Cappella sindone torino“Da un lato c’è lo sforzo per ridare la vita a questo bene culturale enorme, dall’altra c’è una comunità volenterosa di accompagnare questo percorso e volerne godere”. Una “simbiosi” che piace al ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, intervenuto a Torino alla cerimonia di apertura della Cappella della Sacra Sindone. Era l’11 aprile 1997 quando un incendio devastò la Cappella della Sindone. Dopo 21 anni – e dopo un lungo e difficile restauro – la cupola di Guarino Guarini è nuovamente accessibile al pubblico. Presenti alla cerimonia anche il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino, la sindaca di Torino Chiara Appendino, l’arcivescovo Cesare Nosiglia e la direttrice dei Musei Reali, Enrica Pagella.

I BENI CULTURALI APPARTENGONO ALLE COMUNITA’

“Quando parliamo di valorizzazione di solito la si interpreta come effetti di natura economica. Oggi abbiamo la prova di come questo concetto di valore non debba essere considerato solo dal punto di vista economico – sottolinea il ministro dei Beni culturali -. Non ci scordiamo ovviamente il valore religioso, e sul valore artistico non c’è nulla da dire. Ma mi vorrei soffermare sul valore simbolico che ha per la comunità”. Il titolare del Collegio romano insiste su un principio: “I beni culturali appartengono alle comunità, possono essere noti e rinomati ma appartengono alle comunità. La comunità dà valore al bene culturale a prescindere dal valore artistico. Nel caso di Torino, la Cappella della Sindone è un bene straordinariamente importante ma quello che ho notato è quanto la comunità lo senta come qualcosa di suo”. “Ho abitato un anno a Torino – ricorda Bonisoli – sono arrivato a luglio 1997, dopo il rogo, e mi ricordo l’angoscia. Se ne parlava come qualcosa di terribile, come un lutto che la città non aveva ancora elaborato”. Oggi, quindi “è una bella giornata. Un giorno molto importante”, sottolinea Bonisoli.

EVENTO DI IMPORTANZA MONDIALE

Bonisoli ricorda poi la valenza mondiale dell’evento: “Ogni mattina ricevo la rassegna stampa e da diverse settimane, ogni giorno, c’è un articolo che prepara a questa giornata. Tutto il mondo sa che oggi a Torino succede qualcosa di straordinario. Stiamo per restituire un bene di alto valore alla città, qualcosa di cui essere fieri”. Dobbiamo ricordarci, prosegue Bonisoli, che questo è stato possibile “grazie all’azione continua – anche superando i problemi burocratici – di centinaia di restauratori, operai, artigiani, storici dell’arte: un mondo di esperti dei beni culturali che ruota intorno al ministero. Si tratta di un’operazione difficile, per farlo ci vuole una grande passione per la cultura”.

APPENDINO: ORGOGLIO E SENSO DI RESPONSABILITA’

“Stiamo vivendo insieme un momento di grande emozione, uno dei momenti più importanti della storia della nostra città – sottolinea Appendino -. Mi hanno chiesto che cosa provo all’idea di vivere il momento della restituzione. Io appartengo alla generazione che ricorda l’immagine delle fiamme attorno alla Cupola, appartengo a quella generazione che non ha mai potuto visitare questo luogo incredibile”. Cosa prova oggi la sindaca di Torino? “Una grande emozione, orgoglio, senso di responsabilità. Oggi il pensiero va a chi non ha avuto l’occasione di godere di questo grande patrimonio culturale e a chi da domani potrà goderne. L’auspicio è che le nuove generazioni comprendano cosa significa apprezzare, studiare, entrare in sintonia con un monumento e un simbolo della nostra città”. Questo, secondo la sindaca di Torino, “non è un punto di arrivo ma di partenza affinché tante persone torinesi e non, possano godere di questo patrimonio incredibile”.

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