Roberto Rampi cultura ArtlabL’Italia e l’Europa attraversano una profonda emergenza culturale e il Pd si candida, con la sua storia e le sue idee, a svolgere nel Paese e nel Continente un ruolo di primo piano, aspirando a essere il partito della cultura. È per questo che in vista delle primarie del prossimo anno, i dirigenti del partito stanno pensando di mettere a punto un ‘libro bianco della cultura’, allo scopo di riportare al centro del dibattito congressuale (ma anche italiano ed europeo) i temi culturali.

Roberto Rampi, senatore al suo secondo mandato parlamentare (il primo lo ha svolto alla Camera) e membro della Commissione cultura di Palazzo Madama, è da poco stato nominato responsabile Cultura del Partito Democratico. Con AgCult, Rampi analizza le linee programmatiche del suo nuovo incarico con l’ambizione di riportare il Pd a svolgere sui temi culturali un ruolo di guida in Parlamento, nel Paese e in Europa. Un Pd che per fare questo deve riscoprire le sue radici e la sua storia.

IN PARLAMENTO

Questo nuovo incarico incrocia innanzitutto alcuni elementi parlamentari rispetto ai quali “c’è una priorità politica per il Pd. È per questo che in una dialettica forte ma libera con la maggioranza proveremo a portare avanti alcuni progetti su cui abbiamo creduto molto nella passata legislatura e su cui c’è stata una certa trasversalità nelle aule di Camera e Senato”. Si va dai decreti attuativi della delega sullo spettacolo dal vivo a quelli per le imprese culturali e creative. Ma anche “la 18App, rispetto alla quale dovremo essere coraggiosamente sfidanti nei confronti delle proposte di rafforzamento e di revisione che sono state annunciate. Sull’ipotesi di stabilizzare la misura noi ci siamo, sarebbe infatti assurdo che alcune generazioni ne abbiano usufruito e altre non possano farlo”.

ALL’INTERNO DEL PARTITO

Poi c’è un piano di partito. “Siamo in una fase congressuale – spiega Rampi – e io vorrei che i temi culturali fossero centrali nell’agenda congressuale. Anzi, io penso che il Pd debba caratterizzarsi come il partito della cultura. Noi nasciamo a Spello con Walter Veltroni, siamo stati il partito che ha avuto come primo segretario un vice premier e ministro dei Beni culturali mettendo così al centro in modo evidente la cultura, e che ha avuto poi il binomio Renzi-Franceschini con cui abbiamo marcato ulteriormente questa nostra caratteristica facendo cose che non si erano mai fatte”.

Occorre quindi provare ad arrivare alle prossime primarie “con un libro bianco per la cultura del Pd. Un progetto che deve declinarsi a vari livelli: a livello parlamentare, a livello regionale e locale, ma soprattutto a livello europeo”.

IN EUROPA

Bisogna infatti, spiega il responsabile cultura Pd, innovare anche “la famiglia del socialismo europeo. Se si guarda al passato certamente si direbbe che il socialismo europeo è stata la forza del welfare sociale. Oggi anche sul fronte dei diritti dobbiamo fare un passo ulteriore: ci sono i diritti alla conoscenza, i diritti all’informazione, occorre costruire strumenti per la scelta democratica. Dopo i diritti politici e i diritti sociali è il tempo ora dei diritti culturali”.

A cominciare dall’agenda europea visto che la prossima sfida elettorale sarà proprio in Europa. “Dovremo avere un grande progetto culturale – sottolinea -, avere più chiara l’identità europa in un Continente che attraversa una grande crisi identitaria. Una crisi che fa prendere piede al sovranismo e ai nazionalismi”. Un impegno da portare avanti in particolare al fianco di Silvia Costa, “cui va un riconoscimento speciale per aver condotto in questi anni in prima linea una battaglia in Europa per il Pd e per il Paese in nome della cultura e dell’identità culturale”.

IN ITALIA

L’ultimo tema riguarda infine l’Italia. Questo tema, spiega Rampi, “va oltre il Pd e ho già cominciato a coinvolgere figure anche molto esterne al partito, perché credo che nel nostro Paese siamo di fronte a un’emergenza culturale. Che non significa solo scuola, ma anche la necessità di costruire un pensiero critico diffuso, una capacità critica, un gusto per il sapere. La cultura non solo come dovere, quindi, ma come piacere della cultura (che è l’idea poi che sta dietro alla 18App)”.

“Sappiamo di essere un Paese con una grande storia e un grande passato – prosegue -, ma che ora rischia di sedersi un po’ su se stesso. Penso che un grande partito come il nostro sia esso stesso una grande infrastruttura culturale. È per questo che noi dobbiamo mettere a disposizione anche di altri questa infrastruttura per portare avanti una battaglia culturale. Mi piacerebbe che le nostre sedi fossero dei luoghi aperti a tutti quelli che vogliono produrre cultura: dare spazio a chiunque voglia mettere in campo energie per arricchire culturalmente questo paese, senza chiedere appartenenze politiche”.

UN PROGETTO PER IL PAESE

In conclusione, per Rampi, il tema “non è chi vince e chi perde le prossime elezioni, il tema è come si costruisce un nuovo modello democratico con un suo sistema di riconoscimento della politica e quindi con una battaglia culturale di profondità. Non sarà certo una sfida di breve periodo. Il nostro obiettivo in questi mesi non dovrà pertanto essere quello di riscrivere un programma elettorale quanto piuttosto quello di costruire un progetto per il Paese”.

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