Ascani“Il fondo di 500 mila euro per il credito d’imposta alle imprese culturali e creative previsto per il 2018 dalla Legge di Bilancio dell’anno scorso è ormai perso. Senza l’approvazione del decreto attuativo che doveva regolare i criteri di accesso a quelle risorse, i soldi sono perduti e andranno per la riduzione del debito pubblico”. E’ la denuncia di Anna Ascani, capogruppo del Partito democratico in Commissione Cultura alla Camera, che nella passata legislatura si era fatta promotrice di una proposta di legge che introducesse nell’ordinamento italiano la definizione di impresa culturale e creativa e prevedesse incentivi e sostegni alle loro attività. “Si tratta di 500mila euro, che non sono tantissimi, ma che a qualche impresa culturale e creativa sul territorio avrebbero potuto far comodo – spiega Ascani ad AgCult -. Per il prossimo anno e per il 2020 ci sono ancora un milione di euro per ciascun anno”.

LA PROPOSTA ASCANI DELLA PASSATA LEGISLATURA

Le misure previste dalla pdl Ascani, dopo un percorso parlamentare più che accidentato, erano confluite in parte in un emendamento alla Legge di Bilancio 2018. La norma aveva previsto un credito d’imposta nella misura del 30 per cento dei costi sostenuti per attività di sviluppo, produzione e promozione di prodotti e servizi culturali e creativi. Il credito d’imposta era stato stabilito nel limite di spesa di 500mila euro per l’anno 2018 e di un milione di euro per il 2019 e il 2020.

Tuttavia, con riferimento all’individuazione dei costi oggetto d’interesse, dei parametri da rispettare, dei tempi da seguire e soprattutto dei requisiti in termini di tipologia di attività da condurre al fine del riconoscimento dell’agevolazione, era necessario attendere la pubblicazione di un decreto attuativo da emanarsi a cura del Mibac in collaborazione con il Mef. Decreto che finora non è arrivato, nonostante fosse una delle attività “prioritarie” del Mibac come scritto nella “Direttiva generale per l’azione amministrativa e la gestione nell’anno 2018”. (Per approfondimenti: Mibact: turismo, cinema, spettacoli e imprese culturali nelle attività di rilievo 2018).

QUALE SOLUZIONE?

Per Ascani una strada da percorrere adesso per salvare le risorse già stanziate per i prossimi due anni è “riprendere la proposta approvata alla Camera, fare gli aggiustamenti che riteniamo necessari aumentando magari lo stanziamento e mandarla velocemente al Senato, togliendo al governo l’onere di fare ciò che evidentemente non ha nessuna intenzione di fare”. Sulle intenzioni dell’esecutivo in merito ai decreti attuativi, Ascani ha presentato anche “un’interrogazione alla quale il governo si guarda bene dal rispondere”.

La cosa principale da fare ora, è convinta la deputata dem, “è rimettere la palla in mano al Parlamento. E’ possibile stabilire direttamente nella legge i criteri con soldi già stanziati”.

IL CALENDARIO DEI LAVORI DELLA COMMISSIONE

A parole i gruppi si dicono tutti d’accordo, ma poi – spiega Ascani – “il presidente ha proposto il calendario trimestrale dei lavori della Commissione da qui a fine anno e non ha inserito la proposta nell’elenco. E non per ragioni di spazio, tanto che ha inserito – cosa che non si era mai vista nella storia dei lavori parlamentari – una fantomatica proposta sul numero chiuso per l’accesso alle università ‘qualora venga assegnata alla commissione’. Ma parliamo di una proposta che non è neanche stata depositata, quindi prima che venga assegnata passeranno mesi”. Secondo l’esponente Pd, “non c’è stata la volontà di inserire la pdl sulle imprese culturali”.

“E’ un peccato e un messaggio sbagliato – prosegue Ascani – che si dà a quel mondo che aveva accolto con grande soddisfazione che il Parlamento si fosse occupato finalmente di loro. Ora invece si torna indietro. Un brutto messaggio per quella parte del mondo della cultura”.

PROSSIME TAPPE

A questo punto quali passi restano da compiere? “Ho scritto anche al presidente della Camera affinché intervenga. Comunque noi a gennaio riproporremo l’inserimento di questa proposta, sarà la priorità del Partito democratico in Commissione. Prima o poi dovranno calendarizzare una proposta del Pd, a meno che non vogliano negarci anche questo”.

Ma a cosa si devono queste resistenze? “Sono rimasta molto stupita. Non so se vogliono togliere anche quei pochi soldi che ci avevamo messo. Non è una proposta che mette in difficoltà il governo. Anzi. Io ho insistito in tre diversi uffici di presidenza, alla fine ho dovuto prendere atto che non c’è la volontà di calendarizzarla. Noi insisteremo ancora. Mi sembra tuttavia che ci sia l’ansia di cancellare quello che hanno fatto gli altri. Anche sulle cose buone. Il che non è mai una bella notizia”.

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