Lorenzo Casini MuseiLe domeniche gratuite sono il frutto di una scelta ben meditata, inserita all’interno di un progetto culturale più ampio, quello cioè di avvicinare il pubblico al nostro patrimonio. Una decisione a cui si è arrivati dopo un percorso di comparazione internazionale e di studio approfondito. Pertanto, ci vorrebbe “maggior cautela e soprattutto maggior approfondimento” nell’affrontare la questione che non si può certo ridurre solo a “domenica sì, domenica no”. È il punto di vista di Lorenzo Casini, professore ordinario di diritto amministrativo nella Scuola IMT Alti Studi di Lucca ed esperto di diritto del patrimonio culturale che dal 2015 al 2017 ha anche presieduto la Commissione ministeriale per l’attivazione del sistema museale nazionale.

In un’intervista ad AgCult, Casini torna sulle polemiche innescate dall’annuncio dell’attuale ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli che ha espresso la volontà di eliminare l’iniziativa delle domeniche gratuite per i musei italiani (voluta dal predecessore Dario Franceschini nel 2014) affidando contestualmente ai direttori dei luoghi della cultura un pacchetto analogo (o superiore) di giornate gratuite da gestire in modo autonomo.

Lorenzo Casini ripercorre la genesi dell’iniziativa e ne difende l’idea all’origine e i risultati che ne sono derivati, evidenziando pure alcune criticità legate ai grandi attrattori (“Sono emerse alcune difficoltà logistiche per i siti con maggiore affluenza turistica”). Lancia, pertanto, una proposta, ispirata da quanto già avvenuto in Francia, dove per il Louvre la prima domenica del mese gratuita venne prevista già nel 1996 e dal 2013 è valida solo nei mesi autunnali e invernali: per il futuro, semmai, “una soluzione ragionevole” per i musei più grandi e “per le ragioni pratiche – e non certo economiche – evocate dai direttori dei nostri istituti”, potrebbe essere quella di “una applicazione su base stagionale”. Una misura da valutare “caso per caso sul se e sul quando”. A cui arrivare, in ogni caso, “solo dopo aver compiuto attente analisi statistiche e aver raccolto tutti gli elementi”.

COME NASCONO LE DOMENICHE GRATUITE

“Innanzitutto – spiega Casini -, l’introduzione, nel giugno-luglio 2014, dell’accesso libero ai luoghi della cultura statali nella prima domenica di ogni mese è stata una scelta ben meditata inserita all’interno di un progetto culturale più ampio, quello di avvicinare il pubblico al nostro patrimonio”. Un obiettivo ambizioso e di lunga durata “perseguito dalla riforma dei musei statali, che sono stati finalmente considerati e regolati come istituzioni vere e proprie, secondo gli standard internazionali dell’ICOM”.

Inoltre, aggiunge, la soluzione della prima domenica del mese ad accesso libero “è stata vagliata anche tenendo conto di quanto avvenuto in Francia, dove essa esiste da tempo e con gli anni è stata perfezionata. E questa soluzione in Italia è stata accompagnata dalla decisione di abolire l’ingresso gratuito generalizzato per le persone con età superiore a 65 anni e di rendere permanente, nel 2016, l’accesso libero per il personale docente della scuola, già sperimentato nel 2013”.

Infine, dopo il 2014, “le norme sui criteri di apertura sono state nuovamente riviste grazie al lavoro svolto dalla commissione ministeriale per l’attivazione del sistema museale nazionale, la stessa commissione che ha portato all’adozione dei livelli minimi di qualità: dopo numerose audizioni, nel 2016, sono stati approvati due decreti che hanno previsto diverse clausole di flessibilità per la determinazione di tariffe e fasce orarie”. (Per approfondimenti: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/visualizza_asset.html_1405601034.html)

ESPERIENZE ANALOGHE NEL MONDO

La comparazione, spiega Casini, “è importante e la letteratura sul tema è molto ricca. Mi ha colpito che nessuno di questi elementi sia stato richiamato”. In Francia, “sono state compiute molte ricerche su questo argomento, sin dagli anni Novanta, quando partì la sperimentazione; in Belgio sono 5 anni che la prima domenica del mese è ad accesso libero; in Canada ci sono modelli analoghi. E va ricordato che l’iniziativa del Ministero, che vale ovviamente solo per i siti di appartenenza statale, è stata seguita da molti comuni italiani per i loro musei”.

Il dibattito – nota il professore di diritto amministrativo – “si è, invece, come spesso avviene, polarizzato, in questo caso “sul tema ‘domenica sì, domenica no’, in un momento forse sbagliato o troppo anticipato, visto che i dati ancora evidenziano una crescita di visitatori – che non potrà durare in eterno, ovviamente. In più vanno richiamati i vantaggi di avere certezza e ‘stabilità’ del calendario, come ha comunque ben sottolineato il direttore del Parco archeologico di Pompei, e questo indipendentemente dal mantenimento o meno delle domeniche gratuite”.

I TEMPI TECNICI PER CAMBIARE

Circa i tempi, in realtà fino alla prima domenica di settembre 2018 “è davvero improbabile che possa cambiare qualcosa. Per abolire le domeniche gratuite serve una modifica regolamentare, perciò tecnicamente (tra parere del Consiglio di Stato e pubblicazione) occorrono almeno 30 giorni”. Per introdurre ulteriori forme di gratuità, invece, “la norma esiste già”.

ANCORA TANTI ITALIANI VISITANO I MUSEI NELLE DOMENICHE GRATUITE

“Ci vorrebbe maggior cautela e soprattutto maggior approfondimento”, sottolinea Casini. I numeri raccolti dal Ministero mostrano che, dopo quattro anni, è ancora elevato il numero di persone che in tutta Italia visitano i luoghi della cultura la prima domenica di ogni mese. E tutto ciò ha sicuramente contribuito all’avvio del processo di riforma dei musei statali.

Tuttavia, “sono emerse, come era prevedibile, alcune difficoltà logistiche per i siti con maggiore affluenza turistica, come hanno confermato gli stessi direttori di Pompei, Uffizi e Colosseo, per esempio. Una soluzione ragionevole potrebbe essere allora replicare quanto successo in Francia, dove dopo qualche anno, per i musei più grandi e per le stesse ragioni pratiche – e non certo economiche – evocate dai direttori dei nostri istituti, è stata prevista una applicazione su base stagionale”.

Al Louvre, per esempio, la prima domenica del mese si entra gratuitamente “solo” nei mesi da ottobre a marzo (oltre al 14 luglio, che è sempre ad accesso libero). “È poi importante ricordare” – aggiunge l’ex presidente della Commissione del Sistema museale nazionale – “che, per le domeniche gratuite, il principale problema è logistico-organizzativo per i grandi siti, mentre i profili economico-finanziari in generale non rilevano così tanto: anzi, i numeri italiani evidenziano, almeno sino ad oggi, un effetto ‘traino’ anche sui visitatori paganti”.

DAL 2016 GIÀ PREVISTA AUTONOMIA PER I DIRETTORI

Un correttivo graduale e molto semplice potrebbe quindi essere “prevedere che, per i 32 istituti dotati di autonomia speciale del Ministero, la gratuità della prima domenica del mese può essere limitata al semestre autunnale/invernale – e sottolineo può perché è necessaria una valutazione caso per caso sul se e sul quando. Ma ci si dovrebbe arrivare solo dopo aver compiuto attente analisi statistiche e aver raccolto tutti gli elementi. Ricordo soltanto che il Louvre lo ha fatto nel 2013, dopo 17 anni….Il punto è che siamo probabilmente ancora in una fase di sperimentazione e potrebbe essere prematuro cambiare già adesso, soprattutto senza prevedere l’adeguata flessibilità”.

Dal 2016, peraltro, esiste una norma grazie alla quale “i direttori dei poli museali regionali e dei musei autonomi possono stabilire, d’intesa con il Direttore generale Musei, che agli istituti e ai luoghi della cultura di rispettiva competenza si acceda liberamente in occasione di particolari avvenimenti o in attuazione di specifiche direttive del Ministro”. Nulla impedisce, perciò – spiega ancora Casini -, di “dettare anche oggi stesso, con una direttiva del Ministro, indicazioni e criteri per aumentare le ipotesi di gratuità, come già avvenuto in passato: cito soltanto l’accesso libero per le donne l’8 marzo”.

IL TEMA DELLA GRATUITA’ NEI MUSEI

La questione delle domeniche ha riportato l’attenzione su un tema più grande e complesso, ossia quello della gratuità tout court per accedere ai luoghi della cultura pubblici. “Anche qui – spiega Casini – bisogna valutare attentamente tutte le implicazioni. In Italia, una scelta del genere vorrebbe dire spostare una parte non piccola del finanziamento dei musei a carico della tassazione generale. Sono circa 200 milioni di euro di parte corrente a regime: oggi, ma domani quanti ne serviranno, visto che nel 2014 erano 135 milioni di euro? Come calcolare eventuali aumenti che sarebbero potuti derivare dalle vendite dei biglietti? E come distribuirli? Secondo un criterio storico? Ma per quanto tempo? E come valutare l’operato dei musei, a quel punto? Sono problemi enormi – conclude Casini – da trattare solo dopo aver studiato bene anche altri sistemi e aver raccolto tutti i dati, e che riguardano tematiche più estese, dalla natura di servizio pubblico essenziale della fruizione del patrimonio culturale al modo di vedere e vivere i musei e i luoghi della cultura nella società contemporanea”.

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