“Ogni autore ha il pieno diritto sull’opera da lui creata e di vivere del proprio lavoro di giornalista, musicista o creatore, anche nel mondo digitale. Tutto questo non può essere un lusso, i giganti del web devono rispettare le regole”. Lo ha dichiarato ad AgCult l’europarlamentare Silvia Costa (Pd/S&D) in merito alla Direttiva sul Copyright che verrà nuovamente discussa e votata il 12 settembre nel corso della plenaria a Strasburgo, dopo che il 5 luglio il Parlamento europeo ha rigettato il mandato per avviare le negoziazioni con il Consiglio sulla riforma del copyright.

Un testo, spiega la Costa, “che avrebbe chiarito una volta per tutte la responsabilità di quelle piattaforme online che, memorizzando, indicizzando, e quindi sfruttando commercialmente il materiale coperto da copyright, fanno ingenti guadagni col lavoro altrui, senza essere minimamente obbligati a stipulare contratti di licenza coi titolari di diritti, trincerandosi dietro l’esenzione di responsabilità riconosciuta da una normativa obsoleta di ben diciotto anni fa”.

“È stato rigettato – prosegue l’europarlamentare dem – il nuovo diritto per gli editori di giornali di poter richiedere una giusta remunerazione ai fornitori di servizi online che, facendo uso delle loro pubblicazioni in formato digitale, intercettano e interrompono il fisiologico flusso di click e quindi di risorse provenienti da pubblicità. Nulla di eversivo, si parla dello stesso diritto di cui, ad oggi, godono i produttori di altri settori creativi (musica, cinema e broadcaster)”. L’obiettivo di questa riforma, conclude la Costa, “è solo quello di garantire il rispetto del principio base del copyright”.

Dalla battaglia per la difesa del copyright dipende, infatti, “la sopravvivenza di un’industria culturale e creativa che vale 536 miliardi di euro all’anno, e che dà lavoro a circa dodici milioni di persone in tutta Europa”.

EMERGENZA EUROPA, VALORE PER TUTTI

Il tema del copyright è stato al centro dell’incontro organizzato oggi a Venezia da 100autori, AIDAC, ANAC e WGI, in collaborazione con le Giornate degli Autori e la SIAE, per sensibilizzare il Parlamento europeo e l’opinione pubblica sulla direttiva sul copyright. Il tema centrale del dibattito è stato la tutela del diritto d’autore e la richiesta di una giusta remunerazione per lo sfruttamento delle opere audiovisive che garantiscono ai giganti del web profitti miliardari.

LA DICHIARAZIONE DI VENEZIA

Nel corso dell’incontro è stata quindi annunciata la “Venice declaration” – alla quale hanno aderito tra gli altri Giuseppe Tornatore, Gianni Amelio, Paolo Taviani, Laura Morante, Marco Bellocchio e Daniele Luchetti – nella quale gli autori sottolineano la necessità che questa direttiva “sia adottata in tempo: per garantire la libertà di espressione e l’indipendenza dei creatori, nonché i diritti d’autore”. Quella del 12 settembre, spiegano, “è l’ultima occasione per adottare la direttiva prima delle elezioni europee”.

L’ITER DELLA RIFORMA

Nel settembre del 2016, la Commissione ha presentato una proposta di revisione della direttiva relativa al diritto d’autore allo scopo di “svecchiare” le norme Ue sul diritto d’autore, aggiornandole alle opportunità e sfide legate al digitale. Con la proposta di revisione, la Commissione oltre al necessario adattamento della normativa all’evoluzione digitale, ha voluto armonizzare alcune eccezioni ad oggi facoltative e a carattere nazionale e per garantire certezza giuridica in particolare relativamente agli utilizzi transfrontalieri.

Il 5 luglio 2018 il Parlamento europeo ha respinto, con 278 voti favorevoli, 318 contrari e 31 astensioni, il mandato negoziale proposto dalla commissione giuridica il 20 giugno. Di conseguenza, la posizione del Parlamento sarà discussa, emendata e votata il 12 settembre nel corso della sessione plenaria sempre a Strasburgo.

Il voto sarà sui singoli emendamenti e sul testo nella sua nuova composizione. Se passerà, il relatore potrà iniziare i negoziati col Consiglio, il quale ha già adottato una sua posizione comune lo scorso maggio. Se non passerà, il testo ritorna in commissione Giuridica del Parlamento europeo e si riaprirà un nuovo iter parlamentare. In questa circostanza, con la riassegnazione del dossier e la legislatura ormai al termine, di sicuro questo Parlamento non porterà a termine la riforma.

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