Chiesa San Giuseppe dei Falegnami RomaErano le 14.45 quando a Roma è crollato gran parte del tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, in Clivio Argentario, costruita tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600 a due passi dal Campidoglio e da via dei Fori Imperiali. “Il tetto è ceduto di schianto – ha commentato il soprintendente archeologico di Roma Francesco Prosperetti – e in passato non c’è stata nessuna avvisaglia”. Sembrerebbe quindi un crollo improvviso tant’è che anche “il parroco ha confermato che nella quotidianità non ha riscontrato segnali tipici di un dissesto”, afferma il soprintendente.

Non c’era nessuno all’interno della chiesa al momento del crollo ma la tragedia è stata sfiorata: sabato proprio nella cappella si sarebbe dovuto celebrare un matrimonio. L’unica “vittima” dovrebbe essere quindi il soffitto ligneo che – afferma Prosperetti – “è interamente perso. Dobbiamo vedere, una volta rimosse le macerie del tetto, cosa rimane, sarà un grosso problema; bisognerà vedere quindi “se sarà possibile la ricostruzione”.

“Si sta procedendo con le operazioni di messa in sicurezza delle opere – ha aggiunto il sottosegretario al Mibac Gianluca Vacca -. È prevista pioggia quindi c’è il problema delle infiltrazioni, stiamo operando per mettere le coperture”.

LE CAUSE DEL CROLLO

È prematuro parlare di cause del crollo anche se una delle ipotesi più plausibili – afferma Prosperetti – “è un tirante che ha ceduto e questo nelle nostre menti non può che ricordarci la tragedia di Genova. È una tragica somiglianza”. La proprietà della struttura è del Vicariato e “la soprintendenza dovrà supervisionare” il tutto.

“Bisognerà fare approfondimenti per capire cosa è avvenuto – dice Vacca -. Ci ha detto il Vicariato che non c’erano state avvisaglie, il crollo è stato inaspettato. Le pareti della chiesa sembrano salve e integre. Abbiamo fatto un sopralluogo con un drone, ora i vigili rientreranno dopo la messa in sicurezza”.

SALVA LA TELA DI CARLO MARATTA

Salvi, a quanto pare, tutti dipinti, compresa una tela seicentesca di Carlo Maratta; non ci dovrebbe essere nessun danno neanche al carcere Mamertino. “Aspettiamo però di vedere le condizioni non appena i Vigili del Fuoco estrarranno le opere d’arte. Dalle foto del parroco le condizioni dei dipinti non sembrano danneggiate”, aggiunge il soprintendente.

Ora saranno messi dei teli di copertura sopra il cumulo di macerie. “Salvare quello che rimane del soffitto ligneo è un’operazione delicata – dice Prosperetti -. È sconvolgente perché poteva essere una tragedia”. Troppo presto anche per fare una stima dei danni anche se secondo Prosperetti “siamo nell’ordine del milione di euro”.

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