Cariplo-fondazione-AttivAreeMettere al centro delle politiche di sviluppo dei territori i beni culturali, creando sinergie con altre filiere all’interno di una visione strategica incentrata sulla costruzione di competenze nuove da affidare alle aree interessate dagli interventi. È questa una delle sfide che negli ultimi dieci anni l’area Arte e Cultura della Fondazione Cariplo ha affrontato con successo e che ha prodotto il modello dei Distretti Culturali. Un esempio che ancora oggi fa scuola in ambito culturale e che ha permesso alla fondazione lombarda di offrire valide alternative di sviluppo e di rigenerazione a territori colpiti dalla crisi economica.

Il settore Arte e Cultura di Fondazione Cariplo eroga oggi circa 41 milioni di euro all’anno e di questi oltre 20 sono impegnati proprio sui beni culturali.

A margine dell’incontro “Borghi, un patrimonio da preservare e riattivare” organizzato da Fondazione Cariplo negli spazi di InParadiso Art Gallery a Venezia, AgCult ha intervistato Cristina Chiavarino, Direttore Area Arte e Cultura, e Lorenza Gazzerro, referente sul Patrimonio culturale, per tracciare un bilancio degli ultimi anni di attività della Fondazione nel settore dei Beni culturali anche in vista dell’imminente, storico, cambio di governance che avverrà nella primavera del 2019.

ARTE E CULTURA

Il settore Arte e Cultura ha visto una forte evoluzione negli anni, spiega ad AgCult Cristina Chiavarino. “In una fase iniziale si lavorava in modo distinto su beni e attività culturali. Ma da subito abbiamo iniziato a ragionare su forme di integrazione fra questi due ambiti di intervento. Allora abbiamo iniziato a strutturare delle sfide trasversali: una di queste è proprio quella sui beni culturali come fattore di sviluppo dei territori. Su questo abbiamo lavorato tanto, allontanandoci progressivamente dal tema dei semplici restauri che Fondazione Cariplo, pur con le tante risorse messe in campo in Lombardia, non poteva risolvere certo da sola”.

UNA VISIONE NUOVA

Da allora è cominciata una riflessione su come avere una visione nuova rispetto al patrimonio culturale. “Inizialmente – prosegue Chiavarino – abbiamo lavorato sulla messa a sistema dei beni che poi abbiamo superato con il progetto dei Distretti culturali. In questo progetto abbiamo cercato di ragionare sulle connessioni della cultura con le altre filiere. Prima lavoravamo sul sistema culturale integrato in quanto tale, poi abbiamo progressivamente sostituito questo approccio con una visione più allargata: la buona gestione dei beni in area vasta è confluita nel progetto dei Distretti che ha visto un grosso impegno da parte della Fondazione sia dal punto di vista economico (circa 20 milioni di euro) sia nell’attività di accompagnamento dei territori”.

ACCOMPAGNARE I TERRITORI

E proprio l’attività di accompagnamento dei progetti è una delle chiavi del successo delle iniziative di Fondazione Cariplo. “Con i Distretti culturali – ricorda la direttrice Arte e Cultura – abbiamo alzato molto l’asticella, chiedendo ai territori una sfida importante. Ci siamo tuttavia resi conto che era necessario aiutarli a costruire queste iniziative così complesse”.

Dai Distretti anche la stessa Fondazione ha imparato molto. “È importante lavorare in rete tra tutte le istituzioni ed è importante portare avanti dei messaggi. Inizialmente le istituzioni coinvolte lavoravano singolarmente e si confrontavano solo su progetti specifici poi si è cominciato a lavorare su una visione strategica. Una modalità che ha dato vita negli ultimi mesi a un altro progetto condotto in sinergia tra Fondazione Cariplo e Regione Lombardia: i Piani Integrati Cultura (Pic). Abbiamo capito che bisogna ottimizzare le risorse, farle convergere rispetto a una visione strategica e far sì che ogni istituzione si muova all’interno di una cornice chiara”. (Per approfondimenti: Cultura, al via in Lombardia incontri sui Piani integrati culturali – Pic).

I DISTRETTI CULTURALI

Il modello che ha prodotto grandi risultati in questi ultimi dieci anni di attività è – come si è detto – quello dei Distretti Culturali. Ma come nasce? Lorenza Gazzerro spiega ad AgCult come quel progetto partisse “dalla scommessa che investire sulla conservazione e valorizzazione dell’edilizia storica se messa in connessione con le altre filiere poteva funzionare come traino di sviluppo dell’intero territorio”.

CULTURA AL CENTRO, MA NON DA SOLA

Una sfida pensata, prosegue Gazzerro, “in un momento in cui alcuni contesti della nostra regione erano in difficoltà. Ad esempio la Valcamonica, un territorio molto ampio, diffuso e frammentato, dopo una crisi economica industriale ha visto nella cultura un aggancio per ripartire. Il Distretto ha dato idee e risorse in questa direzione: cultura al centro, quindi, ma non da sola. La difficoltà è stata – e in parte lo è ancora – agganciare il mondo dell’impresa in un ruolo forte, un partner che creda che la cultura generi sviluppo. Oggi da questo punto di vista, fortunatamente, i segnali sono molto più incoraggianti”.

Con l’esperienza dei Distretti culturali “abbiamo imparato che le persone fanno la differenza. E non vuole essere uno slogan – assicura Gazzerro -. La crescita delle competenze è evidente ed è stata raggiunta grazie al lavoro dei team che abbiamo messo a disposizione, soprattutto quando i territori si sono rivelati accoglienti senza percepirci come controllori o erogatori. I casi sono tanti: dalla Valcamonica a Cremona fino alla Valtellina”.

ALTRI PROGRAMMI

Un risultato che si sta facendo strada anche sui programmi della Conservazione programmata e di AttivAree. Un metodo di lavoro di cui la Fondazione va fiera senza mai cedere all’autocelebrazione. “Se dovessimo consegnare una riflessione sul futuro – spiega Lorenza Gazzerro – sicuramente è quella di conservare una linea che non sia solo erogativa ma anche di accompagnamento. La Fondazione ha la fortuna di poter dare continuità al proprio lavoro, cosa che non sempre è possibile o facile, ad esempio, per un ente pubblico”.

Adesso i progetti partiti grazie ai Distretti culturali hanno cominciato a camminare con le proprie gambe. “Sono cresciuti, sono autonomi. Hanno imparato a lavorare con una visione diversa, in collaborazione con tutte le realtà del territorio”. E adesso sono istituzioni riconosciute e affermate.

LE NUOVE LINEE

Al momento Fondazione Cariplo ha due linee aperte che riguardano i beni culturali: una su la rifunzionalizzazione dei beni storici orientata alla buona gestione (Beni Aperti) e un’altra sulla prevenzione e la messa in sicurezza dei beni a rischio che in questi due anni si è concentrata sul rischio sismico (Conservazione Programmata). Quest’ultima ha rappresentato una risposta dopo i terremoti del 2016. Tuttavia questa misura ora sarà ripensata anche alla luce del fatto che la Lombardia non è certo tra le regioni italiane più esposte ai sismi.

Anche in questo caso, Fondazione Cariplo sta pensando di allargare l’intervento dagli aspetti più propriamente tecnici a quello della sensibilizzazione delle comunità. “Occorre far capire alle persone che usano tanti edifici storici – conclude Gazzerro – l’importanza della prevenzione e della sicurezza. Una linea di sviluppo potrebbe essere quindi dedicata proprio alla sensibilizzazione”. Un tipo di intervento che, tra l’altro, costa relativamente poco. Partendo dalla consapevolezza, in ogni caso, che far circolare idee, informazioni ed esperienze è sempre fondamentale.

Leggi anche:

Buone pratiche per i Borghi, Fondazione Cariplo: un patrimonio da preservare e riattivare

AttivAree, l’esperienza di Fondazione Cariplo contro lo spopolamento della aree interne

Lombardia, nei primi mesi del 2019 pubblicato il bando Piani integrati cultura

Cultura, al via in Lombardia incontri sui Piani integrati culturali (Pic)

Rispondi