Approvate dal ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, le modifiche al decreto ministeriale del 17 maggio (DM 246/2018) che fissava condizioni, modalità e procedure per la circolazione internazionale dei beni culturali. Il decreto integrativo opera, in particolare, sulle disposizioni inerenti il “passaporto” quinquennale delle opere che sarà rilasciato dagli Uffici Esportazione.

Il Mibac aveva approvato e pubblicato il decreto ministeriale del maggio scorso in attuazione della Legge concorrenza – entrata in vigore nell’agosto del 2017. Era stata proprio la Legge concorrenza a istituire il “passaporto” per le opere.

IL DECRETO INTEGRATIVO

Secondo l’articolo 9 del decreto n. 246/2018, entro il 31 dicembre 2019, il Mibac attiverà l’anagrafe della circolazione internazionale delle opere culturali sul Sistema Informativo degli Uffici Esportazione. Tale strumento consentirà la gestione e il controllo in tempo reale di tutti i dati relativi alle cose e ai beni in transito sul territorio nazionale. L’anagrafe rilascerà un passaporto con validità pari a cinque anni.

Tale articolo viene integrato. L’avvio delle procedure di rilascio del passaporto sarà reso possibile solo dopo l’adeguamento del Sistema Uffici Esportazione. L’adeguamento consentirà il controllo sulle dichiarazioni di non assoggettabilità all’attestato di libera circolazione per le cose eseguite da oltre sessant’anni con un valore inferiore a 13.500 euro.

Il decreto integrativo inserisce, inoltre, una nuova fase per la definizione delle “specifiche tecniche necessarie per l’attivazione del passaporto”. Esse saranno adottate in seguito alla concertazione tra il Mibac e il Ministero dell’Interno e non più entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto n. 246/2018. Solamente in seguito a tale concertazione, la DG Archeologia, belle arti e paesaggio del Mibac, d’intesa con la DG Archivi e la DG Biblioteche e istituti culturali, definirà le specifiche tecniche menzionate.

L’ITER DI INTEGRAZIONE

Il Consiglio di Stato aveva espresso parere in merito all’abrogazione della disposizione del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS) inerente la tenuta di registri di pubblica sicurezza. In particolare, si fa riferimento alla disposizione del TULPS che stabilisce l’obbligo per i “fabbricanti, i commercianti, gli esercenti” di tenere un registro delle operazioni compiute giornalmente “su cose antiche o usate”.

Il registro deve contenere le generalità di coloro che compiono le operazioni e deve essere esibito agli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza quando richiesto.

La disposizione del TULPS non risulterebbe essere stata abrogata da successive disposizioni in quanto in linea con il Codice dei beni culturali. Il riferimento è all’articolo 63 che stabilisce: “coloro che esercitano il commercio delle cose (…) annotano giornalmente le operazioni eseguite nel registro prescritto dalla normativa in materia di pubblica sicurezza, descrivendo le caratteristiche delle cose medesime”.

Alla luce di queste valutazioni, il decreto integrativo ha introdotto la specifica relativa alla necessaria concertazione tra Ministero dei Beni culturali e Ministero dell’Interno riguardo la “tenuta dei registri di cui agli articoli 128 del TULPS e 63 del Codice” dei beni culturali.

Approfondimenti:

Decreto integrativo

Decreto ministeriale n. 246/2018 – circolazione beni culturali

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