Francesca Leon MuseiL’iniziativa delle domeniche gratuite è stata mediaticamente importante perché ha riportato all’attenzione generale la possibilità di andare a visitare un museo. Dopodiché, fatta così rischia di non essere così efficace. Ha ragione il ministro Bonisoli, bisogna elaborare progetti coerenti rispetto alle politiche territoriali condividendole con tutti i soggetti interessati: Regioni, Enti locali, Privati, Fondazioni partecipate. Francesca Leon, assessore alla Cultura della Città di Torino, interviene nel dibattito aperto dal ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli che ha annunciato di voler eliminare l’iniziativa delle domeniche gratuite per i musei italiani (voluta dal predecessore Franceschini nel 2014) affidando contestualmente ai direttori dei luoghi della cultura un pacchetto analogo (o superiore) di giornate gratuite da gestire in modo autonomo.

IL CASO TORINO

A Torino in particolare, spiega Leon ad AgCult, la gratuità della prima domenica del mese “viene fatta solo dai Musei Reali. I musei civici non hanno aderito a questa iniziativa. Di fatto quindi ha portato più visitatori ai Musei Reali, ma non è stata una politica di territorio”. Le scelte, aggiunge, “vanno concordate a livello territoriale in base alle strategie che i territori costruiscono insieme per affrontare il tema più ampio dell’accessibilità universale. È evidente che il biglietto è una barriera, ma ne esistono tante altre. Chi non è interessato a entrare in un museo per tanti motivi, non è detto che veda nella gratuità uno stimolo per iniziare a farlo”.

Bisognerebbe capire, ragione l’assessore alla Cultura torinese, che “effetto hanno avuto le domeniche gratuite in termini di allargamento del pubblico. Perché per elaborare una strategia bisogna partire dagli obiettivi comuni che ci si dà e dai risultati che una strategia permette di raggiungere. Sicuramente è necessario lavorare sulle finestre di gratuità, ma vanno studiate in un’interlocuzione sugli obiettivi che una gratuità si dà”.

L’ESEMPIO DI ABBONAMENTO MUSEI

A Torino esiste uno strumento di fidelizzazione che è quello di Abbonamento musei che per una fascia di pubblico interessata è già un abbattimento del biglietto in termini di una maggiore frequentazione dei musei. “Abbattuto il costo del biglietto – evidenzia Leon -, non vado a vedere solo quello che mi interessa ma scelgo di visitare qualcosa d’altro, allargo i miei interessi. Tutto questo però va costruito cercando di capire il contesto in cui ci si muove”.

Attualmente, Abbonamento Musei “sta lavorando a un progetto che non si riduce solo a regalare le tessere a certe categorie di cittadini, ma attraverso le case del quartiere (luoghi di partecipazione culturale distribuite sul territorio, ndr) organizza la partecipazione culturale. In questo modo si costruisce un percorso che non si esaurisce con l’ingresso al museo ma si organizzano i gruppi, ci si prepara alla visita”.

PRIMO OBIETTIVO: RIMUOVERE TUTTE LE BARRIERE

Se in Italia i tassi di partecipazione sono bassissimi, “il lavoro da fare non è solo legato alla gratuità di per sé, ma deve essere accompagnato da una strategia di coinvolgimento del pubblico che permetta di rimuovere altre barriere. Ad esempio il fatto di non sentirsi a proprio agio in un museo perché non si hanno gli strumenti per capire cosa c’è dentro oppure di ridurre le distanze geografiche”. Insomma, “il ragionamento sulla gratuità deve essere inserito in un ragionamento più profondo sul tema dell’accessibilità universale al patrimonio culturale materiale e immateriale. E questo va fatto in un contesto più ampio del singolo museo combinando le diverse esigenze delle singole istituzioni dandoci obiettivi comuni”.

A ottobre, nel corso della Settimana del Design, “lavoreremo proprio sul tema dell’accessibilità universale, andando a definire delle linee guida da condividere con tutti i portatori di interesse per trovare anche un linguaggio comune quando si parla di accessibilità”.

UNA NUOVA RELAZIONE ISTITUZIONALE

Il ministro Bonisoli, secondo Francesca Leon, ha fatto bene “a collegare la gratuità anche a una diversa relazione tra il Ministero, le Regioni, gli Enti locali e le istituzioni museali”. Con le domeniche gratuite tutto questo è mancato, spiega Leon. “È stata un’iniziativa del ministero a cui alcuni comuni hanno aderito, altri no. E questo non ha facilitato la costruzione di un percorso comune”. L’assessore alla Cultura del capoluogo piemontese crede che si debba lavorare “sul ‘non pubblico’ con obiettivi comuni in cui entra anche la gratuità, ma non può essere questo il solo elemento che determina le scelte. Non è sufficiente per muovere le persone che non sono interessate ‘a prescindere’”.

LAVORARE SULLA RIAPPROPRIAZIONE DEL PATRIMONIO DA PARTE DEI CITTADINI

Occorre, pertanto, lavorare “sulla riappropriazione da parte dei cittadini del patrimonio culturale. I turisti sono poi un’altra cosa”. Per questo “dovremmo costruire un percorso insieme al Ministero per stabilire delle linee di indirizzo comuni. Poi ogni Comune, ogni territorio avrà le sue caratteristiche, le sue stagionalità, i suoi meccanismi di fidelizzazione del pubblico”. In conclusione, “bisogna lavorare sulla gratuità, perché è un elemento importante, ma va elaborato in una strategia più ampia”.

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