Bonisoli Castel Sant AngeloL’intreccio tra armi e uomini, mitologia e rappresentazione del potere. La mostra “Armi e potere nell’Europa del Rinascimento” – in programma dal 26 luglio all’11 novembre nella doppia sede di Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo – custodisce nuclei di armi storiche pressoché unici al mondo. Collezioni restaurate e riordinate per l’occasione che, unite a una serie di prestiti internazionali, fanno conoscere un fenomeno rimasto per molto tempo noto a pochissimi.

L’esposizione “nasce dalla collaborazione di due realtà all’interno del ministero – sottolinea il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli durante l’inaugurazione della mostra: il Polo museale del Lazio e quello dell’Emilia Romagna”. Secondo Bonisoli non si tratta di “una cosa così scontata perché siamo più bravi a parlare di fare sistema, ma quando c’è da fare alleanze e collaborazioni ci viene meno facile”. Stavolta, invece, “non solo è successo ma ha portato a risultati che potrete vedere”, aggiunge il ministro dei Beni culturali.

“Le armi è un tema non molto facile da trattare, sono utilizzate per qualcosa che non auspico a nessuno, mi piacerebbe un mondo senza armi – prosegue il ministro dei Beni culturali -. La realtà però è che la difesa di un Paese è qualcosa di cui ci si deve occupare”. La mostra, spiega ancora il titolare del Collegio Romano, “indaga il rapporto tra le armi e quello che è successo in una certa fase della storia italiana, una fase tribolata”. Il luogo in cui la mostra è allestita ha, secondo Bonisoli, un “significato forte: “Castel Sant’Angelo è nata come una tomba ma è diventato la fortezza principale dello stato difensivo della Chiesa. Ha un significato forte, è come se si riportasse a casa una serie di esperienze vissute, di risultati raggiunti e di competenze”. Un buon modo – secondo Bonisoli – per raccontare la storia dell’Italia e di riflettere su quello che una certa parte di sapere di conoscenza e di tecniche applicate possono essere messe a disposizione della società”.

LAMPIS: POLI MUSEALI COME ARMA CULTURALE

Una mostra come un racconto il cui obiettivo è creare un collegamento con il contesto in cui e da cui nasce. Questo il concetto che ha voluto esprimere Antonio Lampis, Direttore Generale Musei del Mibact. “L’idea della mostra è quella di un racconto delle opere ed è questo il vero lavoro dei musei. Il collegamento con il tessuto sociale è elemento fondamentale”.

“Faccio questo mestiere da settembre dell’anno passato – ha continuato Lampis – e ho una missione importante, quella di mettere in rete gli 8000 musei della nazione, musei dei comuni, diocesani, privati, musei d’azienda. Mettere in rete i musei significa portare l’Italia un passo avanti nel contesto internazionale. Questa mostra è il primo esempio di come si costruiscono le reti”.

“I poli musei sono l’arma culturale dello Stato”, sottolinea il Direttore Generale Lampis. “Vediamo un boom assoluto dei visitatori nei poli museali che hanno un ruolo fondamentale nel colmare la frattura tra distretti evoluti e zone rurali. I poli fanno questo, hanno dei tesori da valorizzare. È giusto che si dia maggiormente attenzione alla presenza nei territori. Voglio ricordare – conclude Lampis – l’Importanza di aver saputo collegare le collezioni esposte con il tessuto economico da cui le opere sono tratte”.

VALORIZZAZIONE, RICERCA E PROPOSTA: LE 3 PAROLE D’ORDINE DI EDITH GABRIELLI

Edith Gabrielli, direttrice del Polo museale del Lazio, delinea i “tre obiettivi della mostra: le mie tre parole d’ordine”. Si tratta, racconta Gabrielli, di “ricerca, valorizzazione e proposta”. Per quanto riguarda la ricerca, l’obiettivo è di “costruire uno strumento in grado di porsi in modo duraturo. La ricerca – secondo la direttrice del Polo museale del Lazio – si fa con i progetti, i progetti si fanno con gli studiosi”. C’è poi la questione della valorizzazione delle collezioni e i depositi del Polo museale del Lazio. “I depositi sono parte essenziale del museo – sottolinea Gabrielli -. Annullare i depositi è sbagliato, devono avere un ruolo attivo nel museo”. E infine la proposta: “Parlo ovviamente di proposta culturale – conclude Gabrielli – per restituire il fenomeno nella sua effettiva dimensione totalizzante”.

LA MOSTRA

La mostra è ideata e prodotta dal Polo museale del Lazio, in collaborazione con il Polo dell’Emilia Romagna. È curata da Mario Scalini, esperto del settore. Tra Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo saranno esposti circa 160 pezzi tra armature intere, armi da difesa e da offesa. Il progetto di allestimento è stato curato da Sonia Martone, direttrice di Palazzo Venezia, in collaborazione con il dipartimento di Architettura della Sapienza. Un ringraziamento particolare da parte del curatore della mostra Scalini. Si rivolge ai direttori dei musei autonomi quando dice che “prestare le opere a una mostra che esula dalle loro consuetudini è un atto di fiducia nei confronti della dottoressa Gabrielli, mio e del dottor Lampis”. Il nucleo centrale della mostra è costituito dalla collezione Odescalchi.

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