Venezia biennale cinemaIn occasione della 75ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, MAGNITUDO FILM ha presentato due dei titoli più attesi del suo listino nello Spazio FEdS della Fondazione Ente dello Spettacolo, allestito nella Sala Tropicana 1 dell’Hotel Excelsior, al Lido di Venezia. Protagonisti due grandi dell’arte italiana: Bernini e Palladio.

Il documentario su Bernini racconta il genio dell’artista attraverso la mostra che gli è stata dedicata alla Galleria Borghese, a Roma, dal 1° novembre 2017 al 4 febbraio 2018. Il film su Palladio visita alcuni dei luoghi più strettamente legati al famoso architetto che, nel 2010, è anche stato proclamato “padre dell’architettura americana” dal Congresso degli Stati Uniti. Magnitudo Film è la società di produzione cinematografica che ha ridefinito lo standard per promuovere la cultura in Italia e nel mondo attraverso i documentari d’arte. I docu-film che presenta a Venezia si pongono nel filone dei precedenti su I Musei Vaticani, Firenze e gli Uffizi, Le Basiliche Papali, Raffaello e Caravaggio.

Erano presenti: Lionello Puppi, storico dell’arte e accademico; Antonio Foscari, architetto e professore di storia dell’architettura; Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese di Roma; Luigi Ficacci, storico dell’arte e soprintendente Beni Culturali di Lucca e Massa Carrara e Francesco Invernizzi, AD Magnitudo Film. Ha condotto l’incontro Gianni Canova che ha ricordato come “questi film debbano aiutarci a cambiare. Siamo l’unico Paese dove non si studia cinema e la storia dell’arte viene sottovalutata”.

Francesco Invernizzi

“Magnitudo si sta impegnando da qualche anno a trasmettere l’arte, a raccontare i nostri musei – ha spiegato l’ad di Magnitudo Film -. Operiamo in più di sessanta Paesi, oltre che sul nostro territorio. L’obiettivo è quello di essere portatori di cultura. Bernini nasce da una visita a Galleria Borghese, che in qualche modo dovevamo narrare. Come facciamo i nostri film? Con la qualità. Vogliamo produrre un documento, una testimonianza”.

Anna Coliva

“Ci siamo fatti guidare da Bernini – ha commentato la direttrice della Galleria Borghese di Roma -. La sua prima opera monumentale la fece a diciotto anni. Fu una sfida, si confrontava con l’antico. Bernini ha lavorato per ben nove papi. Abbiamo fatto un lungo studio per comprendere questo grande talento scultoreo, forse superiore addirittura a Michelangelo. Lavorava il marmo come se fosse una materia morbida, con tecniche assolutamente tradizionali. Costruiva un’armonia perfetta degli elementi, con espressioni intense che superavano il lavoro di Michelangelo. Fu una rivoluzione linguistica”.

Luigi Ficacci

“Bernini voleva trasmettere il movimento e l’immediatezza – ha detto lo storico dell’arte e soprintendente Beni Culturali di Lucca e Massa Carrara -. Lo fa in termini così nuovi e straordinari che creano una grande esperienza visiva. Nel film abbiamo utilizzato riprese lente, per alimentare la percezione attraverso il linguaggio cinematografico. Abbiamo girato in una foresta di statue. Il cinema restituisce la concretezza dell’immagine attraverso l’artificio dell’obiettivo, che si allontana e si avvicina alle statue. Non è un film informativo, ma porta una grande capacità di immaginazione, che ricalca l’esperienza della visita”.

Antonio Foscari

Passando a Palladio, l’architetto e professore di storia dell’architettura, ha ricordato di aver “girato nella Villa Saraceno. Quella di Palladio è un’arte iconica, astratta, difficile da rappresentare per immagini. Cercava di sintetizzare l’antichità, anche attraverso un’istanza veneziana. Costruiva un linguaggio universale, con un’apertura profetica verso una nuova società. Gli inglesi, che si aprivano alla modernità, lo notarono subito. Tutte le sue opere sprigionano un alto livello di poesia. Il film è una sfida”. Invernizzi ha aggiunto che “il professore è stato la nostra guida. Abbiamo lavorato in Veneto e poi negli Stati Uniti, dove abbiamo girato in luoghi a cui è difficile avvicinarsi per una questione di permessi, come la casa di Jefferson”. Su entrambe le opere, ha aggiunto: “Non abbiamo sentito le esigenze di utilizzare degli attori, sono bastate le voci dei nostri esperti, che hanno dedicato una vita a questi autori. Noi documentiamo la conoscenza”.

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