Il ministero dei Beni culturali intervenga per risolvere le questioni che riguardano l’occupazione, la valorizzazione e la maggiore e migliore fruibilità del museo nazionale della certosa monumentale di Calci (Pisa). Lo chiede la senatrice Valeria Fedeli (Pd) in un’interrogazione indirizzata al Mibac, nella quale sottolinea la “carenza cronica del personale, che sta portando addirittura nel mese di luglio e forse di agosto, in piena stagione turistica per Calci e per il litorale pisano, ad un orario di aperture ulteriormente ridotto, con ingressi dalle 8.30 alle 12.30 secondo il solito metodo degli ingressi scaglionati”.

L’attuale condizione di “sottoccupazione” del museo, aggiunge, “è decisamente da disapprovare, per ciò che essa comporta per i lavoratori, per i disoccupati e per la fruibilità culturale e turistica del museo”. Per queste ragioni chiede al Collegio Romano di “intraprendere ogni iniziativa utile per garantire una rapida sostituzione dei dipendenti in pensionamento e giungere ad una gestione unitaria e ottimizzare la gestione degli afflussi turistici (giorni e orari di apertura unificati, biglietto unico, sorveglianza, ottimizzazione del personale)”.

L’ex ministra dell’Istruzione ricorda l’impegno della vicepresidente della regione Toscana Monica Barni e dell’ex ministro Dario Franceschini, che hanno avviato un percorso che serve a giungere alla gestione unitaria dei due musei, dando via libera allo studio e alla stesura di un accordo di valorizzazione tra Ministero, Regione, università di Pisa e Comune di Calci che porti alla gestione unitaria tramite ad esempio la costituzione di una fondazione di partecipazione degli enti interessati”.

LA CERTOSA DI CALCI

La Certosa, fondata nel 1366 grazie al sostegno economico di illustri famiglie pisane, sorge fra gli ulivi della Valgraziosa, piuttosto isolata dall’abitato di Calci da cui dista circa 1 Km. Al convento si accede da due viali con un suggestivo percorso pedonale dai quali si gode della vista prospettica della doppia facciata del complesso. Quella più esterna, bassa, era destinata a funzioni alle quali potevano accedere anche gli abitanti della zona: la farmacia, la cappella di San Sebastiano o delle donne, il parlatorio, e, separata dalla corte d’onore, ampio spazio verde a prato, la facciata del monastero vero e proprio nel cui centro è la spettacolare facciata della chiesa, rivestita in marmo bianco, con uno scalone a doppia rampa e il coronamento del timpano con la statua dell’Assunta fra angeli.

Il convento, monastero di clausura dell’ordine certosino di San Bruno, fu soppresso in epoca napoleonica prima, e sabauda poi, ma fu nuovamente abitato dai monaci fino al 1969 quando lo abbandonarono definitivamente.

Nella Certosa sono aperti al pubblico gli ambienti dedicati alla vita eremitica, il chiostro grande lungo i cui bracci sono disposte le 15 celle dei monaci, una delle quali aperta alla visita, gli ambienti di natura religiosa, la chiesa e le cappelle e quelli dove si svolgeva la vita cenobitica, il refettorio e il capitolo.

Nella sagrestia è esposta la Bibbia atlantica, straordinario codice miniato del XII secolo in quattro volumi; la visita alla parte monumentale si conclude con la foresteria granducale, il chiostro delle foresterie, la quadreria e i lunghi corridoi le cui pareti sono arricchite da raffinate decorazioni ad affresco.

La Certosa ospita il Museo di Storia naturale dell’Università di Pisa allestito principalmente nei locali di servizio del monastero: il grandioso granaio, lungo circa 100 metri, il frantoio, le lavanderie, i cortili di servizio per le attività agricole.

 

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