Bagnoli“Su Bagnoli sono stati spesi, al solito, fiumi di parole, non tutte a proposito”. Così Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo, interviene nel dibattito delle ultime settimane su Bagnoli. E spiega: “Quello che è successo a Bagnoli dal ‘93 al 2016, quando una legge ha nominato il commissario Nastasi e conferito a Invitalia il ruolo di soggetto attuatore della bonifica e valorizzazione, lo sanno tutti. Nella migliore delle ipotesi: niente. In questi due anni, il Commissario e Invitalia hanno fatto un lavoro straordinario”.

UN PO’ DI DATI

E allora Domenico Arcuri cita qualche dato, “tanto per allontanarci dalle chiacchiere: 20 gare, che entro l’anno diventeranno 27, la più grande e vasta attività di caratterizzazione a terra e a mare mai fatta in Italia negli ultimi decenni; la rimozione dell’amianto e dell’eternit che giaceva nell’area; la restituzione dell’arenile Nord, riqualificato, ai cittadini; la sperimentazione della PhytoRemediation, cioè l’utilizzo di piante per la bonifica dei terreni. E, ancora: la condivisione del nuovo Piano urbanistico con la Regione e il Comune, superando le iniziali diversità di vedute; la gara per la progettazione delle bonifiche che sta per essere aggiudicata”.

IL PIANO

Arcuri ricorda anche la difficoltà di realizzare tutto questo “malgrado alcune questioni giuridiche ereditate dal ventennio precedente. Il 60 per cento dell’area – spiega – è ancora sequestrato; il precedente proprietario, Bagnolifutura, per altro fallito, ha intentato una causa contro l’attuale assetto; il tentativo fatto nel passato di avviare le bonifiche a mare non ha prodotto l’assegnazione dei lavori”.

E a chi sostiene di “non vedere nulla di concreto, l’amministratore delegato di Invitalia risponde: “(…)Prescindere dalle condizioni di partenza e non riconoscere, per una volta, l’eccezionalità del lavoro fatto in meno di un decimo del tempo prima perduto, è preoccupante. Un osservatore distratto potrebbe pensare che, ancora una volta, non si ha voglia di arrivare fino in fondo”.

IL NODO DELLE RISORSE

Sulle risorse necessarie per completare il programma, Domenico Arcuri ricorda che Il costo complessivo del progetto, “prima per la bonifica e poi per la valorizzazione dovrà essere, secondo le previsioni di Invitalia, coperto per due terzi da fondi pubblici e per un terzo da fondi privati. Ovviamente il valore dell’area e la sua capacità di accogliere investimenti privati sarà assai diverso e maggiore dopo che verrà realizzata la bonifica. Per la quale credevo superfluo ribadire che i fondi necessari non potranno essere che pubblici. Invitalia ha bisogno di uno stanziamento di circa 150 milioni l’anno, che servono per la bonifica a terra e a mare, in funzione delle nuove destinazioni d’uso, per la rimozione integrale della colmata e per la infrastrutturazione interna all’area. Adesso abbiamo uno stanziamento sufficiente per realizzare tutte le attività previste fino alla metà del 2019. Siamo certi, come è accaduto nel passato, che il progetto non sarà fermato per il suo mancato rifinanziamento”.

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