: “Ad esempio sulla 18App sono state dette cose condivisibili e altre meno. Va bene il cambio di passo rispetto al passato riguardo il ruolo dei privati che per fortuna non vengono più descritti come dei mostri. Sono idee interessanti ma bisogna andarle a vedere nel concreto. Si è parlato di assunzioni al Mibac e di estendere il Bonus Cultura. Sono progetti dai costi impegnativi e a noi piacerebbe entrare nel merito delle cose”. Prosegue Rampi: “Bonisoli ha detto che per lui il Parlamento è una stella polare e allora lo invitiamo a lavorare insieme su determinate questioni. Anche perché, per fortuna, non mi sembra che ci sia discontinuità con la gestione precedente del ministero e quindi possiamo far tesoro di quanto prodotto nei mesi scorsi”. Ad esempio, sottolinea il senatore Pd, “una grande occasione potrebbero essere i decreti attuativi della Legge sullo spettacolo che abbiamo proposto noi nella precedente legislatura”.

MONTEVECCHI

“Sono soddisfatta di come è andata l’audizione. Bonisoli è un ministro collaborativo e umile e ho avvertito un buon clima da parte delle opposizioni”. Lo afferma la capogruppo M5S in commissione Beni culturali del Senato, Michela Montevecchi, che aggiunge: “Tra i punti salienti dell’intervento del ministro voglio rimarcare quello sulle assunzioni al Mibac, che non deve rimanere sguarnito di personale, con una sottolineatura riguardo alla meritocrazia. Bene anche Bonisoli sul rafforzamento della tutela, in particolare del paesaggio che di solito viene trascurato. Mi è piaciuto inoltre il riferimento sull’utilizzo della cultura come opportunità di riscatto sociale per tutti quei giovani che vivono in condizioni e in aree disagiate”.

IANNONE

“Apprezziamo la disponibilità del ministro Bonisoli a ricevere sulla vicenda Fus il comitato dei ricorrenti che gli presenterà una situazione incredibile in merito ai criteri di ripartizione dei fondi. Noi restiamo dell’opinione che il ministro avrebbe dovuto annullare in autotutela la precedente assegnazione, ma vogliamo comunque cogliere positivamente questa disponibilità all’ascolto”. Lo dichiara il senatore Antonio Iannone (Fdi), membro della commissione Beni culturali. “Poco efficace invece mi è sembrato il ministro su altri temi -prosegue l’esponente di Fratelli d’Italia -. Ad esempio sulla 18App ha detto che verrà modificata solo una parolina, mi sembra poco per un esponente di un governo che si definisce ‘del cambiamento’. Allo stesso modo esprimo preoccupazione per Matera 2019 perché mi sembra che le vicende politiche locali non garantiscano stabilità amministrativa con il rischio di ripercuotersi negativamente sull’intero evento. Mi aspettavo – conclude Iannone – che il ministero assumesse un ruolo di regia maggiormente incisivo”.

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