Vera da Pozzo Lazzaretto VeneziaNel settembre 2018 è ritornata al Lazzaretto Vecchio la trecentesca “Vera da pozzo” originariamente situata in isola e “sparita” intorno al 1970. Il ritrovamento è stato reso possibile grazie a una ricerca iniziata nel 2010 da Gerolamo Fazzini, Presidente dell’Archeoclub di Venezia e Ispettore Onorario Mibac. A seguito della sua denuncia e delle indicazioni, le indagini effettuate dalla Guardia di Finanza (Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Venezia – Gruppo Tutela Mercato Beni e Servizi) hanno portato alla scoperta della “Vera” in una villa del Veneto orientale di proprietà degli eredi di un imprenditore attivo in laguna nella seconda metà del 1900. Recentemente il Tribunale di Pordenone ha imposto la restituzione dell’opera al legittimo proprietario, vale a dire il Demanio dello Stato e in particolare al Polo Museale del Veneto, responsabile dell’isola. La cittadinanza potrà vedere la Vera da pozzo durante l’ultima giornata di apertura straordinaria dell’isola, il 7 ottobre 2018.

“Se la trecentesca ‘vera da pozzo’, trafugata nel 1970 dall’isola del Lazzaretto Vecchio di Venezia, è tornata finalmente al suo posto – ha commentato il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli – è grazie principalmente alla collaborazione e alla sinergia, che dura ormai da molti anni, tra le strutture territoriali del Mibac (Polo Museale del Veneto e Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna), la Guardia di Finanza e la sezione locale dell’Archeoclub che da oltre 30 anni offre il suo importante contributo al programma di valorizzazione e promozione dei due lazzaretti della città, testimonianze storico-culturali vive di un periodo drammatico per il nostro Paese. Esempi come questo – conclude – meritano un plauso e dimostrano come il binomio Stato-associazioni è sempre vincente”.

Prelievo e trasporto della “Vera” sono stati curati – su delega di Polo Museale del Veneto (Daniele Ferrara, Direttore Polo; Annamaria Larese, Direttore Museo) e Soprintendenza ABAP di Venezia e Laguna (Emanuela Carpani, Soprintendente) – dall’Archeoclub di Venezia che si è avvalso della collaborazione di due imprese: la “Diego Malvestìo” per quanto riguarda prelievo dalla villa privata e trasporto terrestre fino a Mestre-S.Giuliano, quindi la “Sergio Chiaranda” per il trasporto lagunare; ditte che, stante il coinvolgimento dell’Archeoclub, hanno prestato la loro opera gratuitamente.

La “Vera”, integra e completa di basamento è stata per il momento ricoverata nel Tezon Vecchio da Merci perché, prima di essere posta all’aperto nella posizione originaria, necessita di un intervento di pulitura e conservazione.

Questa “Vera da pozzo” che ritorna al Lazzaretto Vecchio è il più antico reperto che possediamo della storia dell’isola: si riferisce al periodo religioso medievale, addirittura precedente alla funzione sanitaria. Inoltre è un rarissimo caso di restituzione di un’opera che ormai era data per dispersa.

Il ritrovamento – si legge nella nota di Archeoclub Venezia – è uno dei risultati più concreti della collaborazione che prosegue da molto tempo fra Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Archeoclub di Venezia, associazione impegnata da oltre trent’anni nella felice rinascita non profit dell’isola del Lazzaretto Nuovo nella laguna nord di Venezia, che fra l’altro ospita il Deposito per i materiali archeologici di provenienza lagunare della Soprintendenza Archeologica del Veneto.

Un risultato che si inscrive nei cinque anni di impegno offerto gratuitamente dall’Archeoclub di Venezia per il Lazzaretto Vecchio, sulla base del protocollo d’intesa attivato nel settembre 2013 dalla Soprintendenza Archeologica del Veneto e confermato dal Polo Museale. Un lustro di disponibilità che ha visto coinvolte decine di volontari e con cui sono stati interrotti i vandalismi, che erano ripresi sull’isola alla fine dei lavori di restauro nel 2008, e riaperto il primo lazzaretto del mondo a una prima fruizione pubblica, a sostegno del progetto ormai ventennale che lo vuole sede del Museo Archeologico Nazionale della Città e della Laguna di Venezia.

L’opera dell’Archeoclub ha garantito in questi cinque anni la guardiania quotidiana e la pulitura di 2/3 dello spazio aperto (circa 20.000 mq totali) e dei grandi tezoni coperti (circa 8.500 mq), grazie ai mezzi acquei e terrestri dell’associazione e permettendo così di ospitare anche due edizioni della sezione Virtual Reality della Biennale Cinema. Seppur nelle limitate condizioni in cui versa l’isola attualmente, l’associazione ha inoltre investito circa 100.000 euro di fondi propri in interventi di manutenzione, che, assieme collaborazioni “pro bono” di imprese e professionisti, (con un provvisorio allestimento didattico, website, manifesti, depliant e un vasto passaparola sui social network) hanno visto circa 15.000 visitatori testimoniare la volontà della cittadinanza a favore del progetto museale, fra cui scuole, università e associazioni anche di altre città e Paesi, richiamando l’attenzione di media locali, nazionali ed esteri.

Nell’estate 2018 sono stati inoltre realizzati un primo workshop per il restauro delle importanti testimonianze pittoriche all’interno dei tezoni (come già accaduto al Lazzaretto Nuovo) e la pubblicazione di ricerca dedicata alle testimonianze epigrafiche (“Le scritture epigrafiche” a cura di Francesca Malagnini, pubblicata da Marcianum Press e che sarà presentata prossimamente), che comprende le testimonianze in volgare italiano lasciate su vari manufatti dai confinati in “quarantena” tra il 1600 e il 1700, quelle in latino che si riferiscono alla storia e ai restauri secolari dell’isola, e infine altre ancora disperse e individuate in altri musei o reimpiegate in edifici veneziani.

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