Il ministero dei Beni culturali verifichi se il Comune di Salerno, in qualità di ente gestore ed erogatore di spesa per il teatro “G. Verdi”, “abbia assolto agli obblighi derivanti dalla normativa vigente in tema di teatri di tradizione e se le imprese liriche coinvolte siano in possesso di tutti i requisiti richiesti dalla legge”. E’ quanto chiede in un’interrogazione al titolare del Collegio Romano la senatrice M5S Luisa Angrisani. I teatri di tradizione, ricorda la parlamentare pentastellata, “hanno il compito di promuovere, agevolare e coordinare le attività musicali nel territorio delle rispettive province”.

Riguardo il teatro comunale “G. Verdi”, dal 2007, rileva Angrisani, “la spesa media per ogni stagione lirico-concertistica è stata di 3 milioni e mezzo di euro, e dal 2010 al 2017, il Comune di Salerno ha speso la somma di 31 milioni di euro, incassando dal botteghino mediamente un valore economico che si aggira tra il 10 e il 15 per cento del costo complessivo sostenuto, accusando ingenti perdite annue di danaro pubblico”. Inoltre, “lo stipendio annuo del direttore artistico si aggira intorno ai 300.000 euro mentre il programma lirico prevede solamente 5 spettacoli a stagione per 3 repliche ognuno, per un totale di 15 aperture di sipario durante l’anno solare”.

Per Angrisani “il ritorno culturale alla città, le opportunità di lavoro per i giovani e la formazione professionale sono decisamente irrilevanti considerando che tutto il materiale e quant’altro serva alla realizzazione di un’opera viene noleggiato dal Comune, su indicazione del direttore artistico, peraltro quasi esclusivamente fuori dall’ambito del territorio cittadino”. Da qui l’interrogazione al Mibac “se non intenda adottare misure di competenza affinché venga accertato se ci stia stato un effettivo danno economico per le casse municipali”.

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