Rivedere le domeniche gratuite “con cognizione di causa”, non disperdendo l’enorme capitale costruito in questi ultimi due anni e mezzo soprattutto a livello di comunicazione. Questo l’appello lanciato dal direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Valentino Nizzo, che affronta con Agcult la questione delle domeniche gratuite nei musei, l’iniziativa che il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, ha annunciato di voler eliminare nella sua formulazione attuale.

Magari, come ha spiegato, differenziando “per giorni della settimane, per stagioni, per fasce orarie, ma soprattutto si potrà adattare quelle che sono le regole alle singole specificità, perché Milano non è Pompei”. In ogni caso, ha puntualizzato il titolare del Collegio Romano, “la gratuità resterà ed anzi sarà aumentata proprio per far sì che attraverso un’operazione di valorizzazione intelligente si riesca a rendere più fruibile il nostro enorme patrimonio a un gran numero di cittadini, indipendentemente dalle condizioni economiche”.

La formula delle domeniche gratuite, spiega Nizzo, “va rivista, ma rivista con cognizione di causa ed è quello che il ministro Bonisoli ha detto dall’inizio. Il ministro si è confrontato con le realtà di prima fascia che hanno all’unanimità appoggiato la sua visione. Per alcuni il problema è infatti il contrario, ovvero limitare l’afflusso eccessivo di pubblico, che mette a rischio sia il pubblico stesso che il patrimonio culturale”. Per gli Uffizi, per esempio, “non è un problema anzi è un vantaggio poter scegliere la gratuità in un altro giorno.”

GRANDI REALTA’ MUSEALI FACCIANO STRATEGIA DIFFERENZIATA

Non si può, spiega, “perdere la consuetudine nata in due anni e mezzo con le domeniche gratuite, perché altrimenti si rischia di disperdere un capitale enorme in termini di comunicazione e familiarità ormai acquisita dal pubblico. Tutti gli italiani (e non solo) sanno ormai che possono entrare gratuitamente nei musei, cambiare questa consuetudine comporterebbe investimenti enormi in comunicazione senza alcuna certezza dei risultati. Non si può disperdere il capitale finora costruito. Le prime domeniche del mese gratuite non andrebbero eliminate, semmai potrebbero essere riadattate solo per alcuni musei che raggiungono grandi numeri”. Le grandi realtà museali, aggiunge, “facciano una strategia differenziata, perché per loro può essere positivo diminuire il pubblico in tali occasioni e investire in maggiore qualità dell’esperienza di visita, favorendo contestualmente una migliore redistribuzione dei flussi turistici a vantaggio dell’intero sistema museale nazionale”.

AZZERARE VUOL DIRE PERDERE IL LAVORO FATTO

“Se il Mibac dovesse ad esempio stabilire che non è più domenica ma sabato il giorno gratuito, allora si potrebbe rischiare di vanificare la forza comunicativa conquistata negli ultimi due anni e mezzo”, ribadisce il direttore del Museo Nazionale Etrusco. “Azzerare vuol dire perdere il lavoro fatto. La domenica gratuita potrebbe per esempio diventare la domenica ad 1 euro, oppure a offerta spontanea (anche se in questo caso potrebbero nascere problemi di contabilizzazione)”. Per Nizzo in ogni caso sarebbe meglio “aspettare un po’ prima di intervenire con ulteriori modifiche strutturali, perché la soglia di distacco dal consumo culturale causata dalla crisi economica ancora non è stata riequilibrata”.

L’IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE

“Se si mantiene un coordinamento e una coerenza nell’azione, che favorisca l’attività di comunicazione delle iniziative, allora si può pensare di aggiungere delle opportunità di accesso gratuito decise dai direttori dei musei. Mantenendo questa base di partenza, ben venga infatti l’idea del Ministro di dare l’opportunità ai direttori dei musei di incrementare le opportunità di accesso gratuite, magari cogliendo il nesso con iniziative locali, nazionali o internazionali come, ad esempio, le feste dei Patroni, le sempre più diffuse giornate mondiali (come quella per l’archeologia, ad esempio), o date correlate alla vita dell’Istituzione (la sua fondazione o scoperte particolari come quella delle lamine di Pyrgi dell’8 luglio del 1964, di grande rilevanza nella storia del Museo Etrusco), per creare happening che stimolino la partecipazione del pubblico e la fidelizzazione con il Museo. La programmazione ha bisogno di un’attività centralizzata, le domeniche gratuite vanno bene perché c’è stata la capacità di raccontarle: erano una novità a livello nazionale, quindi è stato facile per i giornalisti comunicarle e renderle note al pubblico”.

“Non si deve perdere questo capitale che ha prodotto un ritorno di immagine grandissimo e creato una fidelizzazione del visitatore. Se infatti dovessi programmare di aprire gratuitamente il museo il sabato e non più la domenica ci sarebbe il rischio di avere pochi visitatori perché difficilmente potrei essere in grado di fare una adeguata campagna di comunicazione, perdendo un potenziale dal valore economico enorme che è anche un aiuto indispensabile per le realtà più piccole”.

“L’iniziativa gratuita crea uno spiraglio per un ‘non pubblico’, e questo avviene solo perché c’è stato un tam tam mediatico; sui giornali e in televisione si è dato sempre amplissimo spazio ai risultati delle domeniche gratuite, creando attesa e, in alcuni casi, ‘desiderio” e volontà di partecipazione; tutto questo ha un valore economico immenso perché ha enormemente semplificato l’attività di informazione del pubblico, dando visibilità anche a molte realtà minori, in una prospettiva realmente efficace sul piano della fruizione collettiva. Eccezion fatta per quelle realtà che in occasione delle domeniche risultavano effettivamente oggetto di vere e proprie invasioni, con grave danno per la qualità dell’esperienza di visita e rischi di non poco conto nella gestione in piena sicurezza di flussi anche di migliaia di persone”.

SISTEMA MUSEALE NAZIONALE

Per Nizzo infine le domeniche gratuite “hanno favorito l’attività di emulazione da parte di realtà non statali che hanno seguito l’esempio del ministero allineandosi più o meno spontaneamente all’iniziativa delle domeniche gratuite, sfruttando la scia del successo e andando nella direzione auspicata dall’istituzione del sistema museale nazionale. Cittadini e turisti stranieri, infatti, sono ormai consapevoli che in alcune regioni possono usufruire della gratuità domenicale sia in alcuni musei civici che in quelli statali, e questo è stato un beneficio perché dopo la visita ai musei più conosciuti, in un secondo momento si spera che il visitatore possa essere attratto anche dalle realtà cosiddette minori”.

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