Il ministro dei Beni culturali intervenga sul credito d’imposta per le imprese culturali e creative, anche in considerazione del fatto che le risorse già assegnate per l’anno 2018 (500mila euro) e per gli anni 2019 e 2020 (un milione di euro per ciascun anno) sono ancora bloccate in attesa di un decreto attuativo. E’ quanto chiedono le deputate dem della commissione Cultura della Camera, Anna Ascani e Flavia Piccoli Nardelli, in un’interrogazione indirizzata al Mibac.

Nel dicembre 2017 – ricordano – la commissione Bilancio della Camera ha approvato una proposta emendativa riguardante le imprese culturali e creative. In questo modo è stato introdotto nella legge di bilancio 2018 il credito d’imposta nella misura del 30 per cento dei costi sostenuti per attività di sviluppo, produzione e promozione di prodotti e servizi culturali e creativi.

Il credito d’imposta è stato previsto nel limite di spesa di 500mila euro per l’anno 2018 e di un milione di euro per il 2019 e il 2020 e rappresenta “un incentivo fondamentale per la crescita del settore”.

La manovra specifica, inoltre, che il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte dirette e dell’irap e non rileva ai fini della determinazione: della quota di interessi passivi deducibile dal reddito di impresa ai sensi dell’articolo 61 del testo unico delle imposte sui redditi; della quota di spese e altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, deducibile dal reddito di impresa ai sensi dell’articolo 109, comma 5, del medesimo testo unico.

Ascani e Piccoli Nardelli spiegano quindi che “con riferimento all’individuazione dei costi oggetto d’interesse, dei parametri da rispettare, dei tempi da seguire e soprattutto dei requisiti in termini di tipologia di attività da condurre al fine del riconoscimento dell’agevolazione, è necessario attendere la pubblicazione di un decreto attuativo da emanarsi a cura del Mibac in collaborazione con il Mef; le risorse già assegnate per l’anno 2018 (500.000 euro) e per gli anni 2019 e 2020 (un milione di euro per ciascun anno) sono infatti ancora bloccate”.

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