Una due giorni per analizzare e ipotizzare come evolverà la cultura nel prossimo decennio. Ha preso il via a Roma il convegno scientifico “Cultura 2030”, un incontro organizzato dai parlamentari del Movimento 5 Stelle delle commissioni Cultura di Camera e Senato per presentare la ricerca diretta da Domenico De Masi e realizzata da undici studiosi di rilievo internazionale. Presenti, tra gli altri, i parlamentari Luigi Gallo e Michela Montevecchi, il sociologo Domenico De Masi, l’ex direttore degli Uffizi, Antonio Natali.

“Cultura 2030” è il primo studio sul futuro della cultura, nel quale esperti indipendenti in diverse discipline rispondono a domande su quattro aree tematiche (contesto economico, qualità e criticità nel sistema culturale, prospettive della creatività, mezzi di produzione e diffusione culturale), disegnando i cambiamenti culturali in Italia da qui al 2030.

“Due giorni intensi di discussioni e dibattiti sulla cultura, un tema di grosso interesse e sentito come strategico per il paese”, ha sottolineato il presidente della commissione Cultura di Montecitorio, Gallo. “Da inizio legislatura io e la collega Montevecchi abbiamo lavorato per avviare un dibattito sulla cultura. Sentiamo il bisogno di trasformare questo luogo in uno spazio di riflessione, di creare un civile dibattito aperto a diverse posizioni. Questa ricerca vuole essere inoltre uno strumento offerto ai decisori politici, agli operatori e agli attori culturali”.

“Speriamo con questo convegno di offrire un servizio al paese, sono convinto che solo con uno stimolo al dibattito culturale si possano trovare le risposte alle crisi che stiamo vivendo, non solo come paese ma come pianeta. Si tratta – ha concluso Gallo – di un dibattito che tutti abbiamo bisogno di tenere vivo nei prossimi anni”.

LA RICERCA

“Una ricerca condotta in totale autonomia, scegliendo noi gli undici esperti da contattare”, ha sottolineato il sociologo Domenico De Masi illustrando i risultati della ricerca. “Fattori come il progresso tecnologico, la globalizzazione, la diffusione dei media e la scolarizzazione di massa hanno dato vita a una società centrata sulla produzione di beni immateriali come i servizi, le informazioni, i simboli, l’estetica. Ma il passaggio epocale a questa società post industriale non è stato ancora metabolizzato né dagli intellettuali, né dai policy maker, né dagli operatori socio economici. Uno dei settori maggiormente toccati è la cultura, intesa sia in senso accademico che in senso antropologico”.

“Auspico che la politica faccia dei passi in avanti, sono qui perché siete un Movimento politico e dovete dire la vostra: fatevi sentire, non badate alle scadenze elettorali”, è l’appello lanciato da Antonio Natali, ex direttore delle Gallerie degli Uffizi, che ha incentrato il suo intervento sulla tutela e sulla valorizzazione del patrimonio culturale. “Economia e cultura non sono inconciliabili, valorizzazione è prima di tutto un’operazione culturale e di conseguenza economica”.

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