Si voterà mercoledì a Strasburgo, dopo due anni di discussione nelle commissioni, la nuova Direttiva europea a tutela del copyright, dopo il voto di luglio che per alcune decine di voti ha bloccato l’avvio dei negoziati (388 no, 278 sì e 31 astenuti).

Gran parte del dibattito si concentra – tra l’altro – sulla creazione di un nuovo diritto che consentirebbe agli editori di stampa di chiedere un compenso per l’uso online delle loro pubblicazioni, e sull’imposizione di misure di monitoraggio dei contenuti su piattaforme online come YouTube, che mira a risolvere il “divario di valore” e ad aiutare i titolari dei diritti a monetizzare e controllare meglio la distribuzione dei loro contenuti online.

Mentre alcuni sostengono che le misure garantiranno un’equa remunerazione a giornalisti, editori e titolari dei diritti per l’uso online delle loro opere, altri criticano, tra l’altro, la cosiddetta “link tax”.

COSTA (PD): GIGANTI DEL WEB DEVONO AVERE REGOLE E RESPONSABILITA’

La direttiva, spiega l’europarlamentare dem, Silvia Costa, “non interviene sugli utenti né ne limita i diritti, ma intende regolare i rapporti tra i server provider come le grandi piattaforme sociali e i detentori dei diritti d’autore dei contenuti on line, prodotti da imprese europee culturali, creative ed editoriali, prevedendo la tutela dei loro diritti e il riconoscimento della giusta remunerazione di autori e giornalisti. Si stabilisce finalmente in tutta Europa che le piattaforme digitali quando non si limitano ad ospitare e facilitare la circolazione di contenuti caricati dagli utenti, ma li classificano, li organizzano, offrendoli e raccogliendo quote di pubblicità, compiono un atto di comunicazione al pubblico e quindi sono responsabili nel garantire il riconoscimento e l’equa remunerazione del diritto d’autore”.

La Costa sottolinea che “per intimidire i parlamentari e per condizionare l’opinione pubblica sono state fatte circolare molte fake news: tengo quindi a precisare che non rientrano nel campo della direttiva le piattaforme senza scopo commerciale (wikipedia ad esempio ne è esclusa), né sono vietati link e hyperlink, così come sono state ampliate le eccezioni per i contenuti educativi e di ricerca per scuole, università, istituti di ricerca e istituti di tutela del patrimonio culturale”.

“Il tema – conclude l’europarlamentare Pd – è che non può andare avanti una situazione inaccettabile per la quale colossi web fanno guadagni stratosferici dalla pubblicità usando illegalmente contenuti prodotti da altri non pagando le royaltyes. Eppure modelli di business legali esistono anche sulla rete. Ma devono essere assicurate condizioni di parità”.

ADINOLFI (M5S): PRESENTATI EMENDAMENTI PER CANCELLARE BAVAGLIO ALLA RETE

“Gli articoli che contestiamo, in particolare, sono l’11 che prevede l’introduzione della cosiddetta link tax, e il 13 che mira a introdurre una responsabilità assoluta per le piattaforme, nonché un meccanismo di filtraggio dei contenuti caricati dagli utenti”, ha spiegato l’europarlamentare Isabella Adinolfi (M5S).

“Abbiamo presentato due emendamenti per cancellare gli articoli che prevedono la censura del web. Se il Parlamento europeo li approverà voteremo a favore della proposta di direttiva sul copyright e allo stesso tempo avremo salvato il web e la libertà dei cittadini”.

Inoltre, aggiunge, “abbiamo presentato altri emendamenti, come quello relativo alla definizione del pubblico dominio, quello che mira ad inserire un’eccezione per i contenuti caricati dagli utenti o ancora quello volto a rendere possibile il prestito digitale per le biblioteche. Per il Movimento 5 Stelle la soluzione è far pagare le giuste tasse ai colossi del web, abolendo i paradisi fiscali presenti in Europa, e applicare in modo puntuale la normativa antitrust. Altro che censura di Internet!”, conclude Adinolfi.

LATTANZIO (M5S): LA LIBERTA’ DEI CITTADINI E’ PER NOI PRIORITARIA

“Con il Movimento Cinque Stelle abbiamo presentato due emendamenti alla proposta di riforma della direttiva Ue sul diritto d’autore, con cui chiediamo di cancellare gli articoli che prevedono una limitazione della libertà in Rete, l’11 e il 13”, spiega ad AgCult il deputato Paolo Lattanzio, membro della commissione Cultura della Camera e relatore della proposta di legge in materia di accesso aperto all’informazione scientifica presentata da Luigi Gallo (M5S).

“Ci auguriamo – aggiunge il deputato M5S – che il Parlamento europeo approvi i nostri emendamenti. Il nostro obiettivo è, da un lato votare a favore della proposta di direttiva sul copyright, dall’altro tutelare il web. Come? Attraverso una giusta tassazione per i colossi del web, una solida applicazione della normativa antitrust e l’abolizione dei paradisi fiscali presenti in Europa (come ha giustamente sottolineato anche l’europarlamentare Isabella Adinolfi)”.

MARROCCO (FI): ANCHE CITTADINI FAVOREVOLI A TUTELARE LA CULTURA

“La questione è molto semplice: chi usa l’opera altrui (foto, articoli, video ecc.) deve versare un contributo all’autore di quel contenuto. Il diritto d’autore assicura la creatività di un Paese, perché senza di esso nessuno avrà più interesse a creare contenuti se già sa che verranno rubati su internet”, ha dichiarato nei giorni scorsi la deputata di Forza Italia, Patrizia Marrocco.

MOGOL (SIAE): SARA’ LA GUERRA TRA I SOLDI E LA CULTURA

Per Mogol, neo presidente della Società Italiana degli Autori ed Editori, la partita resta più che mai aperta. Lo status quo andrebbe a beneficio di una sola categoria: i giganti del web, che continuerebbero a lucrare su autori e creatori senza riconoscere loro il giusto compenso.

L’esito peggiore sarebbe un voto negativo che bloccasse il mandato del Parlamento a negoziare con Commissione e Consiglio il testo finale e, quindi, decreterebbe di fatto la morte della riforma, dato che non ci sarebbero più i tempi tecnici per adottarla entro la fine del mandato di questo Europarlamento.

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