colosseo musei visitatori soprintendenzeIl tema che si sta toccando attraverso il dibattito sulle giornate gratuite nei musei è “interessante e può essere di stimolo a un dibattito molto più ampio” che dovrebbe coinvolgere tutti i soggetti che operano nel settore. Giovanna Barni, presidente di CoopCulture, non vuole entrare direttamente nel confronto tra il ‘sì’ e il ‘no’ alle domeniche gratuite, vuole però mettere in guardia dall’avere un approccio semplicistico alla questione. Non si può infatti ridurre il tema, spiega, al solo aspetto economico di minori o maggiori incassi oppure a quello di contrarre o aumentare la crescita del numero dei visitatori avvenuta in questi anni. Allo stesso tempo, inoltre, non si può perdere l’occasione per fare un approfondimento serio, anche per non disperdere il patrimonio di comunicazione che l’iniziativa aveva certamente prodotto.

OBIETTIVI E STRATEGIE DI VALORIZZAZIONE

Già parlare di differenziazione tra grandi e piccoli musei, di flessibilità stagionale, di diversi contesti territoriali, etc, è un primo passo verso un approccio più approfondito, secondo Barni. Ma la soluzione, tuttavia, non sta solo qui. “Il vero tema infatti – afferma la presidente di CoopCulture ad AgCult – non è la gratuità, ma gli obiettivi e le strategie per una maggiore partecipazione di cui la gratuità può essere un mezzo, ma che non può essere certo il fine ultimo. Al centro del dibattito dovrebbe esserci piuttosto la relazione con i pubblici (quale tipo di relazione e come rinnovarla), come coinvolgere le comunità, i residenti, quale impatto si vuole avere nei confronti del territorio in termini di sviluppo e riqualificazione. Nell’ambito di un set di obiettivi strategici, relativi al miglioramento dell’accessibilità e della fruibilità del nostro immenso patrimonio culturale, le politiche di prezzo sono state certamente una delle leve importanti ma non sufficienti se non accompagnate da progetti mirati a nuovi pubblici o alla costruzione di nuovi percorsi di visita”.

UN PATRIMONIO DI DATI E DI ESPERIENZA

La disponibilità dei concessionari nell’ambito delle Domeniche gratis ai musei “è stata immediata e ha rappresentato un contributo forte al successo dell’iniziativa anche se non è mai stata valutata né si è considerato l’impatto dell’iniziativa su tutti i soggetti coinvolti”. È per questo che ora sarebbe importante coinvolgere in un dibattito strutturato chi, come CoopCulture o altri gestori, ha dato nel tempo la propria disponibilità in termini di risorse e di surplus di impegno e che potrebbe adesso fornire “un patrimonio di dati sull’utenza e di esperienza”. A maggior ragione visto che da molti anni, la mission di Coopculture, a partire dalle proposte per scuole e famiglie o dalle prime membership e card, è stata proprio quella, spiega Barni, di “capire come un sito culturale, indipendentemente dalle dimensioni, possa offrire una serie di esperienze mirate che contribuiscano all’aumento e al coinvolgimento di nuovi pubblici e di una rete territoriale. I concessionari, aggiunge la presidentessa di CoopCulture, “vanno coinvolti perché sono tra gli attori che contribuiscono”.

L’AGGIO SUI BIGLIETTI

Le gratuità generiche hanno un impatto su chi gestisce i musei non indifferente. E, chiarisce Barni, queste “non comportano necessariamente un aumento consequenziale di vendita di altri prodotti e servizi, in specie laddove, come al Colosseo, meta obbligatoria dei pacchetti turistici, la gratuità influisce molto poco sulla motivazione della visita”. Tuttavia, il tema non è solo se c’è o non c’è il biglietto, visto che per una quota importante di luoghi della cultura l’incasso di biglietteria non ne copre certamente i costi e quindi la gratuità o, in alternativa, una forma innovativa di fruizione, ad esempio solo su prenotazione, sarebbe la via più sostenibile. Piuttosto, evidenzia, “il problema è che oggi ancora esiste un rigido tetto dell’aggio sulla bigliettazione fissato per legge al 30%. Anche questo andrebbe reso flessibile per garantire in modo diffuso un adeguato servizio di accesso sia in situ che on line, che è fondamentale soprattutto in quanto presidio di prima accoglienza qualificata”.

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