Dolomiti friuli UnescoLa Regione Friuli Venezia Giulia varerà entro il primo trimestre del 2019 una legge regionale per la promozione e il sostegno dei siti Unesco del territorio. L’assessore alla Cultura e allo Sport Tiziana Gibelli auspica, in un’intervista ad AgCult, che i tempi di approvazione siano rapidi e che l’iniziativa possa raccogliere un consenso ampio e trasversale tra le forze politiche.

LA PROPOSTA DI LEGGE

“Quello che Regione Friuli Venezia Giulia deve fare per tutelare i propri siti Unesco è, da una parte, garantire che ogni anno ci siano risorse certe, seppur di entità contenuta (nell’ordine di qualche decina di migliaia di euro, ndr), per aiutare a programmare di anno in anno – spiega Gibelli -. Dall’altra, quando sarà possibile, andrà predisposto un nucleo di tre/quattro persone che sia a disposizione dei Siti per le pratiche amministrative anche nei confronti di Unesco, in modo da sollevare le istituzioni locali da questa incombenza onerosa”.

Un intervento legislativo ‘light’ quindi, che però nell’auspicio dell’assessore, dovrebbe essere ampiamente condiviso. “Ne ho già accennato in Commissione – aggiunge – e credo che in una delle prossime riunioni ne discuteremo in maniera più approfondita. Cominceremo così a individuare lo schema del provvedimento. Tenendo anche conto che dovrà contemplare la possibilità, auspicata, che il numero dei siti Unesco della Regione aumenti”. Quanto ai tempi, l’assessore Gibelli teme che non sarà possibile chiuderla entro la fine dell’anno, “ma ragionevolmente si può ipotizzare che nel primo trimestre del 2019” la misura possa essere varata.

LA SITUAZIONE ATTUALE

L’iniziativa dell’assessore del Friuli Gibelli parte dalla constatazione della situazione attuale. Sebbene i siti Unesco della regione siano stati gestiti in modo appropriato e con impegno (e tolto il caso di eccellenza di Aquileia), ci sono aspetti su cui l’amministrazione regionale può dare il suo contributo soprattutto in un’ottica di “corretta amministrazione proiettata negli anni”. Ed è qui che Gibelli vuole intervenire.

Il sito Unesco più importante della Regione è senza dubbio Aquileia che è tutelata con una formula ben strutturata che tiene conto dell’importanza del sito e che rappresenta un caso a parte rispetto agli altri siti friulani. C’è una fondazione con una sua programmazione e un modello di gestione corrispondente ai criteri di Unesco, che sono molto rigidi, e in relazione alla fruibilità da parte del pubblico.

Il comune di Cividale ha lavorato molto bene sul Tempietto dei longobardi incuneandolo in un piccolo, ma molto importante e molto bello, museo archeologico locale. Nonostante questo, il sito deve comunque preparare ogni anno progetti e attività particolari per avere finanziamenti.

Palamanova è appena arrivato, ma c’è un inizio di modello di gestione collegiale da parte della Regione Veneto e Regione Lombardia che hanno diversi siti con le mura veneziane. Però devono ancora partire. Il Comune ha lavorato bene, con una manutenzione costante e attenta delle mura. Ciononostante, non si sa fino a quando il Comune potrà farsi carico degli oneri necessari e coinvolgere i volontari.

I due siti di Pordenone lavorano insieme già da anni perché hanno un filo conduttore comune che è quello di protostoria e preistoria. Nella parte delle Dolomiti friuliane c’è quella che, dal punto di vista archeologico ed etnologico, è la perla del sito delle Dolomiti complessivamente intese: ci sono le Grotte di Pradis che hanno tracce di presenza contestuale di homo sapiens e homo neanderthalensis. Da anni, il sito lavora con i Comuni di Polcenigo e Caneva che invece hanno la preistoria, cioè il palafitticolo. Anche in questi casi si tratta di lavoro fatto con risorse locali, progetti specifici, ma manca una conduzione strutturata. E in particolare sui siti palafitticoli, che comprende una quantità sterminata di Comuni, la gestione non è sempre efficiente e pronta.

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