Cariplo-fondazione-AttivAreeAttraverso il programma AttivAree, Fondazione Cariplo ha scelto di dare il proprio contributo rispetto al tema delle aree interne, con uno stanziamento complessivo di 10 milioni di euro e una strategia di intervento di medio periodo. L’anno scorso ha dato avvio a progetti triennali in due territori lombardi: Oltrepò pavese e le valli bresciane Trompia e Sabbia. Obiettivo ambizioso del programma AttivAree è quello di innescare un processo di cambiamento in queste aree interne – Appennino e Prealpi – invertendo la tendenza allo spopolamento, impoverimento e al rischio di isolamento.

IL PROGRAMMA ATTIVAREE

AttivAree è un programma intersettoriale della Fondazione Cariplo che mette a fattor comune le diverse esperienze accumulate negli anni legate ai settori dell’arte e cultura, della cura della persona, della ricerca scientifica e dell’ambiente per cercare di rispondere ai problemi delle aree interne. Aree lontane dai servizi dove c’è un rischio di spopolamento molto elevato e dove c’è difficoltà a trovare un futuro per le nuove generazioni. “L’idea di fondazione Cariplo – spiega ad AgCult Elena Iachia, direttore dell’Area Ambiente di fondazione Cariplo e responsabile del programma AttivAree – è provare a trovare delle chiavi che possano rallentare o invertire questo processo di abbandono”.

IL BANDO

Quasi tre anni fa, prosegue Iachia, “abbiamo scritto e pubblicato un bando in cui abbiamo fornito dei temi generali che volevamo provare a sperimentare. Hanno risposto undici territori che dovevano rientrare negli indicatori proposti dalla Strategia nazionale Aree Interne che su questo ha fatto un approfondimento metodologico molto valido. Ne abbiamo selezionati due: le Comunità montane di Valle Trompia e Valle Sabbia che si sono presentate unite (insieme anche a due consorzi di cooperative) e che hanno presentato il progetto “Valli resilienti”, dedicato alla rinascita di queste valli. L’altro progetto riguarda una parte dell’Oltrepò Pavese. Il nome scelto è “Oltrepò biodiverso” e in questo caso abbiamo esaltato la biodiversità. Una biodiversità che possa portare anche in agricoltura elementi di arricchimento del paesaggio e attenzioni maggiori nelle coltivazioni. Per questo abbiamo promosso il progetto vino 2.0 dedicato a questo aspetto cui hanno già aderito una ventina di aziende”.

IL RUOLO DI FONDAZIONE CARIPLO

Fondazione Cariplo, che ha investito 10 milioni di euro in tre anni, “ha aiutato le idee progettuali, che erano ancora in bozza, fornendo il supporto di società di esperti che hanno aiutato a fare studi di fattibilità e schede per ciascuna azione fino a definire i singoli budget. I progetti sono passati così dalla fattibilità alla progettazione vera e propria. Li abbiamo accompagnati in tutto questo processo. Entrambi i progetti sono in fase realizzativa e dovrebbero terminare entro la fine del 2019”.

GLI OBIETTIVI

Quasi tutti i programmi della Fondazione vengono monitorati e validati da soggetti terzi. “Noi cerchiamo di capire l’efficacia delle risorse investite – spiega Iachia -. Abbiamo un valutatore esterno che ha definito gli indicatori insieme ai territori. Per ciascuna azione ci sono indicatori di risultato e di impatto. La parte di valutazione, invece, attraverso questionari e altri strumenti, vuole verificare il gradimento della popolazione e fare ragionamenti sugli indicatori socio-economici. I processi di tipo demografico, chiaramente, hanno tempi molto lunghi, pertanto ci si basa su alcuni segnali da interpretare per capire se la direzione presa è quella giusta: ad esempio i nuovi imprenditori o ragionamenti sulle scuole e le giovani generazioni”.

LE AZIONI MESSE IN CAMPO

Ogni progetto sostenuto da Fondazione Cariplo ha circa 25 azioni per ogni territorio. Si va “dalla ristrutturazione di edifici alle progettualità sociali come, per fare un esempio, il ‘maggiordomo rurale’ attivato nell’Oltrepò per fornire una serie di servizi alla popolazione che nelle fasce deboli ha esigenze primarie. Azioni basic ma che possono far la differenza in termini di mobilità e socialità per far restare la popolazione”.

Ma una volta che non ci sarà più il sostegno di Fondazione Cariplo, come si andrà avanti? “Questo è un aspetto su cui li facciamo ragionare internamente al progetto. Entro la fine del progetto, i territori dovranno prevedere come andare avanti senza il contributo Cariplo”.

Alla base della rinascita dei luoghi c’è sempre la conoscenza del territorio. “Non puoi amare e identificarti in ciò che non conosci – ragiona la responsabile del Programma di Fondazione Cariplo -. E il grado di conoscenza del territorio sta diminuendo in maniera incredibile. Il primo passo per rimanere in queste aree sono l’identità e l’attaccamento che partono dalla conoscenza”.

I PRIMI RISULTATI

L’inizio del 2020 è il termine per trarre i primi bilanci sui risultati. “I segnali sono buoni. La cifra importante per noi è la collaborazione sul territorio. Come, ad esempio, le due valli che si sono presentate insieme. O anche favorire il dialogo tra soggetti che prima non dialogavano. I nostri progetti devono portare un allargamento della collaborazione a livello locale”.

DUE CASI STUDIO

IL CASO DI LAVENONE – Nell’ambito del progetto gioca un ruolo fondamentale il rilancio del Borgo di Lavenone che, con i suoi 555 abitanti, diventa il luogo nel quale sperimentare proposte di turismo sostenibile. Al centro del processo la valorizzazione delle ricchezze del territorio, dai prodotti tipici ai luoghi turistici più suggestivi, così come nella diffusione di una cultura dell’accoglienza offrendo itinerari dedicati a soggetti con “bisogni specifici” e la fruizione di opportunità di inclusione sociale per persone in situazione di svantaggio. Un’architettura di relazioni che consente la costruzione di una rete di servizi e di soggetti che lavorano integrati seguendo i modelli tipici delle piattaforme collaborative.

IL CASI DI REBECCO – Il progetto prevede la riattivazione di un complesso rurale, recuperando in chiave conservativa i fabbricati oggi in stato di abbandono e parzialmente crollati. Il sito così riabilitato è destinato a diventare un Centro di Valorizzazione e Sviluppo della Cultura Rurale del Territorio attraverso la gestione da parte di un soggetto che avrà come compito primario quello di creare un centro di accoglienza e interpretazione del territorio che rimanderà a tutti i punti attivati nell’area interna e già presenti nell’offerta museale ed ecomuseale.

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