Poste Italiane comunica che oggi 6 settembre 2018 il Ministero dello Sviluppo Economico emette tre francobolli ordinari appartenenti alla serie tematica “le Eccellenze italiane dello spettacolo” dedicati al cinema italiano: I soliti ignoti, Il giorno della civetta, C’era una volta il West, relativi al valore della tariffa B pari a 1,10€.

I francobolli sono stampati dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente. Tiratura un milione di esemplari per ciascun francobollo. Foglio di quarantacinque esemplari. Bozzetti a cura Gaetano Ieluzzo.

Gli annulli primo giorno di emissione saranno disponibili presso lo Spazio Filatelia di Venezia.

I francobolli ed i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettino illustrativo, possono essere acquistati presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli “Spazio Filatelia” di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it .

Per l’occasione sono stati realizzati tre folder, uno per francobollo, in formato A5 a tre ante contenente il francobollo, una cartolina annullata e affrancata, e una busta primo giorno di emissione, al costo di 8€.

Il cinema da sempre rappresenta il miglior veicolo di informazione popolare: immagini, situazioni vissute, eventi storici o ricostruzioni fantastiche, tutto riprodotto su quel grande schermo che ha fatto sognare, piangere, ridere e riflettere. L’Italia vanta produzioni riconosciute a livello mondiale per maestria ed ingegno, registi che hanno fatto la storia del cinema, attori ed attrici dal talento indiscusso. Il tutto condito con degli ingredienti speciali, quelli che lì per lì nessuno nota ma che in fondo fanno la differenza: la colonna sonora, i costumi, la fotografia. Tutti elementi che ti prendono per mano e ti immergono nelle atmosfere, ti trasmette emozioni, ti sussurrano attraverso lo schermo emozioni che non dimenticherai mai.

I SOLITI IGNOTI:

Ricorre l’anno 1958 quando Mario Monicelli dirige “I soliti ignoti”, uno dei film più esilaranti e amati dal grande pubblico non solo nel nostro Paese ma anche all’estero, dimostrando un’abilità tipicamente italiana nel confezionare divertenti commedie. La storia del pittoresco gruppo di ladri che tenta il colpo della vita al Monte di Pietà è considerata a tutti gli effetti il confine tra la precedente comicità italiana e quella successiva, demarcando l’inizio della grande stagione di un nuovo genere cinematografico: “la commedia all’italiana”. Il film di Monicelli mescola con maestria situazioni comiche ispirate dalla quotidianità con situazioni tragiche come la dipartita del personaggio di Cosimo, l’ideatore del piano, ma soprattutto la realtà dell’epoca caratterizzata da povertà, mancanza di sostentamento e l’indiscussa arte di arrangiarsi tipicamente italiana. È quest’ultimo ingrediente, assieme alla “spacconeria” dell’italiano medio, contro cui poi si scaglieranno ferocemente i successivi film della commedia all’italiana ritraendo cinicamente l’Italia del boom economico. Superbi, grazie anche alla bravura di interpreti del calibro di Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Antonio De Curtis in arte Totò, Tiberio Murgia, Renato Salvatori e Claudia Cardinale, i membri de “I soliti ignoti” sbagliano incredibilmente la parete da bucare per lo scasso e non possono fare altro che accontentarsi di un piatto di pasta e ceci. Un’opera monumentale del cinema nostrano che, pur a distanza di 70 anni, conserva intatti il suo fascino e la carica di ilarità travolgente, in grado di far sorridere ancora noi oggi e per il futuro tante nuove generazioni.

IL GIORNO DELLA CIVETTA:

Ripreso dall’omonimo romanzo dello scrittore Leonardo Sciascia, pubblicato nel 1961, Damiano Damiani dirige e sceneggia, a distanza di pochi anni, assieme a Ugo Pirro, un robusto poliziesco investigativo, ispirato a uno dei testi più validi e iconici, nel suo genere, del secondo dopoguerra.

Damiani, da espertissimo regista, esalta, attraverso il suo operato, quanto la mafia possa contaminare l’anima di una comunità, silenziandola attraverso la minaccia e tramando nell’oscurità per modificare e incancrenire liintegrità degli eventi. Queste deviazioni si manifestano, dal punto di vista cinematografico, in dei continui confronti visivi tra i malviventi mentre dialogano, ripresi con inquadrature e focali che deformano i loro volti, metafora perfetta di occultamenti e insabbiamenti tipici delle pratiche mafiose. Il film di Damiani è giustamente entrato nella rosa delle più importanti pellicole italiane, forte delle ottime interpretazioni di attori del calibro della splendida Claudia Cardinale, l’intenso Franco Nero e del superlativo Lee J. Cobb.

C’ERA UNA VOLTA IL WEST

A pochi anni di distanza dall’uscita di “Il buono, il brutto, il cattivo”, grandioso finale di quella “Trilogia del dollaro”, Sergio Leone ritorna a dirigere una nuova pellicola di questo genere, un altro immortale capolavoro con “C’era una volta il West”. Per vincere il suo iniziale essere restio a girare un’altra pellicola western, Sergio Leone si avvale della collaborazione di due giovani talenti: Bernardo Bertolucci e Dario Argento, i quali lasceranno un segno nella storia del cinema italiano. In seguito, pienamente soddisfatto del loro lavoro, scrive la sceneggiatura insieme a Sergio Donati e da lì il progetto ha inizio: due grandi interpreti come Henry Fonda e Charles Bronson accettano subito di lavorare con lui, così come la Cardinale. Anche se il cineasta romano aveva pensato ad una parte da affidare a Clint Eastwood, poi però sia lui che lo stesso Leone capirono una cosa: “L’uomo senza nome”, interpretato dal famoso attore americano, doveva rimanere tale, il mito andava preservato e non modificato… E così fu. Il film esce nella primavera del 1968 ma la risposta del pubblico è nettamente debole rispetto a quella ottenuta con “La trilogia del dollaro” ed anche negli Stati Uniti la pellicola si dimostra un relativo insuccesso. Alcuni critici spietati del grande Sergio poi accuseranno il cineasta di avere speso milioni di dollari per realizzare un film troppo epico e “lento”. Ma sarà proprio la sua “lentezza” ad essere celebrata dai cinefili di tutto il mondo: tutt’oggi la parte iniziale di “C’era una volta il West” è considerata nelle Università di cinema di tutto il mondo come esempio più alto di connubio tra montaggio, musica e tempo.

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