rievocazioni storiche toscana
Sono state adeguate alle proposte presentate dalle Regioni le disposizioni relative al Fondo nazionale per la rievocazione storica previste dal decreto del 25 settembre 2017. Il decreto ministeriale che riporta le modifiche giunge dopo la sentenza della Corte Costituzionale (n. 71/2018) che aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale dei criteri di riparto del Fondo in violazione del principio costituzionale di leale collaborazione tra Stato e Regioni. Il decreto sui criteri di accesso al Fondo, infatti, non era stato adottato d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.

L’intesa sul nuovo decreto è stata sancita nella riunione della Conferenza Stato-Regioni dello scorso 1° agosto. Nel corso della riunione, erano state recepite le proposte emendative presentate dalle Regioni durante l’incontro tecnico del 24 luglio 2018.

IL FONDO PER LA RIEVOCAZIONE STORICA

Il Fondo nazionale per la rievocazione storica è stato istituito con la legge di bilancio 2017. Esso è finalizzato alla promozione di eventi, feste e attività e alla valorizzazione dei beni culturali attraverso la rievocazione storica. La dotazione assegnata al Fondo è di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019.

Accedono al Fondo i progetti realizzati da Regioni, Comuni, Istituzioni culturali e Associazioni di rievocazione storica riconosciute attraverso l’iscrizione ad appositi albi tenuti presso i Comuni o che operano da almeno dieci anni. In particolare, si fa riferimento alle istituzioni culturali e le associazioni che hanno per fine statutario la conservazione, la promozione e la valorizzazione della memoria storica del proprio territorio.

COSA CAMBIA: RIFERIMENTO TEMPORALE

Nel decreto, si fa riferimento alle domande di contributo per il 2019. Il decreto si applica anche alle istanze di contributo relative all’annualità 2018 presentate entro il 16 gennaio scorso (leggi). Vengono quindi eliminati tutti i riferimenti temporali a cui faceva riferimento il decreto del settembre 2017.

Le domande per il 2019 dovranno essere presentate, pena esclusione, entro il 20 febbraio 2019. Si potranno utilizzare i modelli disponibili sul sito della Direzione generale Spettacolo del Mibac e del Ministero. I progetti per i quali vengono richiesti i contributi dovranno essere realizzati entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento.Tra i documenti che dovranno essere presentati, nel preventivo economico-finanziario del progetto dovrà essere esposto, oltre al deficit, la quota partecipativa finanziaria assicurata dall’organismo proponente.

Si elimina il riferimento al numero massimo di progetti finanziabili per ogni annualità attraverso il Fondo, precedentemente fissato a 40.

COSA CAMBIA: VALUTAZIONE DELLE DOMANDE

Il decreto conferma l’istituzione di una Commissione incaricata di valutare le domande presentate. Ai membri di essa, si aggiungono, però, due componenti designati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Nella versione precedente del decreto, questi membri non erano contemplati. Si faceva infatti riferimento a un esperto in materia di patrimonio culturale immateriale, un rappresentate del Segretariato generale, e due rappresentanti rispettivamente della Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio e della Direzione generale Spettacolo.

I progetti continueranno ad essere valutati in base alla loro qualità culturale e alla loro sostenibilità e congruità economica. Costituisce, però, una novità la definizione di soglie massime di punteggio. Queste sono fissate a 70 punti per la categoria della qualità culturale del progetto e a 30 punti per la sua sostenibilità e congruità economica.

COSA CAMBIA: ASSEGNAZIONE DEI CONTRIBUTI

Il contributo non verrà più assegnato in proporzione ai punti conseguiti nella valutazione. Esso sarà pari al deficit emergente dal bilancio di progetto presentato al momento della domanda. Se l’ultimo soggetto finanziabile non potrà ottenere la copertura dell’intero deficit, con accordo del beneficiario, sarà possibile procedere al ridimensionamento proporzionale del progetto da finanziare. Questo purché non si alteri in modo rilevante il punteggio.

La graduatoria stilata dalla Commissione verrà comunicata alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e pubblicata sul sito della DG Spettacolo non prima di 30 giorni dalla trasmissione. Questo termine permetterà alla Conferenza di esprimersi su di essa.

L’ASSEGNAZIONE DEI CONTRIBUTI PER L’ANNUALITÀ 2017

Il decreto predispone specifiche per l’assegnazione dei contributi per l’annualità 2017, avvenuta con decreto del Direttore generale Spettacolo il 9 marzo 2018, prima della pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale. Il decreto specifica che “è fatta salva” l’assegnazione di quei contributi a favore dei 31 organismi individuati sulla base del decreto del 25 settembre 2017.

Si richiede che l’Istituto centrale per il Catalogo e la Documentazione, il Museo delle Civiltà, l’Istituto centrale per la Demoetnoantropologia e l’Istituto Centrale per i beni Sonori e Audiovisivi garantiscano per le attività progettuali non ancora completamente realizzate il coinvolgimento degli enti territoriali e delle istituzioni e associazioni di rievocazione storica. Questo in attuazione delle convenzioni stipulate con la DG Spettacolo in data 7 dicembre 2017.

LA SENTENZA

A proporre il ricorso alla Corte Costituzionale era stata la Regione Veneto. Tesi dell’ente: il Fondo nazionale per la rievocazione storica, fondo statale a destinazione vincolata, si inserisce in un ambito di competenza legislativa concorrente senza il completo coinvolgimento delle Regioni. È proprio in tale ambito, quello della valorizzazione dei beni culturali e della promozione e organizzazione di attività culturali, che opera il Fondo. Fermo restando la competenza statale nell’istituzione dello stesso, non è prevista “alcuna formula di concertazione con le Regioni ai fini dell’adozione del decreto” per determinare i criteri di accesso alle risorse.

La Corte ha appoggiato i motivi di ricorso della Regione sostenendo come essa stessa abbia “più volte affermato – si legge nella sentenza – la necessità di applicare il principio di leale collaborazione nei casi in cui lo Stato preveda un finanziamento (…) che incide su materie di competenza regionale (residuale o concorrente)”. In particolare, si legge nella sentenza, in questi casi “devono essere predisposti strumenti di coinvolgimento delle Regioni, nella forma dell’intesa o del parere”. Il Ministero non li avrebbe previsti.

La “preliminare adesione” delle Regioni a dichiarare la propria disponibilità ad aderire “non può ovviare alla totale estromissione delle Regioni dalla fase successiva di assegnazione delle risorse e di fissazione dei criteri di selezione dei progetti”. Né tantomeno si potrebbe in questo modo ovviare alla partecipazione regionale per il fatto che l’assegnazione delle risorse e la selezione dei progetti avverrebbero sulla base di principi oggettivi e uniformi su tutto il territorio nazionale. L’applicazione del principio di leale collaborazione nel procedimento di adozione del decreto ministeriale “discende, in modo inequivocabile, dalla (…) operatività di tale principio nei casi in cui lo Stato preveda un finanziamento che incide su materie di competenza regionale residuale o concorrente”.

Approfondimenti:

Nuove disposizioni sul Fondo nazionale per la rievocazione storica

DM 25 settembre 2017 – Criteri di riparto

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Rievocazioni storiche, avviata la revisione delle disposizioni sul Fondo nazionale

Rievocazioni storiche, costituita la Commissione di valutazione dei progetti per il fondo del Mibact

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