Andrea cancellato imprese culturali“E’ importante che la principale forza politica del Paese si interroghi sul tema della cultura e del suo futuro in un paese come l’Italia che è tra i più ricchi di patrimonio culturale e ambientale e nel quale finalmente il tema della cultura è visto come una risorsa importante. Occorre cominciare poi a tradurre in atti e fatti, leggi e provvedimenti le cose che si dicono”. Il presidente di Federculture, Andrea Cancellato, commenta con AgCult il convegno “Cultura 2030”, un incontro organizzato dai parlamentari del Movimento 5 Stelle delle commissioni Cultura di Camera e Senato per presentare la ricerca diretta da Domenico De Masi e realizzata da undici studiosi di rilievo internazionale.

“Cultura 2030” è il primo studio sul futuro della cultura, nel quale esperti indipendenti in diverse discipline rispondono a domande su quattro aree tematiche (contesto economico, qualità e criticità nel sistema culturale, prospettive della creatività, mezzi di produzione e diffusione culturale), disegnando i cambiamenti culturali in Italia da qui al 2030.

“Il Movimento 5 Stelle – aggiunge Cancellato -, che tra l’altro ha la responsabilità del Ministero dei Beni culturali e la presidenza di una commissione parlamentare, giustamente si interroga sul ruolo che dovrà avere in questo campo per il prossimo futuro”. Il presidente di Federculture apprezza e giudica corretto anche “l’approccio metodologico che vede prima la presentazione di una ricerca e successivamente la discussione a valle dei risultati”.

Cancellato avrebbe apprezzato e visto con “grande favore un appello alla ratifica della Convenzione di Faro”. Quel trattato internazionale che “mette al primo punto la tutela della memoria e del patrimonio culturale per i Paesi europei e che l’Italia non ha colpevolmente ancora ratificato, pur essendo tutti d’accordo”. In ogni caso, nota infine il presidente di Federculture, “c’è un desiderio di maneggiare il tema della cultura in modo un po’ diverso rispetto al passato. Siamo a un mix tra dirigismo da una parte e il laisser faire dall’altra, bisogna capire dov’è il punto di equilibrio, ma forse è ancora troppo presto per capirlo”.

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