Lucia Borgonzoni FUS“Siamo riusciti, come promesso, a trovare altri fondi che saranno utilizzati in parte per gli esclusi e in parte per compensare le realtà che hanno avuto degli ammanchi rispetto agli anni precedenti. Ora il lavoro principale si concentrerà sulla riforma del sistema a partire dal 2021”. Lucia Borgonzoni, sottosegretario ai Beni culturali, commenta con AgCult l’incontro sul Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS) che si è tenuto al Mibac tra il Movimento dello spettacolo dal vivo, una delegazione parlamentare delle Commissioni Cultura e il ministro Alberto Bonisoli. Una riunione in cui il ministro ha confermato stanziamenti integrativi rispetto a quanto già deciso per il triennio 2018-2020 e nuovi criteri di assegnazioni per il triennio successivo.

Un intervento in extremis che si è reso necessario, spiega la Borgonzoni, perché “c’è stato un tipo di giudizio da parte delle commissioni esaminatrici che ha stravolto i risultati proprio nella parte soggettiva della valutazione: la qualità della proposta e la qualità degli artisti”. E questo, per la Borgonzoni, non deve più accadere.

LA RIFORMA DEL FUS

È così che “nei criteri delle prossime aggiudicazioni la parte soggettiva delle commissioni non potrà avere un peso così rilevante – ribadisce il sottosegretario -. Il mio gusto personale non può pesare così tanto sulla possibilità di accedere o meno a dei fondi. La parte soggettiva va rimodulata in modo che all’interno si utilizzino criteri oggettivi. Ad esempio la vendita dei biglietti. Occorre far rientrare il giudizio in parametri misurabili. Altrimenti si rischia proprio quello che è successo”.

Alla fine, in effetti, nessuno sembra contento di come siano andate le assegnazioni dei fondi. “Bisogna infatti inserire criteri che seguano il più possibile l’oggettività. Come è altrettanto doveroso sanare la situazione di chi è rimasto fuori e di quei teatri che hanno avuto ammanchi gravi e inaspettati pur non avendo modificato la loro offerta artistica”.

VALUTAZIONI TROPPO SOGGETTIVE

Guardando certe schede di valutazioni, aggiunge Borgonzoni, “fai fatica a trovare una ratio nei voti che sono stati dati”. Un esempio caro al sottosegretario è quello del Teatro del Pratello a Bologna che ha perso i fondi perché non ritenuto all’altezza. Una cooperativa sociale che prende il suo nome da via del Pratello, dove si trova l’Istituto Penale Minorile di Bologna, all’interno del quale opera con progetti teatrali dalla fine degli anni Novanta. “Si tratta di esperienze molto positive e virtuose che si sono trovate all’improvviso senza soldi”.

Di malizia o dolo la Borgonzoni non vuole parlare e preferisce invece constatare come “ci sono valutazioni che quando le ho viste, certamente con una sensibilità diversa dalla commissione, ho fatto fatica a trovare una ratio”.

LA REGIONALIZZAZIONE DEL FUS

Il sottosegretario non chiude poi all’ipotesi, circolata nella passata legislatura all’indomani dei referendum per l’autonomia vinti in alcune Regioni italiane, di una regionalizzazione del Fus. “Il fondo parzialmente regionalizzato – ragione la Borgonzoni -, magari tenendo un ufficio centralizzato, potrebbe avere un senso anche per il grande numero di istanze che arrivano. Sempre, però, con un controllo centralizzato per evitare di fare enclavi locali. Nel territorio spesso c’è infatti la sensibilità per capire la rilevanza che un’esperienza può avere in quella zona. Da lontano, non sempre ci si rende conto di questi aspetti locali complice magari una ‘narrazione’ delle attività da parte delle realtà stesse che non sempre riescono a trasmettere la propria rilevanza e peculiarità”.

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