Ministro Bonisoli

“La cultura può essere un settore che in futuro rappresenterà una delle maggiori fonti di lavoro per il Paese”. Lo ha sottolineato il Ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, nel suo intervento in occasione dell’11esimo appuntamento “Parole Guerriere – Seminari rivoluzionari a Montecitorio”, sul tema “Quale cultura per quale cambiamento?”. “Stiamo facendo una manovra economica espansiva, una manovra che funziona se ci sono due gambe: maggiori risorse economiche nel sistema e con queste maggiori risorse generare maggiori posti di lavoro. La politica economica deve indirizzare alcuni settori e non altri.”

“Non si deve puntare su settori industriali – continua Bonisoli – su cui il nostro Paese non ha una chance, ma sul vantaggio iniziale che ci caratterizza dal punto di vista culturale, paesaggistico e di ricchezza culturale dell’Italia. Se riusciamo a capitalizzare la diversità e a trasformarla, noi irrobustiamo e colmiamo un buco occupazionale per ritornare ad essere un’economia più forte”.

LA CULTURA NELL’AZIONE DI GOVERNO

Il titolare del Collegio Romano ha toccato molti punti nel suo intervento rispondendo alla domanda della deputata Dalila Nesci (M5S) che gli chiedeva di definire quale cultura sta orientando l’azione di Governo. Un discorso, quello di Bonisoli, orientato sulla centralità della cultura e del dialogo sociale. Necessario è garantire la pluralità culturale, questo il mandato del Ministro, perché “tutto ha senso se le persone possono scegliere avendo un’alternativa, altrimenti si tratta di manipolazione e questo non funziona. L’offerta culturale – ci tiene sottolinearlo – deve essere il più ampia possibile”.

Centrale è anche verificare “come la cultura si scarica nel tessuto sociale. Viviamo in un momento di cambiamento forte in cui alcuni dei settori di cui mi sto occupando, come il cinema e l’editoria, stanno cambiando pelle perché stanno entrando in questi settori industriali degli attori che qualche anno fa non esistevano nemmeno ma che ora riescono a influenzare pesantemente quello che sta succedendo”.

L’ASCOLTO ALLA BASE DELLA CULTURA DEL CAMBIAMENTO

Bonisoli collega poi i due concetti chiave del seminario: cultura e cambiamento. “Quando ho assunto l’incarico, mi sono chiesto quale deve essere il rapporto tra politico e cittadino”. Secondo il titolare del Collegio Romano, il politico è “uguale a chi subisce le decisioni. Buona prassi, per prendere le decisioni, è ascoltare chi lavora in un settore. Questo non significa fare quello che ti dicono di fare perché alla fine è chi si trova nel mio ruolo che deve decidere. L’ascolto – però – è una delle cose più importanti che dal punto di vista politico si deve fare”.

LA STORIA DELL’ARTE

Bonisoli annuncia infine l’idea sulla quale sta lavorando: affidare alcune opere d’arte che si trovano nei depositi ad una scuola.

“Noi abbiamo tantissime opere d’arte – sostiene il Ministro dei Beni culturali – che non sono mostrate. Mi sono chiesto se questo patrimonio non possa essere utilizzato in maniera più utile. La storia dell’arte è molto importante e se riusciamo a insegnarla in maniera più semplice e motivante per i ragazzi noi facciamo un’opera migliore di quella fatta fino ad adesso”.

Leggi anche:

Bonisoli: Con rivoluzione digitale professioni culturali in rapida evoluzione

Manovra, Bonisoli: risorse per assunzioni Mibac ci saranno

Rispondi